Recensione. Eden city

Elisa Gavio

Independently published

Pagine 94

Prezzo 10,39 €, eBook 2,99 €

Recensione

Lilith torna nella sua città natale, per vendere la casa paterna. Man mano che si avvicina alla città, sente crescere ansie e paure per un incontro che spera di non dover mai fare. Una persona che, lasciando Eden City, credeva di essersi lasciata alle spalle, chiusa in un cassetto profondo della sua vita. La vita ad Eden City, è andata avanti senza di lei, aggrovigliandosi, e Lilith deve fare i conti con quel passato che, credeva, non le appartenesse più. E che invece l’aspetta, con il suo carico di ricordi, di dolori, di parole non dette. Di tutte le persone che sperava di non incontrare, quello con Eve è l’incontro più inatteso. Quello che dà il via a tutto.

Recensione

Elisa Gavio riesce a condensare in poche pagine una storia molto interessante con una storia d’amore finita e un passato che torna a bussare alla porta dei protagonisti Lilith e Adam.

La cosa che più mi ha colpito è il riferimento alla setta di cui entra a far parte Adam.

Quando non abbiamo più speranza, tendiamo a credere a qualsiasi cosa, ci affidiamo agli espedienti più assurdi, alle persone più improbabili, ai richiami più allettanti, senza valutare bene le conseguenze dei nostri gesti e delle nostre decisioni. E’ proprio quello che succede ad Adam e al fratello di Magdalene, che entrano in una comunità in cui pensavano di truccare sollievo e conforto, con il quale pensavano di fare una svolta alla loro vita, mentre finiscono per trovarsi invischiati in una situazione da cui non riescono a districarsi.

Come mai non troviamo la forza in noi stessi per reagire, per risolvere i nostri problemi? La verità è che non abbiamo abbastanza fiducia in noi stessi o che abbiamo paura di fallire, ma se non ci proveremo potremo avere solo dei rimpianti.

Il libro secondo me è uno stimolo a guardare avanti, a non mollare mai, a prendere in mano la nostra vita e a diventare artefici del nostro destino.

Estratti

Da dov’era vedeva il paese addormentato, un ammasso di case che sopravviveva in sé stesso, nonostante il progresso del mondo circostante. Eden City doveva il suo nome proprio a questo suo essere fuori dal mondo, che lo aveva protetto dalla corrosione degli anni, da un’accanita industrializzazione, da un andirivieni di stranieri che ne avrebbero minato l’identità. Era relativamente piccolo e bastava a sé stesso, adagiato per sbaglio tra dolci colline e aveva tutto il necessario per vivere senza il bisogno degli altri: campi coltivati, frutteti, pastorizia, mare e aveva la fortuna di essere ben collegato alle città importanti della zona, senza per questo risultare esso stesso d’interesse.

Quante bugie doveva dire, quanta finzione! La cosa peggiore era che non poteva rifiutarsi di farlo, sopratutto da quando era diventato l’amante preferito di Elizabeth. Quella donna occupava ogni momento della sua vita, anche quando si trovavano distanti. Era una presenza forte e costante, impregnava tutto quello che toccava. Persino l’aria sapeva di lei, e lui ne era nauseato.

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