Recensione. Prima di andar via

Massimiliano Ciotola

ATER Collana editoriale

Pagine 118

Prezzo 9,99 €, eBook 1,99 €

Viviamo nell’illusione che il tempo sia immutabile. Immobile. Credo sia una sorta di difesa mentale. Nessuno di noi pensa che i propri giorni siano contati, perché la consapevolezza ci paralizzerebbe dal terrore.

Sinossi ufficiale

Ci riuniamo in una stanza del Policlinico. Ci aiutiamo, anche se sappiamo di essere oltre ogni possibilità di aiuto. Perché quando non hai veramente più nulla da perdere, puoi fare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa. Non ci sono più confini. Neanche tra il bene e il male.

Recensione

Un libro breve, una narrazione densa e coinvolgente, uno stile chiaro e semplice per un testo che ci colpisce come un pugno allo stomaco e ci mette ko.

Cosa resta ad un malato terminale che vede il suo futuro accorciarsi ogni giorno di più? Quale speranza gli rimangono? Come può dare un senso a quegli anni, mesi o giorni che gli sono rimasti? È a questo che serve questo strano gruppo di supporto gestito da un counselour e formato da individui molto diversi tra loro, accomunati solo dal fatto che la vita che devono vivere è molto più breve di quella già vissuta. La forza del gruppo sta nel fatto che li’ potevano parlare di qualcosa che li spaventava, qualcosa che normalmente fa paura, o imbarazza troppo per discuterne con altri, con qualcuno che non capirebbe. Paure, dubbi, rimorsi.

Questo libro mi ha fatto riflettere sulla precarietà della nostra vita, su questi sono straordinario che ci è stato dato e del quale spesso non ci prendiamo cura, perché ci trascuriamo , troppo presi dalla frenesia della vita, dalla corsa quotidiana verso qualcosa di definito: un lavoro, un obiettivo, guadagni più alti, un’auto nuova, una casa più grande, un nuovo telefono. E tutto questo a volte ci fa perdere di vista gli affetti, le vere priorità.

Dobbiamo fare tesoro del tempo che abbiamo a disposizione perché non sappiamo quando potrebbe finire.

«Quindi capisce che la terapia aggressiva non è consigliabile, signor Casali. La cosa preferibile è studiare un protocollo di supporto, anche con analgesici specifici, per il futuro.»

Si muove appena sulla sedia. Le labbra si contraggono.

L’hai sentita, l’hai capita e dalla testa è passata oltre.

È scesa fino al posto buio e caldo dove ti stai nascondendo. Perché la voce che spera ha trovato un appiglio, e la voce che spera è furba. È viscida.

Il Professore ha detto futuro.

C’è un futuro. Non dare retta a nient’altro.

Nega anche l’evidenza del perché sei qui, in questo reparto, in questa stanzetta, in questa puzza di disinfettanti scadenti.

Però non ci guarda negli occhi. Né il Professore, né me.

Lo sa chi sono, lo sa che siamo “sulla stessa barca”. Altri prima di lui, nello stesso momento, hanno avuto un bagliore di speranza. Folle, insensata. Viscida.

Un cenno d’assenso, un sorriso, qualunque cosa che confermi che sì, avete sentito bene, vivrete. Vivrete ancora e non morirete e tutto andrà bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...