Recensione. Room 7. Sei disposta a dimenticare te stessa?

Mag S.

Independently published

Pagine 320

Prezzo 9,99 €, eBook formato Kindle 1,99

Certo, se mi fossi fermata un attimo a ragionare sulla mia vita sarei potuta sprofondare nel baratro dell’autocommiserazione. Mancavano pochi giorni al mio compleanno e a quasi trent’anni non avevo una vera occupazione. Il mio curriculum risultava povero perché ero spesso costretta a lavorare in nero e la laurea in Psicologia aveva ben poco da spartire con l’impiego da commessa che ero riuscita a trovare. Vivevo da sola in un piccolo appartamento nella zona nord di Matera, ma a volte ero costretta a chiedere aiuto ai miei genitori per pagare le bollette; la Ford Fiesta usata che ero riuscita a comprare con innumerevoli sforzi ormai dava segni di cedimento; tutte le mie amiche – salvo Giulia – avevano lasciato la città sistemandosi nelle stesse in cui si erano laureate, e qualcuna si era già sposata da un po’. E… ah, sì: ero appena stata mollata da un tizio che diceva di amarmi alla follia e di voler dividere il resto della vita con me. Beh, tutto sommato, qualcosa da dimenticare ce l’avevo.

Sinossi ufficiale

«Prenda l’ascensore per il terzo piano e giri a destra. Troverà la sua stanza in fondo al corridoio dove potrà riposarsi. Tuttavia, se dentro di sé sentisse di aver bisogno di ben altro, al quarto piano potrà trovare qualcuno che l’aiuterà a dimenticare. Le porte sono aperte. Dovrà soltanto scegliere».
Questa la proposta che il concierge fa a Francesca, in una notte piovosa d’aprile. Accetterà?

Un incontro passionale casuale, che ben presto si tingerà d’amore.
Ambientato in Italia, fra Matera e Roma.

*

I raggi di sole non ci toccavano, eravamo al buio, eravamo ombra.
Nell’oscurità, ci stavamo lasciando andare al piacere come se il resto del mondo non fosse mai esistito.

Recensione

Francesca e Davide-Andrea si incontrano per caso in un motel e danno il via ad un gioco ad alto tasso di erotismo che li porta ad incontrarsi anche in seguito a quella prima straordinaria notte di passione.

È una storia con molti passaggi hot ben scritti, che non disturbano perché sono sensuali e coinvolgenti ma mai eccessivi o volgari. È un libro che ci stuzzica e ci fa sognare, dopotutto un po’ di pepe nella vita è sempre intrigante.

Le scene erotiche mi hanno fatto riflettere su quanto siamo disposti a lasciarci andare per soddisfare i nostri appetiti sessuali, sul fatto che non è facile rilassarsi soprattutto con un perfetto sconosciuto.

Il protagonista maschile è molto intrigante perché non è il classico dominatore violento e sadico, ma un amante attento e quasi premuroso che con il tempo si scopre essere molto tormentato dal suo passato ingombrante.

Oltre al sesso c’è quindi una bella storia d’amore ed è questa la marcia in più che fa leggere il libro molto velocemente.

Buona lettura!

ESTRATTO

«Il color porpora è simbolo di dignità, potere, intelligenza, idealismo… Se sei stata attratta da questa stanza è probabile che qualcosa o qualcuno abbia minato tutto questo e il tuo corpo ti stia chiedendo di riprenderne il controllo». Che cose assurde mi stava dicendo. Eppure, non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella figura. «Puoi scegliere di andare nella tua stanza, se lo desideri, e attendere il giorno da sola. Oppure, restare con me e dimenticarti di tutto per il resto della notte».

«Facciamo così: siamo un milionario e un’attrice famosa che s’incontrano a un gala» cominciò a raccontare, ammaliandomi con il suo sensuale tono di voce caldo e baritonale. «Io sono stufo di essere circondato da donne che mirano soltanto al mio portafogli e tu…» Mosse un gesto con la mano per concedermi la parola.

«E io sono stanca delle continue lusinghe su quanto sia bella, talentuosa e ricca». Decisi di stare al suo gioco, ancora una volta. E non mi dispiaceva affatto.

«Perfetto. Io ti sto guardando, ferma davanti al bar, con indosso un lungo abito sensuale e i capelli sciolti sulla schiena. Decido di avvicinarmi al bancone a cui ti sei appoggiata…», continuò venendomi incontro, «… e di chiederti: “Cosa bevi?”» Si fermò a un passo e mi sorrise. Brividi gelidi stavano scavando la mia pelle senza pietà, e non a causa del freddo. Anzi, iniziai a sentire fin troppo pesante la maglia che avevo indosso.

«Perché il semplice fatto di essere qui, da sola, dovrebbe indurre un uomo a ipotizzare che sia in cerca di alcolici?» replicai giocosa, alzando di poco il capo per non perdere il contatto fra i nostri occhi.

Rise, un sorriso che parve una melodia. «Per lo stesso motivo per il quale hai inteso la parola “bere” come un’offerta riferita soltanto all’alcol. Potrei volerti offrire un succo all’ace, un bicchier d’acqua o anche di latte, se lo desideri» rispose, poggiando un gomito sul tavolino snack.

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