Recensione. I racconti del disagio

Luca Maletta

Caravaggio editore

Pagine 168

Prezzo 12,00 €, eBook formato Kindle 4,99 €

Sinossi ufficiale

Trentaquattro storie: frammenti in movimento, dattiloscritti, riletti, annotati e illustrati – offrono al lettore uno spaccato eterogeneo di umanità. Donne, uomini, ragazzi e anziani tenuti assieme da un unico denominatore comune: il desiderio di essere compresi, di non essere lasciati soli nella sofferenza. Ogni racconto è un’immersione asfissiante nelle profondità umane; emozioni differenti tra loro eppure simili, come i riflessi distorti della stessa immagine riprodotta all’infinito da due specchi messi a confronto. «Non sapeva perché fosse incapace di confessare i risentimenti e le frustrazioni che covava finendo per avvelenarsi e per avvelenare pure i fogli – né sapeva, poi, come esprimere i bisogni, e i sentimenti, come confessare i propri sogni e come aprirsi. Non sapendo come dire queste cose… Le scriveva.»

Recensione

Amo alternare la lettura dei romanzi a quella di raccolte di racconti e questo testo proposto da Caravaggio e’ una vera perla.

Maletta tesse le storie con perizia straordinaria, alcune sono lunghe riflessioni, articolate e dettagliate, altre sono racchiuse in poche righe dense di significato.

Ci sono racconti dai temi più vari, che servono a ritrarre un’umanità sofferente, sperduta, disorientata, un’umanita’ che arranca giorno dopo giorno in una vita labirintica, caotica, straniante. Un’umanita’ fatta di donne che vanno avanti nella vita e portano sulle loro spalle tutto il peso del mondo, donne che credono di essere amate ma sono prigioniere di un amore malato, persone che parlano tra di loro ma non si ascoltano veramente, migranti che si imbarcano verso l’ignoto, verso le stelle, abbandonando questa terra dove per loro non c’è più alcuna speranza, istanti che si riavvolgono su se stessi come un orologio che va indietro invece di proseguire la sua corsa contro il tempo.

L’Autore ci racconta tutto con una straordinaria disinvoltura, orchestrando le sue storie come un perfetto direttore, basta un cenno della sua bacchetta e davanti a noi si dispiega come per magia tutta la meraviglia dei suoi racconti, con la loro semplicità e profondità al tempo spesso, con situazioni e personaggi che ci fanno riflettere sul nostro disagio, sulle nostre difficolta’, sulle nostre paure e sui nostri dubbi.

Mi è piaciuta molto la capacità dell’autore di andare in profondità nell’animo umano, di riuscire a proporre situazioni a volte paradossali e assurde che mi hanno ricordato l’umorismo pirandelliano, cioè eventi che in un primo tempo ci fanno sorridere per la loro stranezza, ma se proviamo a scavare più a fondo e a comprenderne le vere cause, proviamo pena e compassione per i soggetti in essi coinvolti.

Un libro molto ben riuscito!

VIII UNA CONVERSAZIONE

Mentre Giulia parlava della propria giornata, Simona parlava della sua, senza fare domande o riceverne, contenta lo stesso di quella amicizia: entrambe avevano la bocca, ma le orecchie no. Si erano trovate.

XXVIII INFAUSTO

Due atteggiamenti vivevano distinti dentro Fausto; talmente diametrali da farlo apparire duplice, ogni tanto. Lui li chiamava Fausto, e Infausto. Se la giornata incominciava con il piede giusto, Fausto si alzava sveglio, attivo e produttivo. Non lo fermava nulla, e offriva sempre agli altri ilproprio aiuto; pronto a motivare tutti e a dimostrare come ciò che più volessero, in realtà, fosse a portata di mano. Alle persone piaceva stare con Fausto, perché rendeva utile ogni momento; e perché, con la propria brillantezza, illuminava le difficoltà. Se però la giornata non incominciava bene, o qualcosa lo atterriva (magari perché un risultato tardava ad arrivare), Fausto diventava Infausto, e tutti sapevano di doverlo chiamare in quel modo, visto che niente gli andava per il verso giusto. Gli stessi che prima lo cercavano allora, lo evitavano, perché metteva tristezza, in quei momenti. Quando cadeva, era impossibile rialzarlo. Anzi, preso dall’ansia e dalla depressione, non si alzava mai dal letto. Quando accadeva, dormiva tutto il tempo: passivo alla vita, e incapace di produrre alcunché.

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