Recensione. Il parassita

Arthur Conan Doyle

Caravaggio editore

Pagine 128

Prezzo 10,50 €, eBook formato Kindle 4,99 €

Sinossi ufficiale

Il Parassita è un romanzo breve di Arthur Conan Doyle, creatore del celebre personaggio di Sherlock Holmes, scritto in forma di diario in cui si narrano le vicende del professor Austin Gilroy, giovane e brillante docente universitario. Totalmente devoto al metodo scientifico e alla razionalità, nonostante una carriera ben avviata e un matrimonio imminente con la bellissima Agatha, egli si lascia trascinare in un mondo misterioso e oscuro, quello del mesmerismo e della suggestione ipnotica, a cui è introdotto dall’enigmatica Miss Penclosa. Il professor Gilroy annota coscienziosamente ogni avvenimento e sensazione, accorgendosi troppo tardi del pericolo che incombe su di lui e rendendosi drammaticamente conto che ogni giorno è un passo inesorabile verso il baratro, da cui solo il suo sangue freddo e l’amore per Agatha potranno salvarlo.

«È la primavera più dolce a memoria d’uomo. Così verde, così mite, così bella! Ah, che contrasto tra la natura esteriore e la mia anima tanto lacerata dal dubbio e dal terrore! È stata una giornata senza eventi di rilievo, però so di essere sull’orlo di un abisso. Lo so, eppure vado avanti con la routine della mia vita. L’unico lato positivo è che Agatha è felice e sta bene ed è lontana da tutti i pericoli. Se questa creatura avesse una mano su entrambi, cosa non potrebbe fare?»

Recensione

Questo breve romanzo mi ha tenuto compagnia durante una domenica pomeriggio.

Non è la solita indagine della collaudatissima coppia Sherlock Holmes – Dottor Watson ma la storia vissuta in prima persona da un eminente professore universitario , Austin Gilroy, un uomo che crede ciecamente nella scienza e nelle sue evidenze.

In queste pagine di uno dei maggiori maestri del giallo sentiamo crescere l’ansia e il terrore del protagonista che cade vittima di una donna spietata e vendicativa, una sorta di strega ai suoi occhi che, ricorrendo all’ipnosi, lo tiene incatenato a se’ e domina la sua volontà. Pian piano vediamo le due certezze granitiche sgretolarsi, percepiamo il suo più assoluto smarrimento di fronte all’impotenza e all’incapacità di liberarsi di un giogo così pesante e per lui così assurdo è inspiegabile.

Tremiamo insieme al professor Gilroy al pensiero di quello che Miss Penclosa lo costringe a fare, resistiamo insieme a lui notte dopo notte agli ordini malvagi di quella mente tradita e umiliata, ferita dal netto rifiuto dell’uomo.

Questo libro fa riflettere sulla dualità tra ragione e anima, sul contrato tra razionale e irrazionale.

Da un lato c’è il protagonista con la sua fede cieca nelle scienze esatte, nel metodo scientifico, nella potenza dei fatti e delle prove, mentre dall’altro c’è una donna che gli dimostra come la mente possa funzionare a distanza, mossa da un ordine esterno, e lo fa dubitare di tutto ciò in cui finora ha creduto.

È possibile essere manovrati in questo modo? È possibile manipolare la morte altrui e fargli eseguire ciò che vogliamo come fossero marionette di cui tiriamo i fili come abili burattinai? Questo potere è estremamente pericoloso e terrificante.

Mi Viene comunque in mente che ci sono altre forme di manipolazione che non ricorrono necessariamente all’ipnosi, ma sono altrettanto subdole e devastanti. Penso alla violenza psicologica a cui sono sottoposte molte donne dai loro partner gelosi, possessivi e violenti, a quello a cui sono spinte a fare e/o a pensare di se stesse e degli altri. Anche questa è una forma di controllo, una delle peggiori.

