Recensione. Cronache dei giganti

Giancarlo Attili

Infinito edizioni

Pagine 187

Prezzo 15,00 €

Sinossi ufficiale

Tutti nasciamo liberi e uguali nella fratellanza. Taluni pensano però di essere più liberi ed eguali degli altri”. “I giganti delle Cronache” sono il frutto della nostra immaginazione, tratteggiati nelle fiabe, nei miti e nelle leggende, mistificazioni della storia e delle religioni, volti a spiegare l’incomprensibile, l’insuperabile, il troppo grande o il troppo ingiusto. Nelle Cronache i giganti hanno emozioni, ambizioni e delusioni, come lo Spàupas disperato e solitario custode della giustizia, il bambino sacro diventato troppo ingombrante per poter essere amato, l’albero millenario chiamato il Vecchio Profeta o Veive che non riesce a ottenere vendetta. Ma ci sono anche nani come i Mezzuomini e gli Ottimati, o i nani bianchi fabbricatori di biciclette rubate, Emil che desiderava essere invisibile senza sapere di esserlo già, Davide mandato a processo per avere ucciso Golia o figli ingrati come il gigante Guaiaco, onorato dal popolo dei nani per aver ucciso il proprio padre Elce. “I giganti delle Cronache” vivono nel “non luogo” per eccellenza, Eterotopia, e in un “non tempo” come può esserlo quello delle fiabe, della memoria oppure della speranza. Sono costruzioni immaginarie, certo, ma a ben guardare ci si può accorgere quanto siano reali e viventi, intorno a noi, talvolta divertenti e ironici, talaltra drammaticamente disperati o ancora neanche troppo grandi come potremmo credere.

Recensione

Eterotopia è un termine coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi  che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».

Eterotopico è, per esempio, lo specchio , in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d’albergo, manicomi, prigioni… (da Wikipedia)

In questo non luogo Attili ambienta i suoi racconti che ci portano a riflettere sul potere che spesso diamo alle altre persone, casi emblematici di un’umanita’ che deve affidarsi a qualcuno per spiegare ciò che gli capita e che non conosce.

Per le formiche i giganti siamo noi, che invece ci sentiamo nani.

I giganti sono nostre creature,

I giganti sono nani.

Il racconto che mi ha colpito di più è quello intitolato L’ultimo Spàupas , un personaggio molto particolare che ad Eterotropia svolge la funzione di guardia della pace e custode della giustizia, ma tutti lo osservano con malcelato odio. Per anni aveva studiato dei testi che gli permettessero di tenere a bada le emozioni e far prevalere le leggi. Verso la fine della della storia, egli pronuncia delle parole molto toccanti:

“Non c’è bene senza male”, proseguí lo Spàupas, “o desiderio senza vizio.

Nessuno è esente dal male, nemmeno l’anima più pura e innocente, perché ogni cosa in noi è permeata da esso e compensa il suo lato positivo. Anche il desiderio più altruista e generoso cela in se’ una parte di oscurità contro la quale non possiamo fare niente.

Un altro raccolto molto entusiasmante è Processo a Davide, un bambino che uccide un gigante e perciò deve essere sottoposto ad un processo alla fine del quale viene emessa una sentenza imprevedibile e strana.

Attili ha tracciato una mitologia che ci fa aprire gli occhi sul fatto che noi siamo gli artefici del nostro destino e siamo sempre noi stessi a conferire forza e grandezza agli altri, in senso letterale ma anche figurato, il tutto con uno stile piano e chiaro.

L’autore

Giancarlo Attili vive a Roma, dove è nato nel 1961, ma è originario delle montagne della Marsica. Lavora come Business e Marketing Manager nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni, dell’ambiente e dell’innovazione. Particolarmente sensibile ai temi dei diritti umani, in special modo dell’infanzia e delle donne, si occupa da anni di progetti no profit in Italia e all’estero. È alla sua terza opera letteraria in cui, utilizzando la struttura morfologica dei racconti di magia e delle fiabe, trasferisce, come proiezioni in uno specchio, eventi, abitudini, vizi e costumi contemporanei in un “non qui” e “non ora” dove altri, “non noi”, compiono o lasciano che si compiano le peggiori ingiustizie.

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