Recensione. Requiem per tre frammenti

Mauro Toscanelli

La Rondine edizione

Pagine 376

Prezzo 13,90 €

Sinossi ufficiale

Alla morte del nonno Bruno avvenuta nel 1983, Simone riceve in eredità il diario della nonna llde, scomparsa qualche anno prima, nonché l’obbligo di recarsi a Verona per incontrare Anselmo, un uomo anziano che vive in completa solitudine. Per mezzo del diario di sua nonna e dei racconti di Anselmo, Simone ripercorre a ritroso la storia della sua famiglia, a partire dalla nascita, in piena epoca fascista, della zia Augusta e di suo padre Edoardo, passando attraverso gli anni bui della seconda guerra mondiale e della prigionia in un campo di internamento, quelli della faticosa ricostruzione post-bellica e del benessere economico degli anni ’60, fino a giungere alla terribile scoperta di un segreto che ha coinvolto e sconvolto i suoi due nonni paterni. Tre esistenze, quella di Bruno, di Ilde e di Anselmo, spezzate dall’ipocrisia della società e da un orgoglio individuale irreversibilmente ferito, al punto da condannarle a una crudele repressione dei loro sentimenti più profondi e autentici. In un Requiem per tre frammenti.

Recensione

Ho letto questo libro in un paio di giorni. È stata un’esperienza intensa, dolorosa e liberatoria nello stesso tempo. Mi è sembrato di immedesimarmi nei panni del protagonista Simone che riceve uno strano lavoro dal nonno Bruno e che deve fare una sorta di viaggio indietro nel tempo, scavando nella vita dei nonni e di Anselmo.

È molto interessante il dipanarsi della storia attraverso i ricordi di Anselmo, il diario di Ilde e il racconto in terza persona della vita di Bruno.

Sono tre pezzi di uno stesso puzzle, tre storie indissolubilmente legate l’una all’altra, inestricabili e interdipendenti. Ognuno a suo modo ha una sua particolarità.

Bruno è il punto in comune tra Ilde e Anselmo: un sognatore, un aviatore e quindi un po’ con la testa fra le nuvole, ma capace anche di grandi slancio e di un impegno civile straordinario, soprattutto in un periodo come il dominio fascista, la seconda guerra mondiale e poi la Resistenza. Un uomo che forse non si è mai soffermato più di tanto a sentire i suoi bisogni oppure li ha percepiti e poi ha cercato di soffocarli di nasconderli. È il personaggio che mi ha colpito di più perché ha vissuto una vita fatta di ipocrisia e repressione, nascondendo la sua era natura e condannando all’infelicita’ se stesso, la moglie e Anselmo.

Non è facile mettere in dubbio i propri sentimenti, accettarli e soprattutto avere il coraggio di esternarli perché farebbero soffrire chi ci sta accanto o ci farebbero perdere la loro approvazione.

In un’epoca come quella in cui sono vissuti i tre protagonisti del libro non era certamente facile affrontare una tematica del genere: l’omosessualità era vista come una malattia (cosa che in parte alcuni credono ancora oggi) e la stessa Ilde nella sua ingenuità sperava di trovare una cura per il marito. Ci sono troppi ostacoli che impediscono alle persone di vivere fino in fondo la propria identità, anche adesso, figuriamoci in epoca fascista. A farne le spese poi siamo noi stessi ma anche le persone che ci circondano, che si sentono tradite o allibite, ma la soluzione migliore è sempre la verità, in ogni caso.

Estratti

Da quando ho memoria del mio passato, me lo ricordo sempre uguale: un uomo alto, robusto, con le sopracciglia bianche foltissime che davano profondità a uno sguardo scavato e una capigliatura piuttosto folta e vaporosa nonostante l’età. Indossava sempre pantaloni di velluto marrone a coste larghe, camicia con sottili righe brune e, sopra, l’immancabile maglione beige con scollatura a v e toppe di pelle ai gomiti. Mio nonno è stato ufficiale dell’aeronautica, ma volle dimettersi dall’arma all’inizio degli anni trenta quando era in atto la politica di espansione colonialista voluta dal fascismo e, nei confronti della quale, fu un convinto oppositore. Fu partigiano durante la Seconda guerra, internato in un campo di concentramento, liberato grazie a mia nonna e poi, nel febbraio ’45, dopo la chiusura di Auschwitz, inviato in Olanda ad assistere alle operazioni di rimpatrio dei sopravvissuti. Insomma, non si era fatto mancare nulla ma ciò che lo inorgogliva di più, era il fatto di aver conosciuto personalmente Sandro Pertini in occasione della costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale. Si vantava di averne partecipato alla nascita e di aver lottato a fianco con il futuro Presidente della Repubblica. A testimonianza di ciò, troneggiava nel salone della sua casa una foto che lo ritraeva assieme a lui, quando nel 1980 alcuni esponenti dell’Associazione nazionale dei partigiani erano stati ricevuti al Quirinale.

