Recensione. Quanti giorni servono all’amore

Roberta Marziota

PubMe

Pagine 217

Prezzo 16,00 €

«L’amore è così, Chef, quando sei felice ti acceca, ti fa credere che sarà per sempre per poi portartelo via, ti scappa dalle mani e finisci per cadere in un grosso buco nero dal quale a fatica riesci ad uscirne sola, ma delle volte più che un nuovo amore, hai solo bisogno di qualcuno che ti riempia di abbracci. Adesso come sta?»

Sinossi ufficiale

Tra mestoli, ricette e fiori di pesco, la vita stabile e perfettamente organizzata di Anna procede alla grande e senza intoppi. Ma la calma apparente è spezzata dall’arrivo di Marco, il nuovo sous-chef arrogante e imprevedibile che suo padre ha assunto senza prima consultarla. Come un’ondata d’aria fresca, Marco scombussolerà le regole della cucina ma anche quelle del cuore di Anna. Insieme capiranno che un colpo di fulmine non basta poter stare insieme, e tra gelosie, inganni, e cuori mal ridotti, dovranno affrontare le sfide più dure che il destino gli scaglierà contro.

Ma quanti giorni servono all’amore prima che possa trionfare?

E quanti colpi riuscirà a schivare un cuore malridotto prima di essere buttato al tappeto?

Recensione

Era un po‘ che non leggevo un romance e questo mi è piaciuto molto: fresco, leggero, molto scorrevole.

La ricetta è molto semplice: uno chef Anna e il suo sous chef Marco che ai fornelli fanno faville e che sentono una forte stradine alla quale Anna stenta a cedere , soprattutto per la sua storia con Massimo.

Mi ha fatto molta tenerezza la storia della madre di Anna, depressa per il divorzio che non è riuscita mai ad accettare e che ne esce con molta fatica e grazie soprattutto all’aiuto della figlia.

C’è stato un aspetto che non mi ha soddisfatto pienamente, l’eccessiva indecisione di Anna, che rimanda troppo la scelta tra il fidanzato storico e la sua nuova fiamma.

Quello che più mi ha spiazzato invece, ma in senso positivo per lo sviluppo della storia, è stato il voltafaccia di Massimo.

Buona lettura!

Estratti

La luce leggera del sole filtrava attraverso i grossi finestroni illuminandole il volto, mettendo in risalto le sue labbra color ciliegia e quei suoi grandi occhioni dolci. Per la prima volta da quando entrò in quella cucina, Marco si accorse del suo viso delicato e, mentre lei continuava a osservarlo con sguardo esigente, imboccando un po’ di pane, lui non poté fare a meno di ammirarla. Quei suoi occhi scuri, erano come un libro aperto, riuscivano a trapelare anche la più effimera emozione, pensò di non averne mai visti di così belli, ma quando poi lei gli sorrise estasiata marcando le sue fossette delicate, lui ne restò stregato. Dopo il primo morso, Anna notò con piacere che la consistenza dell’uovo e la friabilità del pane erano un tripudio di sapori e odori adatti ai massimi livelli culinari. Mangiare quel piatto era un vero momento di goduria, il miglior uovo in camicia che avesse mai mangiato. «Complimenti. Sei proprio ciò che stavo cercando.»

Gettandosi a peso morto sul letto, iniziò a pensare al suo nuovo menù, davanti a sé cercava di immaginare un nuovo piatto, ma più pensava alla cucina e più le veniva in mente Marco, era un pensiero fisso da quando lo aveva lasciato freddamente dentro la sala. Dall’altro lato della città a lui succedeva lo stesso, se ne stava seduto su una delle grosse panchine del parco con un caffè tra le mani e qualche pensiero di troppo nella mente. Quei modi di fare così travolgenti di Anna gli facevano venir voglia di condividere tutto con lei, non riusciva a non pensare a lei e a quel suo sorriso che nascondeva ambizioni e dolcezza. Nessuno dei due sapeva cosa stesse succedendo tra loro, tutto così immediato e tutto così complicato, l’unica consapevolezza che avevano erano i loro occhi che stavano bene quando s’incrociavano e le loro mani che si cercavano come se fosse la cosa più naturale al mondo.

