Recensione. Il museo delle promesse infrante

Elizabeth Buchan

Editrice Nord

Pagine 392

Prezzo 18,60 €

Sinossi ufficiale

Esiste un museo, a Parigi, creato per conservare emozioni. Ogni oggetto in mostra è il simbolo di un amore perduto, di una fiducia svanita. Un cimelio donato da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la stessa curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore. Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Laure lo capisce a poco a poco dagli sguardi spaventati della gente, dalle frasi lasciate in sospeso: questo è un Paese che ha dimenticato cosa sia la libertà. Eppure ci sono persone che ancora non si rassegnano. Come Tomas. Laure lo incontra per caso, ed è un colpo di fulmine. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime.

Recensione

Ho letto questo libro stimolata da una challenge di lettura e poi mi sono confrontata con altre lettrici che partecipano insieme a me.

Ho letto recensioni tiepide e a volte negativi ma io posso affermare di aver trovato la lettura positiva.

Sicuramente il museo che da’ il titolo al libro non ha lo spazio che una persona si aspetterebbe ma io non l’ho trovato un grave difetto.

Questi stanno luogo viene comunque presentato nella sua struttura generale e la scrittrice ci chiarisce anche le motivazioni che hanno portato la protagonista a scegliere il luogo che lo ospita

“Sai, credo di sapere perché per il tuo museo hai scelto Canal Saint-Martin.”

“Perché?”

“Perché e un posto in cui vengono le persone che sanno dove andare. Che forse pensano di non avere radici . È un posto in cui puoi tendere una mano e sentire che puoi ripartire da zero. “ Esitò. “Tu puoi capire come ci si sente meglio di chiunque altro.”

Gli oggetti sono qui esposti per principio di appartenenza e Laure insieme al suo collaboratore Nic e a Chantal gestiscono gli oggetti, annotano, facilitano e applicano un protocollo molto rigido in caso di crisi all’interno del museo di qualche visitatore.

La situazione viene tornata dall’arrivo di May, una giornalista americana molto insistente che convince Laure a rilasciarle un’intervista e a poterla seguire nel suo lavoro.

Piano piano ci addentriamo nella storia del passato di Laure e nel dolore che si porta dietro, nel suo amore perduto, nelle sofferenze patite, nelle speranze smarrite.

Credo che Il museo sia stato creato da Laure per esorcizzare il suo passato, per aiutarla ad affrontarlo. In fondo lei se n’è andata da un Paese dove non c’era libertà e per tanti anni ha creduto di aver subito una sorta di tradimento da parte dell’uomo al quale aveva affidato la sua anima.

Così ha messo anima e cuore in un museo che accoglie tutti coloro che si sentono soli e dimenticati, abbandonati e che normalmente non vanno nei musei. Ogni mese gli arrivi del museo aumentano forse perché le promesse vengono infrante sempre più spesso o perché c’è sempre più difficile mantenerle.

Quello che riusciva a vedere – e a sentire -, però era lo specchio di vite e di sogni che generava. Un catalogo di morti inutili e la distruzione di talenti e opportunità. Un’ abitudine radicata nella paura. Una popolazione cui erano stati strappati via i principi morali con la forza. Una forza che le autorità spacciavano per amore.

Mi ha incuriosito molto il rapporto tra Laure e Petr , il suo datore di lavoro a Praga, direttore di un’azienda farmaceutica ma allo stesso tempo informatore del regime. L’uomo è molto attratto dalla ragazza ma è sempre rimasto distante, forse per non compromettere la sua famiglia già provata dalle condizioni di salute della moglie. Lei invece è perdutamente innamorata di Tomas e dopo tanti anni lo cerca solo per sapere che cosa ne è stato del suo grande amore.

Per questo libro non griderei al capolavoro ma è senza dubbio un testo scritto con una prosa molto scorrevole e di facile lettura, un libro che può tenerci occupati facendoci trascorrere dei momenti piacevoli.

Estratti

Come tutto anche l’odio invecchia. All’inizio è rovente, forte e a volte violento. Più ammuffisce, si sgretola.

Troviamo difficile accettare la fine delle cose. Della gioia, del dolore e della vita stessa. Ma, mentre siamo qui osservare un rituale o compiere un gesto formale ci offre conforto e un’illusione di coerenza. Donare al Museo delle promesse infrante, dove gli oggetti sono trattati con cura, rispetto e un po’ di umorismo, può avviare un processo di guarigione. Le storie che raccontiamo su noi stessi non sempre sono del tutto veritiere. Oppure non riusciamo a vedere con lucidità ciò che abbiamo fatto. Il museo offre la possibilità di stabilirlo… e di far affiorare la verità.

Maremka (ndr la marionetta) aveva un occhio azzurro e uno verde. Milos aveva continuato a parlare, in tono malizioso.

“Vedi? Significa che ci sono diversi di vedere le cose. Ma non devi mai dire niente.”

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