Blog tour. La tavola degli otto

Raffaella Iannece Bonora

Scatole parlanti

Pagine 176

Prezzo 11,90 €

Sinossi ufficiale

Intorno a un enorme tavolo di quercia, otto divinità si interrogano sul proprio ruolo al cospetto di un’umanità sempre più incapace di approcciarsi con il loro mondo. Otto sono anche le storie narrate in questo libro: si parte da Yuki, una ragazza dal passato nebuloso e incapace di rilassarsi, passando per la sete di vendetta di Imogene, i turbamenti di Odelia – un’amish con dei dubbi esistenziali – e un incidente di percorso che costringe Bastian, un giovane ricco e viziato, a interrogarsi sull’importanza dei valori. Liza, una donna dalla vita quasi perfetta, si trova invece di fronte alla possibilità di esaudire il proprio desiderio più grande, mentre i problemi d’ansia stanno rendendo la vita di Luke un inferno. Infine, con Milo si esplorano i confini dell’universo e con le vicende di Sofia e Sergio facciamo un salto nella Milano degli anni Cinquanta. Cosa lega tutte queste vicende? I loro destini sono appesi a un filo, e solo credere in un miracolo potrà aiutarli.

Recensione

Leggere questo racconto mi ha riconciliato con il mio destino.

Il libro si divide in due parti e ad ognuna delle otto storie vengono dedicati due capitoli.

Ci sono diversi personaggi che mi hanno attirato.

La più simpatica è Yuki, una ragazza un po’ cialtrona e confusionaria, che combina delle un sacco di casini nel suo ufficio. La più forte è Imogene che lotta per avere giustizia per se ‘ e per sua figlia Milly. Il più incredulo è Milo che deve fare i conti con il suo cuore, il più romantico e‘ Bastian che sa come fare una dichiarazione d’amore. Il più indifeso è Luke che combatte contro un mostro a più teste.

Ma anche gli altri personaggi al centro dei racconti della Iannece Bonora sono altrettanto interessanti.

La cornice che fa da sfondo alle storie è magica e vede otto dei seduti attorno ad un grave tavolo di legno che si confrontano sul destino degli uomini.

Il vento soffiava sul tetto del mondo, spazzava con le sue potenti raffiche il manto erboso, pavimento degli Dei. Il grande tavolo rotondo in pesante quercia era lì, al centro, scheggiato dai millenni; gli otto troni massicci, come l’ultima volta, già occupati dai loro proprietari. Qualcuno, o qualcosa, li aveva richiamati dal regno di nessuno, dove erano stati deposti quando altri miti e altre religioni avevano conquistato il cosmo. Dio ha creato l’uomo o l’uomo ha creato Dio? Era un’arcana domanda priva di risposta. Per gli Dei, Dio era l’Universo, l’Immutabile Oblio da dove tutto era iniziato e dove tutto si sarebbe concluso. Per l’uomo, Dio era un’entità mistica, qualcuno a cui rivolgersi nei momenti bui e che poi ci si dimenticava di onorare quando non c’era più bisogno. Ogni uomo aveva il suo personalissimo Dio, ma ne esistevano davvero così tanti?

Questo espediente letterario mi ha ricordato raccolte di racconti come Le mille e una notte o il Decameron, in cui le storie sono inserite in un contesto più ampio.

I protagonisti dei racconti appartengono a diverse classi sociali, ma sono tutti accomunati dalla lotta contro il loro destino e dalla ricerca di una speranza, di una vita di uscita dall’impasse nel quale si trovano.

Mai arrendersi, mai smettere di sperare, cercare di vedere sempre il lato positivo di ogni cosa che ci capita: il libro è un inno al coraggio e alla determinazione che sono le migliori qualità dell’essere umano, quelle che lo aiutano a superare ogni ostacolo, proprio come in alcune delle novelle di Boccaccio, ma con un riferimento molto diretto alla mitologia nordica.

Una scrittura fluida e scorrevole e un’immaginazione limpida e chiara che rendono la lettura molto piacevole.

Estratti

Amber inizialmente aveva visto un modello da copertina che si stagliava sullo sfondo dei mattoncini del Charity’s. Elegante, curato, benestante. Poi però aveva visto Bas. Il ragazzo che raccontava le favole ai piccoli del nido, che si era vestito da Babbo Natale e aveva distribuito i doni, con i piedi nel fango per aiutare Tom, che aveva smesso di fumare quando aveva scoperto che il padre di un loro ospite era morto per un carcinoma polmonare. Aveva conosciuto Basty, il bambino cresciuto passando da una tata all’altra, che aveva riempito i vuoti affettivi con soldi, oggetti di lusso e vacanze all’estero.

Da quattro anni Luke combatteva contro un’Idra a più teste, ne mozzavi una e ne spuntavano tre: attacchi di panico. Luke era un invalido non riconosciuto né dallo Stato né dalla società, il suo handicap lo aveva ridotto a vivere quasi esclusivamente fra le mura domestiche con la sola compagnia di zia Jo, la sua anziana vicina, l’unica a non averlo abbandonato.

Di fronte a lei c’era una donna rosa confetto dalla punta dei capelli alle unghie, indossava un tailleur e un cappellino con veletta.

[…]

«Io non me ne vado in giro a torso nudo, in una lampada arrugginita, a realizzare tre miseri desideri. Io sono una signora genio! A parte lo stile impareggiabile, ma poi io ho molti più poteri! Io avvero sogni. Un solo sogno, non una cosetta qualsiasi, ma il più grande che serbi nel tuo cuore».

Dalla Nota dell’autrice

Nell’antica religione celtica, otto erano le festività sacre: Yule, Imbolc, Oestara, Beltane, Lithà, Lughnasadh, Mabon e Samharin. è una mia pura licenza poetica. Il fatto che le novelle siano otto, un numero al quale io tengo molto, legato al simbolo dell’infinito, è una mera casualità.

[…]

Ognuna di queste feste ha una sua data e delle caratteristiche peculiari che ho cercato di impastare insieme alla trama. Tutte sono legate ai cicli solari, lunari, stagionali, ai solstizi e agli equinozi, momenti sacri per la vita di queste antiche popolazioni.

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