Il torneo letterario di Robinson. Sete

Amélie Nothomb

Voland edizioni

Pagine 128

Prezzo 16,00 €, EPUB 8,49 €

Mi sono iscritta come giudice al torneo letterario di Robinson e mi è stato assegnato questo libro che mi ha stregato.

In trentatré anni di vita ho avuto modo di rendermene conto: il più grande successo di mio padre è l’incarnazione. Che un essere disincarnato abbia avuto l’idea di inventare il corpo è un colpo di genio senza pari. E come poteva fare il creatore per non venire sopraffatto dalla propria creatura di cui non comprendeva fino in fondo la portata?

Sinossi ufficiale

Dopo il processo e il giudizio di Pilato, Gesù trascorre la sua ultima notte in cella, profondamente afflitto dalle incredibili testimonianze dei suoi miracolati. Nello spazio-tempo creato dalla inesauribile penna di Amélie Nothomb prende vita questo romanzo in prima persona in cui la figura più universalmente nota al mondo occidentale, ma anche la più oscura, racconta di sé sulla soglia della propria morte. Ne viene fuori una preghiera urlata come un tributo alla vita, come un inno alla fragilità dell’umano, alla gioia del corpo, all’abbandono dei sensi, alla paura, alla sofferenza, alla compassione, a quella strana cosa che si chiama amore.

Recensione

Ho trovato questo romanzo molto potente e coinvolgente e l’ho iniziato a leggere il venerdì santo, per pura coincidenza.

Non avevo mai letto niente di questa autrice e sono stata catturata dal suo stile emozionante e dal racconto di una delle pagine più importanti della vita di Gesù.

Ho apprezzato molto la narrazione in prima persona e il fatto di aver messo in evidenza soprattutto il lato umano del Cristo, le sue debolezze, le sue paure, il suo amore per Maddalena, la sua devozione per Maria, il grande affetto che lo legava a Giuseppe, il rapporto particolare che aveva con Giuda.

Mi ha colpito anche il suo atteggiamento critico nei confronti del Padre, il fatto di rimproverargli di non avere un corpo e quindi di non potersi rendere conto di ciò che questo comporta.

Gesù sottolinea spesso come abbia imparato a gestire le sue emozioni, a non rispondere ai suoi accusatori durante il processo davanti a Ponzio Pilato, perché è consapevole del fatto che certi stati d’animo vanno lasciati passare, senza combatterli.

Inoltre ricorda i suoi miracoli con difficoltà, gravato dalle aspettative delle persone, alcune delle quali non avevano gradito il suo intervento.

È un racconto tormentato, di un uomo che ha capito solo alla fine la gravità del suo destino e non riesce ad accettarlo completamente, di un uomo che ama e soffre come tutti noi, che si maledice e teme che il suo sacrificio non servirà a nulla.

La scelta del titolo è emblematica: il narratore spiega che la sete rappresenta perfettamente il desiderio, lo slancio dell’anima verso Dio e che la sete porta inevitabilmente all’amore.

Un libro molto coinvolgente che consiglio agli appassionati di romanzi introspettivi

Estratti

Nessuna sensazione come la sete riesce a evocare meglio ciò che voglio ispirare. Forse perché nessuno l’ha mai provata quanto me. In verità vi dico: ciò che sentite quando state morendo di sete, coltivatelo. Lo slancio mistico non è che questo. E non è una metafora. La fine della fame si chiama sazietà. La fine della stanchezza si chiama riposo. La fine della sofferenza si chiama conforto. La fine della sete non ha nome. La lingua, nella sua saggezza, ha capito che non è possibile creare il contrario di sete. Ci si può dissetare, ma la parola dissetamento non esiste.

[…] L’istante ineffabile in cui l’assetato porta alle labbra un bicchiere d’acqua è Dio. È un istante di amore assoluto e di meraviglia senza limiti. Colui che lo vive, nel momento in cui lo sta vivendo, non può che essere nobile e puro. Io sono venuto a insegnare questo slancio, nient’altro. La mia parola è di una semplicità tale da risultare sconcertante.

Come stupirsi che la sete conduca all’amore? L’innamoramento parte sempre da un invito a bere qualcosa insieme. Forse perché nessuna sensazione è così poco deludente. Una gola secca si immagina l’acqua come un delirio estatico e un’oasi è a prova di qualsiasi attesa. Chi beve dopo avere attraversato il deserto non si dice mai: “Che cosa sopravvalutata!” Offrire da bere a chi ci apprestiamo ad amare significa suggerire che il godimento sarà come minimo all’altezza dello sperato. Mi sono incarnato in un paese secco. Era necessario che nascessi non solo là dove regna la sete, ma anche in un luogo martoriato dal caldo. Per

L’autrice

Nata nel 1967 a Kobe, Giappone, trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo il padre diplomatico nei suoi cambiamenti di sede.
A 21 anni torna in Giappone e lavora per un anno in una grande impresa giapponese, con esiti disastrosi e ironicamente raccontati in Stupore e tremori.
Rientrata in Francia, propone un suo manoscritto a una solida e storica casa editrice, Albin Michel. Igiene dell’assassino esce il 1° settembre del ’92 e conquista subito molti lettori.
Da allora pubblica un libro l’anno, scalando a ogni nuova uscita le classifiche di vendita.
Ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo ‒ da cui nel 2015 è stato tratto il film Il fascino indiscreto dell’amore di Stefan Liberski ‒ e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore.
Oggi vive tra Parigi e Bruxelles.
I nomi epiceni è il suo 27° romanzo.

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