Recensione. Le vedove del giovedì

Claudia Pineiro

Universale Economica Feltrinelli

Pagine 254

Prezzo 9,90 € Due libri

Sinossi ufficiale

Alla periferia di Buenos Aires, dietro alti muri perimetrali, al di là di cancelli rinforzati e affiancati dalle garitte della vigilanza, si trova il complesso residenziale di lusso Altos de la Cascada. Fuori, la strada, la baraccopoli di Santa Maria de los Tigrecitos, l’autostrada, la città, il resto del mondo. Ad Altos de la Cascada vivono famiglie facoltose che hanno lo stesso stile di vita e che vogliono mantenerlo, costi quel che costi. In quest’oasi dorata di pace e tranquillità, un gruppo di amici si riunisce una volta alla settimana lontano dalla vista dei figli, delle donne di servizio e soprattutto delle mogli che, escluse da questi incontri virili, si autonominano, ironicamente, “le vedove del giovedì”. Ma una notte la routine si spezza rivelando il lato oscuro di una vita “perfetta”.

Recensione

Questo è il secondo libro di questa autrice che leggo e mi è piaciuto forse più del primo, La crepa.

Recensione

La vita scorre imperturbabile, almeno all’apparenza, dietro gli alti cancelli di questo quartiere esclusivo di Buenos Aires, dove una delle voci narranti, Virginia, annota tutto scrupolosamente nel suo libretto rosso, utile per svolgere la sua attività di agente immobiliare ma anche per capite le dinamiche sottese alla vita di questa comunità autoreferenziale e superficiale.

Sottili discriminazioni serpeggianti, rapporti che continuano traballanti, altri che si infrangono a volte con clamore altre volte nell’indifferenza generale, odori lievi e soavi che cambiano con le stagioni, lavori che spariscono da un giorno all’altro: l’autrice con una prosa lenta e distesa ed un linguaggio chiaro e preciso ci porta in un mondo che vive sotto una sorta di campana di vetro, protetto dal male che c’è fuori, ma che non riesce a difendersi da subdole infiltrazioni di quell’umanita’ precaria e sofferente che si trova ovunque, a qualunque latitudine.

Il passo che più mi ha colpito è quello relativo alla descrizione del rapporto tra Virginia e il marito Ronie.

Ronie fece quello che io non osavo fare. E mi sorprese questa nostra complementarietà nonostante fossimo i primi a non capire cosa ci facevamo ancora insieme. Funzionavamo pur avendo perduto quasi tutto ciò che un tempo ci sosteneva, tranne quella minuziosa e tacita suddivisione di ruoli e compito che continuava a puntellare quanto avevamo creato insieme con la volontà, più che con qualsiasi altra passione o sentimento.

Si può continuare a stare ancora insieme anche se non c’è più niente che unisce due persone? Lo si fa per abitudine, per non restare da soli, per non dover affrontare un fallimento, per evitare di prendere coscienza di un problema?

L’autrice

Scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice, con Feltrinelli ha pubblicato: Tua (2011), Betibù (2012), La crepa (2013) con il quale si è aggiudicata il Premio Sor Juana Inés de la Cruz 2010, Un comunista in mutande (2014), Piccoli colpi di fortuna(2016), Le vedove del giovedì (2016), Premio Clarìn 2005, poi adattato al cinema da Marcelo Piñeyro nel 2009, e Le maledizioni (2019).
Nel 2019 si è aggiudicata il Premio Pepe Carvalho, riconoscimento internazionale destinato agli scrittori di polizieschi e intitolato al famoso detective ideato dallo scrittore Manuel Vázquez Montálban, vinto in passato da autori come Andrea Camilleri, Petros Markaris e James Ellroy

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