Personalmente credo molto di più nella manipolazione di cui ho parlato io rispetto a quella di cui si parla nel libro …

Comunque ho letto con molto piacere questo romanzo breve, scoprendo un lato misterioso ed oscuro della produzione di Conan Doyle che mi ha affascinato moltissimo, scritto con il suo solito stile chiaro e netto, preciso ed essenziale.

Estratti

Ora la primavera è completamente con noi. Fuori dalla finestra del mio laboratorio il grande castagno è tutto coperto di grossi boccioli, appiccicosi e gommosi, alcuni dei quali hanno già iniziato a schiudersi in piccoli volani verdi.1 Mentre si passeggia lungo i viottoli si è consci delle ricche e silenti forze della natura che lavorano tutto attorno a noi. La terra bagnata profuma fruttifera e sensuale. Dovunque stanno sbucando verdi germogli. I ramoscelli sono tesi per la linfa; e l’umida, pesante aria inglese è carica di un profumo lievemente resinoso. Boccioli nelle siepi, agnelli sotto di esse… ovunque avanza il lavoro della riproduzione! Posso vederlo fuori, e posso sentirlo dentro. Anche noi abbiamo la nostra primavera quando le piccole arteriole si dilatano, la linfa scorre in un flusso più vivace, le ghiandole lavorano più duramente, vagliando e filtrando. Ogni anno la natura risistema l’intera macchina. Riesco a sentire il fermento nel mio sangue in questo preciso istante, e mentre la leggera luce del sole filtra attraverso la mia finestra potrei danzare in essa come un moscerino.

Era una creatura piccola e fragile, molto più che quarantenne, direi, con un viso pallido e aguzzo e i capelli di una tonalità castana molto chiara. Il suo portamento era insignificante e il suo contegno schivo. In qualsiasi gruppo di dieci donne sarebbe stata l’ultima che uno avrebbe scelto. I suoi occhi erano forse il tratto più degno di nota, e anche, sono costretto a dire, il meno piacevole. Erano di colore grigio – grigio con una sfumatura verde – e mi ha colpito la loro espressione decisamente furtiva. Mi domando se furtiva sia il termine esatto, o dovrei dire feroce? Ripensandoci, felina l’esprimerebbe meglio. Una stampella appoggiata alla parete mi ha rivelato quello che è stato spiacevolmente evidente quando si è alzata: che una delle sue gambe era storpia. Così sono stato presentato a Miss Penclosa, e non mi è sfuggito che mentre il mio nome veniva menzionato lei ha gettato un’occhiata ad Agatha.

Biografie

Arthur Ignatius Conan Doyle (1859 –1930), creatore del personaggio di Sherlock Holmes, è stato uno scrittore e drammaturgo britannico, considerato – insieme a Edgar Allan Poe – il fondatore dei due generi letterari del giallo e del fantastico. La sua produzione, tuttavia, non si limita al giallo, ma spazia dal romanzo d’avventura alla fantascienza, dal soprannaturale ai temi storici. Tra le sue opere, oltre a quelle del ciclo legato a Sherlock Holmes, si ricordano: The Captain of the Pole-Star (1883), Round the Red Lamp (1894), The Lost Word (1912), The History of Spiritualism (1926).

Andrea Oscar Ledonne è laureato in Giurisprudenza e lavora nella P.A., ma da sempre coltiva la passione per la letteratura, la storia, l’epica e la mitologia. Ha pubblicato il romanzo Elcar (Pellegrini 2008), cui è seguito nel 2017 Il Canto della Dea, fantasy ambientato in Irlanda. Ha collaborato con Enrico De Luca alla traduzione delle edizioni integrali e annotate di Anne di Tetti Verdi e Anne di Avonlea (Lettere Animate 2018-2019).
Estimatore e conoscitore di Arthur Conan Doyle, oltre al Parassita sta lavorando alla traduzione di alcuni racconti dell’autore poco noti in Italia.

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