Sabato incipit. Il bambino che disegnava le anime

Oggi per il consueto appuntamento con la rubrica dedicata agli incipit ho scelto l’inizio di un romanzo che sto leggendo per il blog tour organizzato dalla casa editrice Solferino.

«È la fine, mi dispiace.» La afferrò con una mano, avvicinandola al suo sguardo. «Lo hai voluto tu, brutta schifosa, brutta lurida approfittatrice.» Gli occhi a fessura, neri di rancore, mentre continuava a parlarle. «Ma perché? Dimmelo! Cosa ti ho fatto di male? Perché insisti? Perché, porca puttana, mi costringi a ucciderti?» Non un alito di vento, non un grillo che si azzardasse a frinire, solo un silenzio bianco di muretti a secco e lucertole, terra ed erba gialla senza ombre. Il sole era sorto da poche ore e già bruciava la pelle, toglieva respiro alla bocca e forza alle braccia. 12 marzo. E trentatré gradi; non c’era più alcun dubbio che il mondo si sarebbe squagliato come un gelato nel giro di qualche decennio. Meglio così, in fin dei conti. «Eppure io le ho provate tutte. Tutte, maledetto me, per risparmiarvi, tu e le tue amiche, trovare un accordo, un compromesso accettabile. E invece voi mi avete solo preso per il culo, sono mesi che mi prendete solo per il culo. Adesso basta.» Strinse appena più forte, assaporando la tentazione di stritolarla, il disgusto e la liberazione insieme.

Qual è il vostro incipit preferito?

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