Recensione. World wide dead

Vincenzo Cavallari

Independently published

Pagine 388

Prezzo 10,87 €, eBook 2,99 €

Sinossi ufficiale

In un mondo in cui la pace e la serenità sono tenute insieme da un sottile filo di speranza, la gente cerca di ritrovare il modo per vivere la propria vita, in bilico tra l’iperconnettività ed il mondo reale. Tutto sembra finalmente tornato alla normalità, ma una nuova minaccia si fa strada, una minaccia che è già dentro molti di loro.

Recensione

Ho letto questo periodo durante questi giorni di quarantena ed è stato un po’ inquietante.

Il mondo è cambiato: non si paga con contanti o carte ma con le impronte o passando il viso su uno scanner, i pasti pronti sono sempre più economici e completi, non ci sono più attentati e omicidi, tutti sono sempre connessi e in questo modo sono sempre controllati.

In questo futuro indeterminato, ma forse non troppo lontano, il mondo è sconvolto da una strana malattia che fa impazzire le persone, la febbre ombra, i cui sintomi sono tosse e spossatezza nelle prime fasi, poi ansia, irritabilità, manie e aggressività. Successivamente, sonno prolungato e febbre.

Per trovare una soluzione si ricrea una comunità in un ex stadio controllato da militari con una disciplina molto rigida. In questo luogo fuori dal mondo non ci sono nomi, ma solo codici con cui riferirsi alle varie persone. I legami sono molto difficili ma qualcosa nasce tra il protagonista 28 D-A e alcuni compagni di tenda, coinvolti in un’operazione segreta per trovare dati sanitari sullo strano morbo che affligge la città e anche altre zone nel mondo.

Il tema del virus misterioso è stato trattato in modo approfondito e molto dettagliato e il paragone con il Covid che ci ha segregati in casa per due mesi e‘ immediato.

Ci si ritrova immediatamente privati della propria libertà, senza poter andare dove si vuole, lontani dai propri affetti, si può disporre di un tempo libero infinito ma stranamente non sappiamo come gestirlo, siamo tormentati dalle notizie che rimbalzano sugli schermi di tv, tablet e cellulari, siamo dilaniato dalla paura di entrare in contatto con questo morbo subdolo che può mettere in pericolo la nostra vita e quella dei nostri cari.

Il protagonista e i suoi nuovi amici si trovano a scoprire un complotto e anche nel mondo in cui viviamo le idee di misteriosi laboratori in cui il virus è stato creato imperversano sui social, per non parlare dei confronti fra i vari Paesi e di come hanno affrontato l’emergenza.

Ma quello che più mi fa riflettere e’ se dopo la fine di questa emergenza avremo imparato qualcosa, se avremo imparato a stabilire le vere priorità, a dare la giusta importanza a ciò che conta, a riprogettare la nostra vita e i nostri tempi.

Tornando al libro comunque lo consiglio, magari facendo passare un po’ di tempo e aspettando una sorta di ritorno alla normalità.

Estratti

Non era raro scorgere spot con bambini che correvano nei prati verdi e fioriti, giocando a pallone o rincorrendo una lucertola, ma ogni volta pensavo che pochi, al giorno d’oggi, avrebbero trovato quelle attività realmente divertenti. Un po’ per renderli meno burrascosi, un po’ perchè oramai si era creato un sottobosco di aziende in quel settore, i genitori piazzavano i pargoli davanti ad un dispositivo elettronico dedicato quasi fin da subito. Molti sostenevano che l’apprendimento e le capacità cognitive sarebbero state stimolate molto più che con i metodi tradizionali, e tanto bastava per convincere quasi tutti a ricorrere a questo espediente.

Addetto al controllo ed alla gestione della mimetizzazione del percorso della ronda di sicurezza dell’ala Est, con permesso speciale di accesso alla zona di immagazzinamento delle attrezzature militari. Si, sarebbe stata la descrizione della mia mansione, degna del miglior teleimbonitore o del ciarlatano di turno. Un termine lungo e pomposo, per descrivere cosa facevo: lo spazzino.

Era difficile conoscere persone nuove in maniera normale, o comunque senza doversi per forza connettere con i social. Sembrava che senza quello scambio digitale, l’amicizia non si potesse considerare reale, ricambiata. C’erano persino coppie che litigavano e si lasciavano per sciocchezze colossali, parenti che inveivano indirettamente, padri e madri che si sentivano ottimi genitori perchè controllavano i figli digitalmente. Insomma un mondo a parte, effimero, leggera quanto la rugiada sull’erba che stavamo calpestando, ma che gravava sulle spalle di ognuno di noi quanto la terra in cui affondavano le radici.

Quanto valeva la vita di un uomo? Quale valore si poteva attribuire ad una persona? E quanto valeva il suo addestramento, le cose che sapeva e quelle che sapeva fare? Quanto valeva un’intuizione? In quel breve istante, queste domande mi sembrarono avere tutte la stessa risposta: zero. Non importa chi tu sia o quanto tu sia preparato o perspicace, quando vieni colpito da un proiettile diventi un corpo morto che si affloscia come una bambola di pezza lasciata cadere, il volto che continua a trasparire lo stesso sentimento che avevi prima di scoprire quanto può far male un pezzo di metallo in pancia. In questo caso, una maschera di terrore.

L’autore

Nato nel lontano 1989, vive tra le nebbiose valli del delta del Po, a ridosso della costa. Appassionato di cinema, divora fin dall’infanzia pellicole piene di alieni, macchine futuristiche e zombie, con sommo disappunto dell’allora videoregistratore. Cresciuto, continua a coltivare le sue passioni, affiancandole alla lettura dei classici e delle opere scifi e fantasy, senza disdegnare spy-story e thriller. Autori che possiamo trovare nella sua libreria? Asimov, Orwell, Clancy, Martin, Lucarelli e tanti altri.
Quando è avvenuto l’incontro con la scrittura? Da sempre si diletta in concorsi e piccoli eventi locali o contest sul web, ma solo da quattro anni a questa parte ha deciso di osare di più.

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