Recensione. Vie di fuga. La vita da adulti fa schifo

Lucrezia Sarnari

Rizzoli editore

Pagine 293

Prezzo 18,00 €

Sinossi ufficiale

“Sogna una storia ‘alla Jane Austen’ da sempre, ma vive Moravia.” Non è l’inizio di una commedia romantica ma è la vita di Giulia, trentasette anni e il timore costante di aver scelto la strada sbagliata. L’unica volta che si è sentita in pace con la propria coscienza, perché non ha cercato la fine di una storia prima ancora di viverla e ha sposato suo marito, be’ l’amore si è trasformato in quieto affetto. Nel frattempo ha trovato la sua via di fuga dalla realtà, quello che le sembra l’Amore con la “a” maiuscola, e si è incastrata in una conversazione a suon di notifiche che fanno trepidare il cuore, battute brillanti, selfie da inviare con nonchalance e ultimi accessi da controllare. Lui è Carlo, ed è sposato.
Essere amanti è romantico solo il primo anno, e ai tempi della messaggistica istantanea solo il primo mese. Perché non c’è niente di peggio delle spunte blu quando lui visualizza e non risponde. Forse. Un giorno Internet salta, i social vanno in down, gli smartphone smettono di funzionare e “sta scrivendo” resta sullo schermo all’infinito. Non sono più i tempi di Harry ti presento Sally, adesso c’è Fleabag. E quando tutte le vie di fuga svaniscono e ti ritrovi in un bar di provincia a controllare ossessivamente la connessione che non torna, rimane soltanto una cosa da fare: smettere di rifugiarti nel mondo del “e se?”, tirare fuori dal cellulare tutto quello che ci hai nascosto e prendere delle decisioni.
Lucrezia Sarnari, con una scrittura viva e pungente, ci racconta quello che non si osa dire sui sentimenti e sull’amore ai tempi di WhatsApp. Leggendo questa storia inciampiamo nella vita di Giulia ma anche nelle nostre.

Recensione

Io adoro questa scrittrice che ho iniziato a conoscere seguendo su Facebook la sua pagina @ceraunavodka, dove con un’ironia meravigliosa racconta la sua vita cambiata dalla maternità, la vita di una donna come tante che riesce a dire la verità su quanto l’esistenza di una mamma sia complicata, faticosa, rocambolesca, ma in definitiva anche piena di tante piccole gioie e soddisfazioni.

Poi ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del primo libro che Lucrezia ha pubblicato con Rizzoli, Dieci cose che avevo dimenticato, e da allora non mi sono mai persa le occasioni in cui torna nelle Marche a parlare dei suoi lavori.

Proprio due giorni fa sono andata a sentirla presentare questo libro che ho divorato in pochi giorni e amato molto.

Prima di esprimere le mie impressioni sul libro vorrei fare una piccola premessa: ho letto diverse opinioni negative sul libro, sulla protagonista immatura e indisponente, antipatica, sullo spunto da cui parte la narrazione che poteva essere sviluppato meglio, sul finale deludente.

Leggere un libro è sicuramente un’operazione squisitamente soggettiva e quelli che a diverse persone sono sembrati difetti a me in realtà sono sembrati i punti di forza del testo.

Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto partiamo dallo scenario proposto da Lucrezia: cosa faremmo se rimanessimo senza connessione, senza poter chattare, chiamare, messaggiare, pubblicare, commentare?

La protagonista Giulia si sente spaesata, perché l’improvviso blackout le impedisce di sentire il suo amante Carlo, unica ancora di salvezza in un’esistenza grigia in cui è intrappolata in un matrimonio che per lei è diventato solo un peso. Anche le sue amiche Irene e Francesca risentono di questa situazione anomala, ma forse in modo meno drastico di Giulia.

Questa storia fa riflettere su quanto i cellulari e i social siano diventanti importanti nelle nostre vite e se per un motivo qualsiasi non potessimo usarli ci sentiremmo persi. Affidiamo allo smartphone tanti nostri segreti, alcuni vi nascondono una seconda vita, come dice il titolo del libro sono una “via di fuga “, un modo per vivere una vita virtuale almeno per un attimo e per sfuggire alla banalità e alla frustrazione di quella reale.

Il secondo aspetto del libro su cui voglio riflettere è l’ambientazione: la vicenda si svolge principalmente a Perugia, una città a misura d’uomo, dove non ci sono le dinamiche delle grandi città in cui l’uomo è solo un numero, non riesce ad intrattenere relazioni e spesso si sente un estraneo fra estraneo. Una città che viene descritta con pochi sapienti tocchi, dandoci l’impressione vivida di passeggiare per Corso Vannucci e di girare per i negozi del centro.

Lascio per ultima la riflessione sui personaggi.

Giulia è la principale, ma attorno a lei ci sono personaggi secondari che a volte le rubano la scena e sono altrettanto fondamentali nell’economia della storia: il marito Mattia che da vittima quasi succube della vita poi reagisce e diventa quello che esce meglio dalla crisi del matrimonio; le amiche di sempre Irene e Francesca, in apparenza lineari, con una vita definita ma sotto sotto in un certo senso ipocrite, perché nascondono segreti molto più gravi rispetto all’adulterio di Giulia e soprattutto non ne hanno mai fatto parola tra di loro; Camilla e Stefano, due adolescenti inquieti e alle prese con i loro sentimenti, il bisogno di difendersi dal mondo esterno e quello di avere la sua approvazione.

Certo, Giulia è un po’ la prima attrice in questa compagnia nutrita di attori, e’ la più complicata sotto certi aspetti, indecisa, sempre pronta ad addossare agli altri la colpa di ciò che le accade, in bilico tra un matrimonio che sta crollando e una storia con un uomo che non le da’ nessuna sicurezza, vigliacca per gran parte del libro perché non ha il coraggio di fare il grande passo e cambiare la sua vita, in cerca costante di approvazione e amore, ma ha anche dei lati positivi, ad esempio è l’unica ad essere sincera con le sue amiche e alla fine, messa alle strette, prende una decisione che rivoluzionerà la sua vita … forse.

Che dire? Si è capito quanto mi sia piaciuto il libro? È provocatorio, contemporaneo, con una protagonista piena di contraddizioni ma proprio per questo molto umana e credibile. È facile riconoscersi in Giulia, nei suoi dubbi, nelle sue incoerenze, incertezze, nel suo senso di inadeguatezza, nella sua paura di cambiare.

Per me è un fedele specchio della società in cui viviamo e del nostro rapporto con i social, che ci fa riflettere magari su quali dovrebbero essere le nostre priorità e su cosa potremmo fare per evitare che cellulari e chat governino la nostra vita.

L’autrice

Lucrezia Sarnari è una giornalista marchigiana. Da quando è diventata mamma scrive sul blog http://www.ceraunavodka.it. Lavora come freelance collaborando con siti, riviste e giornali locali. Ha scritto per “Vanity Fair” e l’“Huffington Post”. Tra i suoi libri ricordiamo Manuale di sopravvivenza per pessime madri (Bertoni Editore 2017) e il romanzo Dieci cose che avevo dimenticato (Rizzoli 2018).

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