Recensione. L’invitato

Massimiliano Alberti

Infinito edizioni

Pagine 218

Prezzo 14,00 €

Devo ringraziare l’autore di questo libro per avermi dato la possibilità di leggerlo e di apprezzarlo, una storia di simpatici trentenni un po’ cialtroni.

Sinossi ufficiale

Tre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo – vero protagonista del libro – e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell’autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile… del tutto Pop.
“Nell’atmosfera asburgica Leo mulina supponenza e insolenza come se fossero una spada. E pazienza se colpirà alla cieca: saccenti critici, arrampicatori sociali, giovani e belle donne abbacinate dal lusso, ma anche gli amici di sempre, fedeli maggiordomi, innocenti studentesse. Tutti fatti a fettine. A scatenare il giovane è un disagio interiore, l’inadeguatezza etnica del disprezzato italiener al cospetto dell’aristocrazia dell’aquila bicipite: illuminata ma irraggiungibile”. (Francesco De Filippo)
“Massimiliano Alberti non ha a disposizione il rosso, il giallo, il verde o il blu… ma solo il bianco della carta e il nero della sua penna. E i suoi dialoghi vivaci, ironici e a volte velati da una certa melanconia, diventano figure colorate che esplodono nel nostro immaginario. Forse, un altro sipario si apre al Neo-Pop”. (Alberto Panizzoli)
“Quello di Alberti è un romanzo quasi teatrale, un caleidoscopio di maschere esistenziali quotidiane sempre pronte a cadere ma che si rivelano, però, terribilmente reali. L’autore sa bene, e lo dimostra, come nascondere la verità e svelare la finzione” (The Leading Guy)

Recensione

Da Trieste a Vienna, Alberti ci porta sulle tracce di tre giovani scapestrati, tre Peter Pan che non perdono occasione per invischiarsi in situazioni assurde.

La storia è raccontata in prima persona da Leonardo che al seguito del timido Kevin e del ricco Tom si trasferisce a Vienna per dare vita ad un progetto ambizioso, quello di gestire una galleria d’arte ispirata alla Pop art. Tra appartamenti di vetro, feste roboanti, abiti scintillanti e figuracce memorabili, i tre vivono una vita vuota e frivola, in particolare Leo che si rende ridicolo davanti agli amici viennesi di Tom e si innamora perdutamente di una donna che non potrà mai essere sua.

All’inizio ho trovato tutto questo mondo fatuo e a tratti volgare e Leo è il prototipo del ragazzo sfaccendato, che non ha ancora trovato un lavoro vero, vive con i suoi e poi approfitta dell’offerta di Tom per lasciare la sua città e trasferirsi nella vecchia capitale asburgica, che ai suoi occhi sembra “un collego rieducativo per maleducati convertiti”. Leo è arrogante, strafottente , indisponente, uno sbruffone veramente odioso, cinico con le donne, superficiale nei rapporti. Ma poi alla resa dei conti si rivela un uomo fragile, con un cuore in balia di quel sentimento che spesso ci fa soffrire.

“Sei innamorato di qualcuno , Tom?”

“Innamorato, Leo, è una parola “grossa “. Infatuazione, fissazione, amore, innamoramento, sono solo sinonimi, ma ben diversi l’uno dall’altro. In ogni caso tutti portano a esprimere in semplice concetto che va in un’unica direzione. In altre parole un modo per dire che il bene che vogliamo a noi stessi, lo buttiamo dandolo a un estraneo – talvolta in maniera raccapricciante e senza ritegno.

“[…]!La vita è troppo corta perché ci si possa accontentare degli avanzi o di quello che trovi solo sullo scaffale di fronte. ”

“Anche a costo di arrampicarsi e di ribaltare qualcosa , pur di p-prendere quello che c’è sulla mensola in alto, Leo?”

“Si. Anche a costo di prendere una scala e di ribaltare quello che ci ostacola.”

“Q-quindi, secondo te Leo, è un errore contentarsi di ciò che il destino ti p-propina? Nessuna soluzione razionale in amore? La cosa mi spaventa …”

“Beh, vedi Kevin, l’infatuazione è come il vizio del fumo, difficile credere a chi ti dice “domani smetto.””

In fondo Leo è un virtuoso della parola, uno che le usa a suo vantaggio, che ama stupire, meravigliare, con un gusto barocco per la vita e per gli eccessi, uno che ama stare sotto i riflettori, un egoista, che si imbatte nel peggiore e nel migliore dei casi che possa capitare ad un essere umano, l’amore.

Questo viene definito in vari modi piuttosto cinici, per esempio viene visto come un buttare tutto il bene che vogliamo a noi stessi dandolo ad un estraneo. Amare è considerato un segno di debolezza,”uno stato confusionale di depressione ipocondriaca”, una malattia che colpisce tutti indipendentemente dal sesso e dall’età e da cui a volte si può guarire.

Io credo che la vita è troppo corta per predicare una grazia e troppo lunga per soffrire pensando sempre e solo a qualcuno.

Un ritratto cinico e spregiudicato dell’amore ai nostri tempi, molto efficace ed interessante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...