Quei due erano un disastro, mentre i propri occhi si sfioravano e i loro cuori battevano più forte, non facevano altro che pregare che l’altro non si accorgesse di quanto le gambe tremassero. In quel fossato buio ci caddero più volte e, ogni volta, vi lasciarono un pezzetto di cuore. Quando dai tutto te stesso per la persona che ami, finisci per annientarti, vivi con il suo respiro, le tue passioni diventano le vostre e viaggiare non sarà più lo stesso quando stringi fra le dita la mano di chi ti fa battere il cuore. Eppure, quando la notte resti solo senza quelle mani e senti dentro un’ansia crescere e mangiarti dentro, finisci per credere che forse l’amore vero sia solo un lusso fiabesco.

Due cose muovono le relazioni: l’amore e la paura. Quando ami, faresti di tutto per compiacere l’altro, lo sguardo si fa più smorzato, le labbra formano una curva inconfondibile e ti nutri con il suo sorriso, i suoi baci lenti e i suoi gesti dolci. Passi i primi mesi innamorato della persona che hai accanto e la sensazione di sentirsi invincibili è talmente bella che si finisce per crederci per davvero. Non importa, dove si è o cosa si fa, i motivi per star insieme si riescono a trovar comunque, la felicità diventa un’idea ovvia dinanzi agli occhi di due innamorati. Con gli anni, quando la fase dell’innamoramento si muta in amore, la paura di non esser abbastanza, di esser prigionieri della monotonia e dell’abitudine, ti cattura inevitabilmente. La paura è usata come scudo, ci si mette sulla difensiva per non rischiar di scottarsi troppo, probabilmente ci si è già passati e non si ha più la voglia di cadere in basso, oppure si ha talmente paura di toccare il fondo che si preferisce lasciar andare, prima di perderci il cuore. Con Diego non si era mai sentita schiava della paura, eppure era bastato talmente poco per farle mettere in dubbio cinque anni di relazione. Lanciò un’occhiata titubante ad Ivan e accennando un sorriso si alzò in piedi, drizzò le spalle e, carica, entrò dentro. Con Marco era tutto talmente nuovo che si sentiva terrorizzata da un suo qualsiasi atteggiamento indecifrabile, eppure quando lui la stringeva fra le sue braccia, sentiva il cuore battere e se nessun posto è come casa, lei avrebbe voluto abitare per sempre tra le sue braccia.

Quando tutto finisce, nessuno t’insegna a vivere senza l’altro, costruisci negli anni le fondamenta per una vita insieme, s’inizia sempre con quella spensieratezza che ti fa divorare i giorni bruciando tra le fiamme vive di quell’amore travolgente che ti fa sognare di giorno e perder il sonno di notte. Con gli anni poi, s’inizia a costruire un pensiero più solido, la prima casa, i primi mobili e la felicità che colma il viso per la quale non riesci a smettere di sorridere. Vivi come se quell’amore durasse per sempre, nonostante i litigi, nonostante le disillusioni o le difficoltà, ci si sente invincibili e stringendosi più forte le mani, si va avanti a testa alta ma sempre insieme. Poi un giorno, un dannatissimo giorno, quella persona che era il tuo primo pensiero la mattina, diventa il tuo ultimo pensiero, che la notte ti tormenta e ti fa perder il sonno mentre affoghi le lacrime tra le fodere del cuscino. Senti dentro un vuoto immenso e proprio come un lutto ne assapori amaramente ogni fase, finché finisce, finché stancamente si accantona tra i ricordi della vita. Non s’impara a vivere senza qualcuno, s’impara a sopravvivere, credendo che dietro l’angolo ci sia un nuovo amore tutto per noi e delle volte lo s’incontra per davvero, ma solo il cuore sa quanto ha sperato che quell’amore nuovo, non fosse altro che quel vecchio ma tanto desiderato amore che come una ferita aperta ci fa male se ci sbattiamo su.

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