Il torneo letterario di Robinson. Serotonina

Michel Houellebecq

La nave di Teseo

Pagine 332

Prezzo 19,00 €

Mi sono iscritta come giudice al torneo letterario di Robinson e mi è stato assegnato questo libro.

Ho quarantasei anni, mi chiamo Florent-Claude Labrouste e detesto il mio nome, credo che derivi da due parenti che mio padre e mia madre, ciascuno dal proprio lato, volevano onorare; la cosa è ancor più spiacevole dal momento che non ho nulla da rimproverare ai miei genitori, sono stati genitori eccellenti sotto ogni aspetto, hanno fatto del proprio meglio per darmi le armi necessarie nella lotta per la vita, e se alla fine ho fallito, se la mia vita si conclude nella tristezza e nella sofferenza, non posso imputarlo a loro bensì a una spiacevole concatenazione di circostanze sulla quale avrò modo di tornare – e che a dire il vero costituisce proprio l’argomento di questo libro – non ho assolutamente niente da rimproverare ai miei genitori a parte questo minimo, questo fastidioso ma minimo episodio del nome, non solo trovo ridicola la combinazione FlorentClaude ma mi disturbano di per sé i suoi elementi, insomma considero questo nome del tutto sbagliato. Florent è troppo dolce, troppo vicino al femminile Florence, in un senso quasi androgino. Non corrisponde affatto al mio viso dai lineamenti energici, perfino brutali per certi versi, che è stato spesso (almeno da alcune donne) considerato virile ma mai, proprio mai, il viso di un finocchio botticelliano. Quanto a Claude neanche a parlarne, mi fa pensare subito alle Claudettes, e appena sento pronunciare questo nome mi torna in mente un agghiacciante video vintage di Claude François ripassato a ripetizione in una serata di vecchi froci.

Sinossi ufficiale

Florent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del ministero dell’Agricoltura, vive una relazione oramai al tramonto con una torbida donna giapponese, più giovane di lui, con la quale condivide un appartamento in un anonimo grattacielo alla periferia di Parigi. L’incalzante depressione induce Florent-Claude all’assunzione in dosi sempre più intense di Captorix, grazie al quale affronta la vita, un amore perduto che vorrebbe ritrovare, la crisi della industria agricola francese che non resiste alla globalizzazione, la deriva della classe media. Una vitalità rinnovata ogni volta grazie al Captorix, che chiede tuttavia un sacrificio, uno solo, che pochi uomini sarebbero disposti ad accettare.

Recensione

La storia di Houellebecq è divertente e malinconia al tempo stesso. Il protagonista del romanzo per certi versi mi ha ricordato gli inetti di Svevo, in particolare Zeno, sempre pronto a trovare mille scuse e alibi per giustificare quello che gli accade nella vita, per esempio mette subito le mani avanti fin dall’inizio, quando parla della tristezza della sua vita e la imputa ad una serie di circostanze che si sono verificate.

Mi ha fatto anche pena per la sua inadeguatezza, per la sua incapacità a mantenere dei rapporti con l’altro sesso, per il suo mestiere che sicuramente non è fonte di grande soddisfazione.

Anche le donne presenti nel racconto hanno attirato la mia attenzione, in particolare Yuzu e Camille, che hanno attraversato la vita del protagonista in due momenti molto diversi della sua vita, due meteore che hanno lasciato un segno ma poi se ne sono andate e l’hanno lasciato solo e triste.

Yuzu è altera, fredda, altezzosa, giovane, sexy e appartiene ad una famiglia illustre, Camille è più semplice, proviene dalla classe media, si impegna profondamente nel rapporto con il protagonista nonostante la sua giovane età.

Il protagonista rimanda sempre le spiegazioni, accenna un chiarimento e poi lo da’ parecchie pagine dopo, è logorroico, si perde dietro elucubrazioni lunghe e a volte noiose. Diventa dipendente dal Captorix e il di storie non da se sia meglio interrompere la terapia o continuarla: se la interrompe tornerà ad essere depresso, ma se continua ingrasserà e magari sopraggiungeranno delle malattie mortali.

FLorent-Claude è un uomo del nostro tempo, indeciso, insicuro, spaventato dall’amore e dai rapporti, in balia del destino, non riesce a prendere in mano la sua vita, ad uscire dal torpore in cui l’ha gettato il fato. È un perdente che si è rassegnato alla sua dipendenza da una pastiglia bianca che lo aiuta a semplificare la sua esistenza.

Una lettura molto particolare!

