Alla scoperta di Solferino. Blog tour. Il bambino che disegnava le anime

Tommaso Pagano

Solferino libri

Pagine 320

Prezzo 18,00 €, eBook 9,99 €

Sinossi ufficiale

Due anni fa si è dimesso dalla polizia per diventare insegnante di italiano: Zeno Schirripa credeva di averle già fatte, le sue scelte difficili. Ma la più difficile deve ancora venire, dato che uno dei suoi studenti rischia di ritrovarsi sospettato di omicidio. E nemmeno un omicidio qualunque, bensì quello di un pezzo grosso della Natural Power, la società di smaltimento rifiuti più importante della regione, sui cui loschi affari Zeno ha indagato invano per anni. Perché Giovanni, diciottenne ombroso, è sparito subito dopo il delitto? Perché i suoi genitori, che dicono di essere in vacanza in Abruzzo, non sembrano affatto preoccupati? È per rispondere a queste domande, più che per amore della giustizia, che Schirripa decide di aiutare nelle indagini il nuovo commissario, il suo ex sodale Vincenzo Grillo. Poliziotto rigoroso ma perseguitato da strane visioni, Grillo è l’unico a dar credito alle intuizioni di Zeno, al punto da rischiare la carriera per seguirle. Scoprirà così che la chiave del caso non si trova nell’abitazione della bella Maddalena, attivista ambientalista, ma nella mente di suo figlio Agostino, che da quando il padre se n’è andato si rifiuta di parlare. Ed è solo la prima di molte rivelazioni. Eroe sbagliato, misantropo e appassionato, il professor Zeno Schirripa combatte il male con l’unica arma di un ostinato rifiuto di ogni comoda ambiguità. Perché sa fin troppo bene che uno stesso veleno può inquinare molte cose: la terra, l’acqua, le prove, le menti. E l’amore.

Recensione

Questo libro mi ha dato la possibilità di conoscere un nuovo straordinario investigatore: Zeno Schirripa, un ex poliziotto che ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi all’insegnamento e al lavoro nell’orto, ma non ha mai smesso i panni del segugio e il suo istinto non lo tradisce mai.

È un libro che mi ha colpito anche per la nuova professione che Zeno svolge, cioè quella di insegnante, un insegnante però diverso dagli altri che cerca di andare incontro ai suoi alunni, che cerca di capirli, di aiutarli, di tramettere loro calore e non solo nozioni, che cerca di formare le loro menti e non solo di riempirle di semplici informazioni .

Schirripa è un bel personaggio, acuto, brillante, pronto a seguire le sue intuizioni e a condividerle con il suo ex collega e sottoposto Grillo, che sembra metodico, abitudinario e preciso, ma in realtà si sforza per fare in modo

che le derive della sua mente prendessero il sopravvento e lo portassero via con sé. Perché lui, di tanto in tanto, vedeva i supereroi. Altro che normale. Visto da fuori, Vincenzo era effettivamente un distillato di ordine e metodo. Studiava i casi con puntiglio da secchione. Conosceva a memoria gli articoli del codice di procedura penale che regolavano le perquisizioni eppure li ripassava lo stesso ogni volta che doveva farne una. Non aveva mai indossato una camicia stropicciata, nessuno gli aveva mai sentito alzare la voce o dire una parolaccia, mai. Era l’unico essere vivente dalla cui bocca fosse uscita – Zeno ne era testimone – la parola «poffarbacco». E invece. Aveva iniziato da piccolo, appena si era imbattuto nei primi fumetti. E non aveva più smesso.

Mi è piaciuto moltissimo anche l’espediente di inserire dei temi degli alunni di Zeno nel romanzo che danno la misura di quello che è il mondo degli adolescenti, che troppo spesso ci sembrano apatici, distratti, assenti, privi di idee mentre invece sono presenti e perfettamente consapevoli del loro ruolo nel mondo e dei loro sentimenti.

Ultimo lato positivo del romanzo è la sottile ironia che pervade il testo, fin dalle prime battute e che stempera l’atmosfera tesa dell’indagine sulla morte di un alto dirigente di una società di smaltimento rifiuti e sulla scomparsa di un allievo di Zeno.

Un libro che mi ha letteralmente conquistato e che consiglio agli amanti del genere e anche a chi vuole trascorrere del piacevole tempo in compagnia di un testo geniale e coinvolgente.

L’autore

Tommaso Pagano, genovese, è sostituto procuratore a Siracusa.

Questo è il suo primo romanzo.

Estratti

«È la fine, mi dispiace.» La afferrò con una mano, avvicinandola al suo sguardo. «Lo hai voluto tu, brutta schifosa, brutta lurida approfittatrice.» Gli occhi a fessura, neri di rancore, mentre continuava a parlarle. «Ma perché? Dimmelo! Cosa ti ho fatto di male? Perché insisti? Perché, porca puttana, mi costringi a ucciderti?» Non un alito di vento, non un grillo che si azzardasse a frinire, solo un silenzio bianco di muretti a secco e lucertole, terra ed erba gialla senza ombre. Il sole era sorto da poche ore e già bruciava la pelle, toglieva respiro alla bocca e forza alle braccia. 12 marzo. E trentatré gradi; non c’era più alcun dubbio che il mondo si sarebbe squagliato come un gelato nel giro di qualche decennio. Meglio così, in fin dei conti. «Eppure io le ho provate tutte. Tutte, maledetto me, per risparmiarvi, tu e le tue amiche, trovare un accordo, un compromesso accettabile. E invece voi mi avete solo preso per il culo, sono mesi che mi prendete solo per il culo. Adesso basta.» Strinse appena più forte, assaporando la tentazione di stritolarla, il disgusto e la liberazione insieme.

Incurvò le sopracciglia in una maschera rossa di sole e deforme di rabbia e di fatica. Poi, un raggio più preciso degli altri colpì la sua fronte lucida, un luccichio di pelle e sudore nel mezzo della pianura, un pensiero improvviso di vanità e sconfitta. Zeno Schirripa sbuffò, emettendo una specie di gemito. Chiuse gli occhi scuotendo il capo. E lasciò andare la presa. La lumaca ricadde nella terra appena spaccata dalla vanga, ancora a grumi di zolle, pietre e radici. Ferma, viscida e intontita. Però viva.

Era lei che lo provocava, lo fissava, lo ipnotizzava, lo soggiogava. Dal giorno in cui era arrivata in commissariato, ormai sei mesi prima, Vincenzo Grillo aveva capito subito che la sua vita si sarebbe irrimediabilmente complicata. Le promesse fatte a se stesso, a sua moglie, gli impegni, la forza di volontà; tutto si era progressivamente sbriciolato per colpa sua. Ogni tanto provava ancora a opporle resistenza, a ignorarla; al momento della pausa caffè si imponeva di stare da solo, tirare fuori dalla borsa la mela che si era portato da casa e addentarla lì, alla sua scrivania, senza raggiungere gli altri riuniti in corridoio. Ma una parte di lui, una parte scura e debole con cui un giorno avrebbe dovuto fare i conti, sapeva perfettamente di avere già ceduto, e che quel temporaneo tentativo di non incontrarla era ormai una vuota messinscena, una concessione all’immagine dell’uomo che avrebbe voluto essere. Ma non era. L’avrebbe raggiunta più tardi, da solo. Quella maledetta macchinetta distributrice era il trionfo delle tentazioni, non riusciva a togliersela dalla testa.

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