«Sai che cos’è l’anima?» continuando con il tumf… tumf… tumf… in attesa della mia risposta. «Se lo sapessi, realizzerei un volantino in ciclostile su come fare a salvarla!». «Sciocco! Ti chiedevo se te la fossi mai immaginata. Io me la figuro come una nuvola di vapore acqueo che, quando ce ne andremo, uscirà silenziosa e trasparente dalla nostra bocca insieme all’ultimo respiro… … e questa nuvoletta andrà a mettersi affianco ai vapori di tutte le altre anime in un deposito del cielo che è fatto apposta per accoglierle. Ogni vapore poi assumerà le fattezze di com’eravamo nel momento in cui ce ne siamo andati. … e ci si riconoscerà d’istinto senza bisogno degli occhi… … l’anima non ha bisogno di occhi… … altrimenti salirebbe in cielo anche il nostro corpo… invece il nostro caro e fragile corpo ci serve solo in questa breve parentesi, che apriamo con la nostra nascita e chiudiamo colla nostra dipartita. Dobbiamo proteggerlo… come se fosse un tesoro prezioso. Non dimentichiamoci che custodisce il nostro vapore… tumf… tumf… tumf… Hai fatto caso che ognuno di noi, quando muore, ha la bocca in vari modi? Chi spalancata, chi appena socchiusa… È per far uscire il vapore, no? … mi ricordo la mia amica, la Rinalda. Poverina… quando la trovammo sul letto, aveva una smorfia sul viso come chi, dopo una lunga lotta, dice basta senza gridarlo, mormorandolo appena, arrendendosi a qualunque cosa possa venire dopo. …aveva le sopracciglia corrugate e la bocca aperta sulla a… …così ci lasciò… tumf… tumf… tumf..

Credo che il nostro sia un matrimonio riuscito, perché anche se Bruno è il capofamiglia, non mi sento una schiava. Andiamo d’accordo, perché ci scambiamo idee e pensieri ogni giorno e abbiamo entrambi l’umiltà di ammettere se l’altro ha ragione. Molto spesso sia io sia lui partiamo da opinioni diverse, ma poi ci troviamo alla fine a cambiare idea se l’una convince l’altro e viceversa. Questa è una cosa importante, per due che sono sposati. Bruno ha il dono di farmi sentire intelligente. È come se nei miei discorsi con lui fossi spinta a buttare nelle mie parole tutto quello che di più sensato ho dentro di me. Il nostro confronto è sincero su qualsiasi argomento, senza pregiudizi o luoghi comuni e per questo ringrazio Dio di avermelo fatto conoscere.

«Bene! La cultura, diceva Seneca, è una delle virtù più preclare e va costantemente alimentata come una sorgente d’acqua che di continuo rende vitale un fiume senza farlo mai seccare. Studiare, studiare, studiare. Per se stessi e per lavorare, ma soprattutto per rafforzare lo spirito e per stupirci ogni giorno per ciò che la vita ci offre. Non dobbiamo essere impreparati sul da farsi, ma con cautela dobbiamo decidere quale strumento, tra quelli di cui disponiamo, sia il più opportuno per agire. Quale miglior pozzo della cultura? Più strumenti si hanno a disposizione e più si riesce a governare la propria vita».

L’autore

Fin dall’infanzia attratto dal teatro e dalla drammaturgia, Mauro Toscanelli dapprima si laurea con lode in Giurisprudenza e, dopo un lungo periodo di formazione, inizia a esercitare la professione di attore teatrale che tuttora prosegue alternandola a quella di insegnante di dizione. Appassionato di musica contemporanea e opera lirica, da sempre amante della lettura e della scrittura di testi teatrali, con questo suo primo romanzo sperimenta il genere narrativo. È membro della Soka Gakkai Internazionale e cultore della filosofia buddista di Nichiren Daishonin. È attivo nel sociale e nel volontariato, in particolare per la tutela dei diritti LGBT.

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