Recensione. Il pittore di anime

Ildefonso Falcones

Longanesi editore

Pagine 686

Prezzo 22,00 €, eBook formato Kindle 11,99 €

Sinossi ufficiale

Barcellona, 1901. La città attraversa un momento di estrema tensione sociale: la miseria delle classi più umili si scontra con il lusso dei grandi viali, nei quali originalissimi edifici appena sorti o in costruzione annunciano l’arrivo di una nuova e rivoluzionaria stagione artistica, il Modernismo. Dalmau Sala, figlio di un anarchico giustiziato dalle autorità, è un giovane pittore e ceramista che vive intrappolato tra due mondi: da un lato quello della sua famiglia e di Emma Tàsies, la donna che ama, entrambe attivamente impegnate nella lotta operaia; dall’altro, quello del lavoro nella fabbrica di ceramiche di don Manuel Bello, il suo mentore, ricco borghese dalla incrollabile fede cattolica. Nel Pittore di anime, Ildefonso Falcones tratteggia il meraviglioso arazzo di un’epoca convulsa, nel quale l’amore, la passione per l’arte, le rivolte sociali e le vendette personali si fondono in un intreccio emozionante, il ritratto di una Barcellona capace di ribellarsi al grigio potere della tradizione, dimostrando ancora una volta un’innegabile maestria nel tessere personaggi vividi e avventure straordinarie sullo sfondo della Storia di cui è appassionato e attento studioso.

Recensione

Questo romanzo monumentale di Falcones ci porta direttamente nei grandi avvenimenti storici che funestarono la città di Barcellona all’inizio del secolo scorso: scioperi, barricate, arresti, uccisioni.

Sullo sfondo di questi anni agitati si muovono le due figure di Dalmau ed Emma, uniti da una passione travolgente ma divisi dal destino e dalla politica: lui destinato a perdersi dietro agli ideali borghesi della ricchezza e della fama e a diventare un noto pittore , lei infervorata dagli ideali di ribellione e giustizia sociale.

Era questo il lavoro di Dalmau: disegnare. Creare progetti originali che poi venivano prodotti in serie ed entravano a far parte del catalogo della ditta; concretizzare e sviluppare i progetti ideati dai capimastri nella costruzione di case e negozi, che spesso erano soltanto abbozzati; o, infine, realizzare i modelli che i grandi architetti modernisti gli presentavano gia` perfettamente elaborati.

[…] Piu` lavoro e salari migliori. Riduzione dell’estenuante orario lavorativo. Fine dello sfruttamento del lavoro minorile. Fine del potere della Chiesa. Maggiore sicurezza. Abitazioni decenti. Espulsione dei religiosi. Sanita` pubblica. Istruzione laica. Cibo per tutti… Mille rivendicazioni riecheggiarono sulla Rambla de les Flors di Barcellona, condivise da una massa di gente umile, sempre piu` numerosa, che si radunava e applaudiva con entusiasmo le operaie.

Il primo ha un animo buono, è un idealista e un sognatore, che si lascia traviare dal successo e si perde prima nei meandri dell’alcool e poi tra le spire della droga. Emma invece è una donna combattiva ed energica, che non rinnega le sue origini e gli ideali del padre anarchico, che rinuncia al suo amore per Dalmau accecata dalla delusione e cerca di rifarsi una nuova vita.

Quello di Falcones è un romanzo corale dove attorno ai due protagonisti ruotano molti personaggi fondamentali come la madre di Dalmau, Josefa, sempre curva sulla sua macchina da cucire in attesa dei figli, Montserrat la sorella di Dalmau che muore sulle barricate, Don Manuel il padrone bigotto della fabbrica di azulejos per cui lavora Dalmau e poi ancora tutti i derelitti e i diseredati, disoccupati e analfabeti che pullulano nei vicoli di Barcellona nei quartieri più poveri dove rimediare il cibo da mettere in tavola è un’impresa titanica, mentre la classe borghese, tronfia e chiusa nei propri privilegi, fa di tutto per distinguersi dalla massa di poveri.

Uno dei protagonisti principali è la città di Barcellona e il fermento modernista che la anima all’inizio del 900.

