Salone del libro di Torino

Dal sito Repubblica

Non solo digital, il Salone di Torino è anche in libreria

13 MAGGIO 2020

Da domani a domenica 17 maggio centinaia di librerie parteciperanno idealmente all’edizione online della fiera del libro, in streaming anche su Repubblica, dedicando la vetrina ai temi proposti e agli oltre centoquaranta scrittori ospiti. L’editore Sandro Ferri e il libraio Rocco Pinto spiegano perché è necessario recuperare, almeno in parte, la fisicità dell’evento. E quali rischi sta correndo il mercato

Debutta domani il Salone del Libro nella sua versione online. Ma basta il digitale per soddisfare la curiosità di quella formidabile comunità che ogni anno, a maggio, affolla il Lingotto? Il dubbio è venuto a Sandro Ferri, il fondatore di e/o che è stato tra i protagonisti della rinascita della fiera torinese, dopo le lacerazioni degli anni passati. E stessa perplessità ha manifestato Rocco Pinto, l’instancabile libraio che ha inventato la manifestazione “Portici di carta”. E’ bastata una telefonata a Nicola Lagioia, direttore della rassegna, per far partire “l’altra gamba” del Salone Extra, un sostegno non meno importante del virtuale. Così, da giovedì 14 fino a domenica 17 maggio, centinaia di librerie parteciperanno idealmente al Salone, dedicando la vetrina ai temi proposti sull’online e agli oltre centoquaranta scrittori che animano l’inedita maratona culturale. Perché il Salone – dicono Ferri e Pinto – non può esaurirsi solo nel formato digitale: salvifico e oggi necessario, certo, ma privo di quella fisicità che è componente irrinunciabile della comunità del libro.

“E’ bellissimo ascoltare un autore importante”, dice Ferri, “ma è altrettanto affascinante scoprirne uno nuovo, curiosare per gli stand, sfogliare le pagine di un libro, fermare lo sguardo su una copertina. Questa è sempre stata la ricchezza del Salone, dove puoi imbatterti in ciò che non ti aspetti, marchi editoriali sconosciuti o  scrittori sottotraccia, e puoi anche intrattenerti con chi quei libri li ha pensati e pubblicati.  E se tutto questo è reso impossibile dal virus, possiamo ricostruirlo nei luoghi fisici delle librerie”. Così se dallo schermo Alessandro Barbero ci parla delle pandemie nella storia – sarà sua la lectio inaugurale giovedì alle 19 nella cornice della Mole Antonelliana – niente impedisce di fare un salto in libreria per cercare libri sull’argomento, scoprendo che oltre a David Quammen, ospite del Salone virtuale,  uno storico di Stanford ne ha scritto di recente per il Mulino, Walter Scheidel, e una professoressa di Napoli, Gabriella Gribaudi, se n’è occupata con competenza  per Viella. “Le librerie”, interviene Pinto, “non possono essere tagliate fuori da un evento così importante. E infatti sto raccogliendo adesioni da tutta la penisola, senza distinzione geografica”. Anche per l’industria editoriale è un passaggio difficile. Ma se si procede uniti – editori, librai, distributori – cresce la possibilità di vincere la sfida. Una prova di questa ritrovata unità è stata l’iniziativa “Libri da asporto”, che a fine maggio riapparirà come servizio strutturale, non più legato solo all’emergenza. Svariate centinaia di librerie potranno garantire la consegna a domicilio grazie a un accordo raggiunto con editori di profilo diverso, grandi gruppi e indipendenti. “L’iniziativa ha avuto grande successo e cerchiamo ora di tradurla in un servizio permanente”, dice Ferri che è uno dei promotori. Un servizio che potrebbe diventare l’alternativa artigianale ad Amazon, dove l’algoritmo è sostituito dal consiglio amorevole del librario, raggiungibile con una telefonata o la mail o anche attraverso il sito. “Un altro progetto potrebbe ispirarsi all’americano Bookshop.org, che raccoglie tutte le librerie indipendenti: in questo caso l’ordine si fa direttamente sul sito, curato con la sensibilità che solo i veri librai possono metterci”.

Ferri è persuaso che l’attuale crisi possa produrre importanti cambiamenti sul mercato: non nella direzione di una maggiore diversificazione dell’offerta, ma al contrario verso un crescente monopolio dei bestseller. “Sta succedendo a me e a molti altri editori. Quando proponiamo il nostro ventaglio di titoli, i librai tendono a concentrarsi sugli autori conosciuti e sui libri sicuri, quelli che sono certi di vendere. In questo modo resta fuori tutto ciò che rappresenta un rischio, ossia gli esordienti, i libri di ricerca, le novità vere. E’ tutto comprensibile: è legittimo che i librai in questa fase abbiano meno coraggio. Ed è per questo che vanno aiutati e sostenuti in quel ruolo unico che ricoprono nella scena culturale: suggeritori di novità che altrimenti resterebbero nell’ombra”. La mancanza di coraggio nelle scelte editoriali potrebbe contagiare anche i publisher. “L’Associazione degli editori ha denunciato che la pandemia sottrae al mercato ventimila nuovi titoli. Di questi, quanti saremo in grado di recuperare? La predominanza di bestseller rischia di essere un problema serio”. Le librerie come preziosi presidi di bibliodiversità. “La crisi ha prodotto tantissime idee nuove” , dice Pinto, “ma abbiamo bisogno anche di eliminare tanti lacci burocratici: ad esempio, viste le file che si creano davanti alle nostre librerie, perché non ci viene concesso il suolo pubblico per promuovere nuove iniziative?”. Negli Stati Uniti ha grande successo il crowdfunding. L’editore della Ferrante, titolare del marchio americano Europa Editions, è rimasto colpito dai cinquecentomila dollari raccolti tra lettori e simpatizzanti da City Lights, la storica libreria di San Francisco simbolo della Beat Generation. Se in Italia non si è disposti a generose elargizioni, resta sempre la possibilità di sostenere i librai in altro modo, magari facendo un salto in libreria questo weekend. Non sarà proprio come andare al Salone, ma è l’esperienza che più gli si avvicina.

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