Recensione. Tela di tenebre. Resurrezione

Antonietta Filaci

PSEditore

Pagine 586

Prezzo 19,90 €

Sinossi ufficiale

Marcus è un cacciatore di vampiri. Nient’altro ha mai avuto importanza per lui, eccetto eliminarli dalla faccia della terra. Eppure, saranno gli occhi verdi di Eva, una vampira, a farlo vacillare. Con lei si ritroverà ad affrontare il peggiore dei tradimenti, a rimettere in discussione tutto il suo mondo, tutte le sue sicurezze. E nel momento in cui si ritroverà da solo a prendere la decisione, la sua determinazione sarà l’unica a guidarlo. Furioso, umiliato, tradito, sconvolto, Marcus dovrà trovare la forza di sradicare tradizioni fossilizzate nel passato, che rischiano di seppellire lui e tutto ciò che ama. Neppure Eva potrà aiutarlo, perché dovrà affrontare la sfida più grande di tutte: vincere se stessa.

Recensione

Questo fantasy mi ha portato nel mondo dei vampiri, nel pieno della lotta tra Notturni e Immuni, con due personaggi d’eccezione: il Cacciatore Marcus e la figlia del console capo dei vampiri della Montagna, Eva.

L’atmosfera ricreata dalla scrittrice è molto coinvolgente e tra una battaglia all’ultimo morso e l’altra impariamo a conoscere i due protagonisti.

Marcus è meticoloso, coraggioso, fedele al giuramento fatto al suo Clan, osserva tutto molto attentamente con i suoi occhi di ghiaccio; Eva è fragile all’inizio e sconvolta dalla sua nuova natura, ma insieme al suo istinto animalesco conserva una grassissima sensibilità tutta umana e l’attrazione che prova per Marcus, ricambiata, ne è una prova.

I due protagonisti si contrappongono come la luce e il buio, il bene e il male ma non tutto è così definito come sembra. Anche nel vampiro più crudele albergano dei sentimenti e anche il cacciatore più integerrimo a volte deve percorrere strade oscure.

Mi hanno colpito molto i vampiri di questo libro, “creature repellenti, bestiali, dannate e malvagie, incuranti del male che arrecano, sempre affamate e mai sazie.” In particolare mi ha affascinato il capo dei vampiri della montagna, Lord Kakil, affascinante e tenebroso, dal diabolico sguardo, ma profondamente innamorato di Céline, la madre di Eva, e disposto a tutto pur di riaverla con se’.

Sono molto curiosa di leggere il seguito e di scoprire il futuro di Marcus ed Eva, della lotta tra questi due mondi così lontani ma strettamente legati e di farmi trasportare di nuovo in questo mondo magico e coinvolgente.

Estratti

D’un tratto, Eva lo fissò, incrociando i suoi occhi. Si sentì attraversare la schiena da un brivido di fredda paura, come non ne sentiva dal giorno della sua prima caccia, trent’anni addietro. Lo sguardo della vampira era lo sguardo di un predatore. Un predatore feroce e inarrestabile. I suoi occhi neri come pozzi di tenebra sembrarono scrutarlo nel profondo, immobilizzandolo. Raramente gli era capitato di fissare un vampiro negli occhi così a lungo. Poté avvertire tutta la forza terribile di quello sguardo, ma anche, osservò deglutendo, tutto l’oscuro e pericoloso fascino. Il fascino misterioso e inesorabile che solo i predatori della notte potevano avere. E che solo le prede potevano vedere. Quando lei distolse infine lo sguardo, si sorprese a pensare che non voleva che smettesse di guardarlo. Il fuoco che gli aveva divorato il petto quel giorno nella grotta, riprese a graffiarglielo, ora. Cercò di riprende-re il controllo delle sue emozioni. Idiota! È un vampiro come tutti gli altri, è solo un’arma contro di loro, solo un’arma.

«Eva, figlia mia, perché credi che sei nata uguale a me?» Eva non rispose e distolse lo sguardo. Le tornò il familiare groppo alla gola che non l’aveva mai abbandonata da quan- do era diventata una vampira. «È stata la mia anima a plasmare il tuo corpo a mia immagine e somiglianza. Il tuo corpo era destinato ad accogliere il mio spirito già prima che nascessi.» Il groppo alla gola si sciolse lentamente, sostitui- to dalle lacrime. Stupidamente, si chiese quante ancora gliene restassero. Cos’altro si era aspettata? Scivolò sull’assito quasi senza accorgersene, come se le gambe si fossero fatte improvvisamente troppo esili per reggere quell’ulteriore peso che le gravava ora sulle spalle. «Non ho alcun diritto di vivere, dunque?» sussurrò, dopo un tempo indefinito. Sentì Céline avvicinarsi a lei e abbassarsi alla sua altezza. L’antenata le afferrò il mento con delicatezza e lo sollevò, in modo che i loro occhi si in- contrassero. «Sono nata solo per far tornare in vita te?» «Non puoi sfuggire al destino, Eva. Piangere non lo cambierà e non ti renderà più facile accettarlo.» Céline non desiderava arrecarle quel dolore, ma sembrava davvero che il destino si stesse prendendo gioco di tutti loro. Per Eva, però, era il colmo della misura: aveva saputo troppe cose e troppo dolorose per lei, per desiderare di fermare le lacrime. Non le importava nemmeno che la sua antenata fosse lì a guardarla. Pianse senza più alcun ritegno, scossa dai sin- ghiozzi. Céline non aveva un cuore di ghiaccio, e se lo sentì stringere a quella vista. Dopotutto, aveva compiuto enormi sacrifici per donare la vita a lei e a quelli come lei. Non pote- va essere felice di infliggerle dolore, ma non poteva neppu- re rinunciare a tornare in vita. Un vampiro era tale anche perché aveva la forza di compiere scelte difficili, e sacrificare ciò che c’era da sacrificare per un bene superiore. Così aveva fatto tempo prima, così avrebbe fatto di nuovo. «Svegliati, ora. Il rito per destarmi avverrà fra breve, ne sono certa, Kalil non vorrà perdere tempo più di quanto possa volerlo io. Ma puoi sfruttare questo tempo per godere del tuo corpo, prima di cedermelo. Non piangere più.» Eva guardò quella donna, e se ne sentì braccata. Desiderava sfuggirle più di ogni altra cosa, ma dove mai si può scappa- re per sottrarci a qualcosa che abita dentro di noi?

L’autrice

Antonietta Filaci

Sono nata a Cittadella del Capo (CS) nel 1992. Frequento Consulenza del Lavoro nella stupenda Siena, ma vivo a Grosseto insieme al mio compagno, ai miei libri (di studio e non) e ai mille progetti e idee che mi frullano in testa. La passione per la lettura è d’obbligo per un’aspirante scrittrice come me, la scrittura, il raccontare storie e vedere le persone emozionarsi per esse è un modo potente e incredibile di stabilire legami, comunicare idee e lasciarsi esplorare. Tolstoj, Bram Stocker, Richard Matheson, Dostoevskij, J. K. Rowling, Robert Jordan e Marion Zimmer Bradley sono alcuni dei nomi che mi hanno sempre dato qualcosa al di là delle semplici emozioni che cercavo, e sono perciò anche ispiratori della storia che voglio raccontare. E a volte, tutto quello che serve nella vita è proprio la storia giusta.

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