Recensione. I giorni bui della a Milano violenta

Marcello Iori

Bookabook

Prezzo 15,00 €, eBook 6,99 €

Sinossi ufficiale

La città è un formicaio impazzito, una metropoli europea cosmopolita ed affollata, lucida e accogliente di giorno, ma con un lato oscuro che nella quotidianità appare quasi impalpabile. Simbolo e ritratto del progresso, ma anche della crisi economica, lascia la sua futuristica bellezza in mano a gang, manager affannati, immigrati disperati, sbandati, senzatetto, gente di corsa che vive esclusivamente in funzione dei propri interessi e non guarda in faccia né tende la mano a nessuno. In questo mosaico senza tempo, due ragazzi legati da una profonda amicizia, si ritrovano improvvisamente su percorsi di vita differenti. Michael M., figlio di un mafioso, sceglie di vivere nella Milano oscura, quella della droga, del sesso e della corruzione, Carmine, invece, segue la strada dell’amore, della speranza, risoluto a risollevarsi dalla povertà, da una quotidianità dura che non accetta scommesse. Nella vita dei due, però, entra una figura oscura che fa crollare ogni loro speranza.

Recensione

Il libro di Iori scorre veloce come una scarica di adrenalina che ci arriva dritta al cuore, è un turbine di eventi feroci e crudi che infestano la città di Milano e coinvolgono due ragazzi un tempo legati, Carmine, un bravo ragazzo che cerca di rifarsi una vita dopo la morte del padre, e Michael il nuovo boss che tenta di estendere i suoi tentacoli subdoli sulla città, controllando anche un membro delle forze dell’ordine.

Nabil corre. Ha imparato a correre veloce in Marocco, gli dicevano che doveva avere un talento innato, che se non si immischiava nella droga poteva diventare un campione, fare le olimpiadi. Giusto un ricordo, ora, di quel maestro dalla barba grigia e le ciglia folte come le creste dei boschi di cedro lungo le basse colline del Rif, che usava tirargli le orecchie quando si rifiutava di imparare una lezione, di essere uno studente modello.

[…]

Con la mano libera tira i capelli di Nabil, che incredulo sbarra gli occhi arrossati e si lascia sfuggire un’imprecazione che suona come una richiesta di perdono. Con l’altra mano, Antonio, gli recide la gola a mezzaluna, da carotide a carotide. Il sangue ferma le parole, le fa scivolare via dalle pareti color caramello del collo di Nabil, dentro gli indumenti, sputate a forza sulla terra umida e dura del parco. Nessuno sente. Nessuno vede. Nessuno parla. Nessuno più corre.

Tutto è rapido, gli sguardi, le rese dei conti, i gesti, i dubbi, i tradimenti con lo sfondo di una Milano che assiste gelida e imperturbabile a quello che accade sotto il suo cielo, sinistra ed inquietante.

Il personaggio che più mi ha incuriosito è Franz, un tipo anziano con un ruolo molto ambiguo nello sviluppo della storia.

Franz sembra appartenere a un altro tempo. Indossa un capello a bandeau anni trenta che ricorda una celebre foto di Humphrey Bogart in bianco e nero. Adocchia velocemente il Rolex mentre con l’altra mano trattiene con sicurezza un piccolo trolley rosso. Lascia passare una famiglia tastandosi i baffi grigi come le mura di Milano. È mancato da un po’, e anche se è dura ammetterlo, c’è sempre qualcosa che gli manca di quella città. Milano è seducente. Milano la tiene in mano come un pugno di sabbia e sa che se vuole può soffiarla via in un attimo. E la stazione ha sempre quel suo odore misto di piscio e brioche industriali.

È un uomo c’è va in cerca di prede facili da catturare e che poi costringe a fare ciò che vuole. Soprattutto capisce che i giovani di oggi vogliono tutto e subito e che è molto facile attirarli, basta far loro annusare l’odore dei soldi ed è fatta, anche se hanno perso il senso dell’onore e del rispetto.

Attorno a questi personaggi ruotano Miriam, la ragazza di Carmine, il maresciallo Tanzi e il brigadiere Foschi, in un’orchestrazione abile e paziente di ruoli e battute che ci tengono incollati fino all’ultima pagina.

L’autore

Dal sito Bookabook

Perché ho scritto questo libro?

Tutto nasce da una chiamata di un amico che non sentivo da un decennio. Mi propone di leggere una sceneggiatura, fargli sapere che cosa ne penso. Per un po’ ci ho girato intorno, non avevo tanto tempo da dedicargli ma poi ho deciso di leggerla. Era una storia che parlava di Milano, di amicizia, di vite difficili che cercano continuamente il loro piccolo posto nella city. L’idea mi piaceva, così ho scritto di getto l’incipit e lui mi ha risposto che era perfetto, e siamo andati avanti.

Estratti

Suo padre gli ha insegnato tutto sul male, gli ha insegnato che all’inizio è solo un germe quasi innocuo che vive dentro le persone, è lì per bilanciare il bene ma può prendere il sopravvento. “…perché gli esseri umani sono governati dai piaceri.” Sì, i piaceri. I piaceri portano alla lussuria e la lussuria fa crescere quel germe, lo nutre fino a farlo sbocciare in un grande albero. Ha visto quanto grande adesso è il germe in Michael. Può esserlo di più.

“Lo sai che succede ora, caro Brigadiere di sto cazzo?” “Non lo so Michael, dimmelo tu.” “Non fare così.” “Così come?” Gli occhi di Michael passano dallo specchio alla realtà, poi fa un passo nella direzione del suo interlocutore, quasi mettendosi a una spanna di distanza. “A te non frega un cazzo del mio amico. Perché a quelli come te non è fregato un cazzo di pestare a morte quel Cucchi, sbatterlo in prigione e lasciarlo morire come se fosse una bestia. E la sai una cosa?, ne ho sentite a decine di storie così per questo io ne ho fin sopra i capelli e me ne sbatto di voi, della vostra misera giustizia, perché se vedete un drogato lo trattate come se non fosse più umano, beh, allora, io tratterò chiunque con lo stesso metro di misura, e questo significa che a quelli come voi ci piscio in testa se non fanno quello che dico io.”

Sì, lei aveva ragione, la vita è fragilità. Fragili erano loro, che avevano piccoli sentimenti pronti a esplodere, a fiorire, a restare eterni nel passato.

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