Segnalazione. Agharta

Sinossi ufficiale

“AGHARTA non è un gioco, è la risposta”
„Nel 2012, al tempo della pandemia mediatica sull’Apocalisse Maya, il mondo si contorce fra crisi economiche, sociali e ambientali e viene scosso dall’annuncio dell’imminente impatto di una cometa. Mentre governi, capi religiosi e poteri secolari a trazione maschile non sono in grado di fronteggiare in alcun modo il caos e il panico dilagante, la risposta arriva da un gioco: AGHARTA. Dinanzi alla fine del mondo questa neurosimulazione interattiva di massa è l’unica voce che promette la salvezza. Il suo messaggio di speranza è affidato alla testimonial Cassiopea, una pornostar scomparsa misteriosamente quasi vent’anni prima. Fra le migliaia di iscritti c’è anche Jane Stuart Mill che realizza presto che AGHARTA è ben più di un semplice gioco: è la porta del cambiamento in cui la salvezza è nelle mani delle sue giocatrici, le guerriere dei sogni. Sognare ad AGHARTA, infatti, è qualcosa di potente, che apre molte porte misteriose e Jane, grazie ai dreamfile, conoscerà Klandestina e la verità: il destino non esiste e ogni farfalla che spicca il volo può far tremare il cielo.“

https://www.today.it/best/libri/fantasy/agharta-libro-orione-lambri.html

Estratti

“AGHARTA non è un gioco, è la risposta”

01/11/2012 h 00.30
ILE DE LA CITÉ, PARIGI

Klandestina riaprì gli occhi per la terza volta e le venne il sospetto di aver sognato. Gli occhi le si erano intorpiditi come dopo un sonno tanto rapido quanto pesante e sentiva la classica fatica a mettere a fuoco pensieri e persone. Riportò l’Attenzione sul presente, su quello che stava succedendo, e si rese conto che la Nota era giunta ormai alla sua lenta parabola discendente. Poteva analizzare freddamente la situazione grazie al nuovo potere appena
scoperto, guardare sé stessa e gli altri da fuori come in un film. La gente, i suoi fedeli, erano quasi tutti ancora ad occhi chiusi. Molti avevano le mani giunte in preghiera, al modo classico dei cristiani, mentre alcuni giovani esibivano dignitosissime posture yoga. Erano persone di tutte le età e di tutte le fasce sociali, ma soprattutto spiccava la gran massa di persone anziane, imbacuccate per il gran freddo che aveva sorpreso quella che più che un autunno assomigliava a una stagione delle piogge di stampo subtropicale. Le notizie, che negli ultimi anni erano diventate progressivamente di dominio pubblico, sulla repentina rivoluzione del clima fungevano da scenario coordinato al countdown dell’arrivo della cometa che campeggiava inesorabile sui siti delle testate di tutto il mondo e stava provocando un esodo bliblico verso i Poli, assalti ad aeroporti e stazioni, eterne code su strade con gente che cercava di fuggire con ogni mezzo, anche a piedi e con carri trainati da animali, come nel Medio Evo.

Non c’era da stupirsi, dunque, se la platea dei fedeli di Klandestina fosse così piena di gente umile. Le stesse persone che, fino a che anche buona parte dei preti in circolazione non si era volatilizzata, affollavano chiese e monasteri cercando conforto nell’unica soluzione gratuita alla disperazione: la preghiera. “I mansueti della Terra”, considerò grave fra sé e sé Klandestina, mentre faceva ritorno nel suo corpo fisico, e per la prima volta il concetto di empatia trasmutò in lei da tecnica di gioco a presa di coscienza. C’erano anche molti bambini, nella navata centrale della Cattedrale di Notre-Dame, che ogni tanto sbirciavano di qua e di là e si lanciavano complici sorrisi furtivi. Erano vestiti con abiti di seconda, terza e quarta mano, frutto d’infinite girandole fra cugini, fratelli e amici, le cui famiglie avevano escogitato da decenni il modo per resistere alla dittatura del business dell’infanzia. Non avevano colpa del peso del mondo, il peccato a cui ora l’umanità era chiamata a rispondere tramite la punizione della paura, davanti a sé stessa, alla terra e al cielo. “Come in alto, così in basso”, si scoprì a declamare Klandestina con voce stentorea, mentre la Nota si era ormai diradata e la gente si guardava intorno un po’ spaesata, stropicciandosi gli occhi. Regnava una calma irreale per quei tempi e sulle facce che aveva di fronte era comparso un raggio di sole, sereno. L’effetto della preghiera, o della meditazione, aveva portato via pensieri e paure almeno per qualche istante balsamico e la gente ora la rimirava con la gratitudine un po’ incredula di chi sta vivendo un’esperienza su cui, prima, non avrebbe scommesso alcunché.

“Questo mondo è sporco e merita di essere lavato… il 21 dicembre l’Onda s’incaricherà di fare pulizia di tutte le incrostazioni. Noi però non dobbiamo avere paura, i mansueti della Terra, voi, non devono avere paura… i bambini, i ragazzi, che non hanno ancora fatto in tempo a sporcarsi devono ringraziare la Dea perché questo, dopo la paura e il dolore, sarà il primo Natale di vera pace. Il primo Natale del futuro…”.“

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