Estratti

Non credo di sbagliare paragonando il sonno all’amore; non credo di ingannarmi paragonando l’amore a una sorta di sogno a due, certo con brevi momenti di sogno individuale, piccoli giochi di congiunzioni e incroci, ma che comunque permette di trasformare la nostra esistenza terrena in un momento sopportabile – ed è anche, a dire il vero, l’unico modo per riuscirci.

(A ben guardare, la mia vita si era svolta comunque in maniera strana. Per molti anni, dopo la separazione da Camille, mi ero detto che prima o poi ci saremmo ritrovati, che era inevitabile perché ci amavamo, che, come si suol dire, bisognava lasciar cicatrizzare le ferite, ma in fondo eravamo ancora giovani, avevamo tutta la vita davanti. Adesso mi voltavo e mi accorgevo che la vita era finita, ci era passata accanto senza mai farci davvero dei gesti evidenti, poi aveva raccolto le sue carte con discrezione ed eleganza, con garbo, e si era molto semplicemente allontanata da noi; a dire il vero, guardando con attenzione, la nostra vita non era stata affatto lunga.)

È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile. Non crea né trasforma; interpreta. Ciò che era definitivo, lo rende passeggero; ciò che era ineluttabile, lo rende contingente. Fornisce una nuova interpretazione della vita – meno ricca, più artificiale, e improntata a una certa rigidità. Non dà alcuna forma di felicità, e neppure di vero sollievo, la sua azione è di tipo diverso: trasformando la vita in una serie di formalità, permette di raggirare. Pertanto aiuta gli uomini a vivere, o almeno a non morire – per qualche tempo. La morte, tuttavia, finisce per imporsi, l’armatura molecolare si incrina, il processo di disfacimento riprende il suo corso. È sicuramente più rapido per quelli che non hanno mai fatto parte del mondo, non hanno mai ipotizzato di vivere, né di amare, né di essere amati; quelli che hanno sempre saputo che la vita non era alla loro portata. Costoro, e sono tanti, non hanno niente da rimpiangere, come si è detto; io non rientro nella categoria.

L’autore

Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono familiare (a sei anni, viene affidato alla nonna paterna della quale ha preso il cognome come pseudonimo e con lei vive a Dicy, poi a Crécy-la-Chapelle) e dalla vita di collegio, ha scoperto il proprio maestro in H.P. Lovecraft («Non partecipo mai a quanto mi circonda, sono sempre fuori posto»), al quale ha dedicato la sua prima opera, la biografia H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (H.P. Lovercraft. Contre le monde, contre la vie, 1991).
Dopo la raccolta di versi La ricerca della felicità (La Poursuite du Bonheur, 1992), ha pubblicato il suo primo romanzo, Estensione del dominio della lotta (Extension du domaine de la lutte, 1994), radicale denuncia della miseria affettiva dell’uomo contemporaneo, nella tradizione di Céline. Con i romanzi successivi, Le particelle elementari (Les Particules élémentaires, 1998) e Piattaforma (Plateforme, 2001), ha continuato a decostruire, con uno stile violento e provocatorio, politicamente «scorretto», i miti e i riti della civiltà occidentale. Una sua intervista del 2002, critica nei confronti delle religioni monoteiste, gli ha procurato un processo per razzismo dal quale è stato assolto. Da allora vive in Spagna. La sua seconda raccolta di poesie, Il senso della lotta, ha ottenuto il premio di Flore 1996. Nel 1998 vince il Grand Prix nationale des Lettres Jeunes Talents per l’insieme dei suoi scritti.
Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia La fessura, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999). Nello stesso anno, il romanzo Le particelle elementari, il suo secondo, è premiato come migliore libro dell’anno dalla rivista francese «Lire» ed è tradotto in più di 25 paesi. Del 2005 è il romanzo La possibilità di un’isola. Nel 2009 esce il saggio, scritto con il filosofo Bernard-Henry Lévi Nemici pubblici, dissacrante dialogo epistolare tra il “cattivo ragazzo della narrativa francese” e uno dei filosofi più mediatici del nostro tempo. Del 2010 è il romanzo La carta e il territorio, con il quale lo stesso anno vince il prestigioso Premio Goncourt. Nel 2015 esce Sottomissione, romanzo ambientato in una ipotetica Francia del 2022, in cui un musulmano vince le elezioni presidenziali, battendo il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. L’editore di riferimento per l’Italia è Bompiani.
Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia La fessura, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999); la Bompiani sta pubblicando un’edizione completa delle sue Opere, il cui primo volume è uscito nel settembre 2016.

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