Barcellona era una citta` industriale, gremita di fabbriche, magazzini e officine di vario genere. A partire dal XIX secolo veniva impiegata l’energia del vapore per svolgere attivita` che altrove continuavano a essere svolte dalla forza dell’uomo. Questo, assieme all’influenza di nazioni vicine come la Francia e a uno spirito atavicamente commerciale e imprenditoriale, facevano sı` che Barcellona tenesse il passo delle citta` piu` progredite d’Europa. L’industria principale era quella tessile; vi lavorava circa la meta` degli operai. Nonostante cio`, si distinguevano alcune industrie importanti nel campo della metallurgia, della chimica e dei generi alimentari. A queste si aggiungevano industrie del legname, del cuoio e delle calzature, della carta o delle arti grafiche, e altre decine di fabbriche in una citta` che aveva ormai raggiunto il mezzo milione di abitanti. Tuttavia, mentre i ricchi industriali e i borghesi godevano di privilegi enormi e li ostentavano, ben diversa era la realta` dei ceti bassi, dei lavoratori. Giornate dalle dieci alle dodici ore per sette giorni a settimana in cambio di salari miserabili. Negli ultimi trent’anni, gli stipendi erano aumentati del trenta per cento, di contro ai prezzi dei generi di prima necessita`, cresciuti di almeno il settanta per cento. Anche la disoccupazione era in costante aumento; i dormitori comunali erano stracolmi ogni notte, e le mense dei poveri distribuivano migliaia di pasti. Barcellona, pensava Dalmau scuotendo la testa, era una citta` crudele e spietata con chi la rendeva grande sacrificando la vita, la salute, la famiglia e i figli.

Oltre ai protagonisti del romanzo vediamo Gaudi’, Domenech, Puig i Cadafalch che rinnovano Barcellona con le loro opere.

Tuttavia, era innegabile che la ceramica, intera o a pezzetti, applicata alle facciate degli edifici stesse cambiando l’aspetto della citta`. La pietra e il mattone, grigi, uniformi e tristi, rivestiti di piastrelle diventavano facciate luminose, colorate, brillanti, capaci d’incarnare e mostrare ai passanti forme nuove, ben piu` audaci e sorprendenti delle noiose linee classiche lungo i viali principali di tante grandi citta`.

Spicca nel romanzo la critica anticlericale nei confronti di una Chiesa che costringe anziché accogliere, ipocrita e corrotta.

La Chiesa educava ai valori del conformismo e predicava la rassegnazione, inficiando la liberta` e la capacita` di raziocinio. L’istruzione degli operai, che li avrebbe resi liberi e in grado di far valere le proprie ragioni, era

indispensabile per raggiungere l’anelata rivoluzione sociale.

Il titolo del romanzo è dovuto alla capacità straordinaria che aveva Dalmau di cogliere l’anima delle persone che raffigurava nei suoi disegni, ai quali si dedicava fin da quando era un semplice disegnatore di Azulejos. Con le sue opere dava voce ai dimenticati, agli ultimi, al loro dolore, alla loro sofferenza e alla loro angoscia.

Accorse anche la stampa specializzata, che si unı `al coro delle lodi. « Il pittore di anime », cosı` fu forgiato il titolo che uno dei giornalisti avrebbe utilizzato nell’edizione del giorno successivo. Dalmau ripenso` al commento di don Manuel e alla possibile influenza esercitata dal maestro sull’uomo che l’aveva intervistato quasi sotto dettatura. « L’idealismo con cui questo giovane pittore tratta la miseria concede addirittura un tocco nobile ai bambini ritratti nei quadri », commento` un altro critico davanti a un pubblico soggiogato.

Una lettura molto impegnativa per la mole del libro, ma che grazie ad uno stile fluido e ad un’ottima contestualizzazione storica cattura l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina.

L’autore

Ildefonso Falcones de Sierra (1959) vive a Barcellona con la moglie e i quattro figli. Il suo romanzo d’esordio, La cattedrale del mare, uscito in Italia presso Longanesi, è stato un successo sensazionale in tutto il mondo, e a oggi vanta oltre un milione di lettori. Vincitore di numerosi premi in patria, in Italia si è aggiudicato il Premio Boccaccio Sezione Internazionale. Dal romanzo è stata tratta la fortunata serie tv disponibile su Netflix. Longanesi ha inoltre pubblicato i bestseller La mano di Fatima (2009), vincitore del premio Roma nel 2010, che mette in scena lo sterminio dei moriscos per mano dei cristiani nel Sud della Spagna del XVI secolo; La regina scalza (2013), ambientato a metà Settecento tra Madrid e Siviglia, tra l’oppressione dei gitani e il fiorire della vita teatrale, e il seguito della Cattedrale del mare, Gli eredi della terra (2016). Con Il pittore di anime si riconferma un maestro della narrativa storica raccontata con gli occhi degli umili e dalla parte degli oppressi.

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