Recensione. Italian connection

Robert Smolen

Independently published

Pagine 171

Prezzo 9,99 €, eBook 2,99 €

Sinossi ufficiale

Robert e Brian sono legati da un’amicizia profonda. Sebbene le loro vite possano sembrare simili, i loro valori e le loro aspettative verso il futuro li portano ben presto a seguire strade diverse. Sullo sfondo di una New York popolata da poliziotti, spacciatori e bande di criminali organizzati, osserviamo lo scorrere delle loro vite che sembrano non potersi incontrare mai più.

Ogni personaggio presente nella storia ha un passato netto, chiaro e complesso che sembra volerci dire: “Siamo veramente nel punto esatto in cui saremmo dovuti essere?”

Un romanzo che aiuta a riflettere su questo interrogativo che spesso mette in discussione il nostro percorso di vita, le occasioni, gli accadimenti. Un occhio alle tracce del destino, se pure esista, e uno allo scorrere del nostro tempo in questo mondo.

Recensione

Il libro racconta l’eterno conflitto tra bene e male: amici fin dall’infanzia, Robert è il poliziotto corrotto, mentre Brian è quello integerrimo.

Il 12 settembre dell’anno 1982, un bambino di origine irlandese nacque al Long Island Jewish Medical Center, nel Queens a New York. Tre mesi dopo, nello stesso ospedale, nacque un altro bambino di origine cinese. Le loro famiglie vivevano in case vicine e le vite di Brian e Robert, questo è il nome dei due bambini, erano destinate ad essere collegate per sempre.

La storia non è però sviluppata in modo banale ma lo stile chiaro e lineare ci porta a leggere il libro tutto d’un fiato, attraverso le peripezie di Robert, unito alla famiglia italiana mafiosamente della fidanzata, e di Brian, che da sempre ha sognato di fare il poliziotto e ha trascinato con se ‘ il suo miglior amico.

L’unica pecca che ho trovato è l’eccessiva digressione sulla famiglia colombiana dei De Pirro che a New York elimina la concorrenza nel giro della , ma per il resto è una lettura interessante.

L’autore


Il mio nome è Robert Smolen.
Sono nato il 12 settembre 1982 nel Queens, New York.

Ho cominciato a scrivere questo libro nel 2007 per esercitarmi con l’italiano. Il libro narra per la maggior parte di avvenimenti mai accaduti, ma alcune parti sono ispirate da storie vere.
Il mio miglior amico d’infanzia è cinese e si chiama proprio Brian Hu: anche lui è del 1982 e del Queens come me.
Siamo cresciuti nello stesso quartiere, proprio come scritto nel libro.
Brian è davvero un poliziotto nella vita reale.

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