Segnalazione. L’apostrofo nel bicchiere

Chiara Natalie Focacci

Il seme bianco

Pagine 103

Prezzo 11,90 €

Sinossi ufficiale

L’Apostrofo nel Bicchiere racconta l’intersecarsi di due storie che fanno della normalità della vita qualcosa di straordinario. A farci sorridere e commuovere ci sono Frida, un’instancabile sognatrice che della sua sensibilità e curiosità ha fatto un mantra, ed Enrico, che per fare spazio ad un po’ di amore è riuscito a lasciare alle spalle il suo cinico pragmatismo. E mentre Frida osserva, fotografa, e infine approda al lavoro dei sogni, accompagnata da una bicicletta rossa fuoco e da un vicino di altri tempi, qualche isolato più in là, emerge uno spirito introverso, perso nei libri e negli incontri fortuiti, che soltanto un’amicizia appena nata potrà riscuotere. L’Apostrofo nel Bicchierevuole ridare coraggio al sapore delle piccole cose.

L’autrice
Chiara Natalie Focacci nasce a Hall, in Austria, e si divide piacevolmente tra la cultura italiana e quella austriaca. Inizia i suoi studi di economia a Bologna, affiancandoli a esperienze in teatro e a corsi di fotografia; termina il suo master in storia a Oxford; e nel 2017 inizia il suo dottorato, alla ricerca di soluzioni contro la disoccupazione giovanile. Parla inglese, francese, e tedesco, e ha un debole per i ricordi.

ESTRATTI

Si erano amati tanto. Amati! Amati allo sfinire. Come nelle poesie messicane della Kahlo, nelle canzoni di Battisti, nei quadri di Schiele. Eppure era tutto cambiato e Frida non sapeva perché.

– Ogni tanto si fermava, pensava a quello che stava facendo, e un po’ le veniva da ridere, un po’ da piangere. Perché era a se stessa che doveva raccontarsi. Ogni tanto sospirava, alzava gli occhi, e li riempiva di lacrime. Lacrime che restavano lì, dentro di lei, a tenerle compagnia.

– Era rimasta nuda davanti allo specchio guardandosi, osservandosi. Osservava la sua pienezza, la nuda verità dell’esser rimasta sola, dell’essere stata violentata dal destino.

– Avevano fatto il giro del contenitore di vetro un numero infinito di volte, ora si erano stancati. Come lei di essere triste. Per cui per un po’ decise di non esserlo più. Decise che d’ora in poi da quei sentimenti fastidiosamente intelligenti che gironzolavano per la terra si sarebbe fatta solo accarezzare.

– Si sentiva come se potesse saltare in alto ora. Saltare tante volte sull’erba appena tagliata. Alzarsi in volo per poi ricadere sul suolo. A volte morbido perché la terra era buona, con fiori profumati e fili d’erba coraggiosi. A volte arido, così duro e puntiglioso da fare male ai piedi.

– Perché i libri non amano le code, i bambini che piangono, i maleducati che urtano i loro scaffali, quelli che li sfogliano senza trovarci niente dentro, abbandonandoli su un’altra pila di libri. E Frida si sentiva così. Appoggiata su uno scaffale che non era il suo. 

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