Recensione. Il mondo di Joya

Riccardo Tontaro

Bookabook

Prezzo 16,00 €, eBook 6,99 €

Che se la vita ti avvita, tu svita, ma sempre e solo a umano, delicatamente, senza mai usare il cacciavita.

[…]

Capisci, insomma, che ad un certo punto bisogna saper rallentare. Che in certe cose, quando arrivi, se arrivi, sei sempre arrivato primo. Che è difficile trovare le persone giuste, ma è un errore accontentarsi di quelle ingiuste. Direi addirittura diabolico insistere, se sono pure quelle sbagliate.

Fra gli autori scoperti su Instagram c’è Riccardo Tontaro che mi ha dato la possibilità di leggere il suo libro.

Sinossi ufficiale

“Dal volare allo scrivere,
così, da penna a pennino,
su di un muro abbattuto, per vivere,
ognuno, il proprio destino.”

Questo il succo di tutto ciò che il nonno, poco prima di andarsene, lasciò scritto. Non si sa se sia stato lui a trovare prima lei o viceversa. Sicuramente, per trovarla, quella piuma sgarrupata, qualche indizio in più il nonno Teodomiro poteva anche lasciarglielo, in quel taccuino intriso di vino, d’olio d’oliva e di enigmi numerici d’inchiostro, nascosti tra raccontelli, poesie e filastrocche fin sotto la copertina. Ma se ti impegni, prima o poi ci riesci, gli aveva detto un piccolo e fradicio orfanello, allo stremo delle sue forze. Era un umano Riccardo, proprio come parecchi di noi, talvolta in bilico tra il vorrei volere e il lo voglio, lo voglio e basta. Che poi, alla fine, era proprio come il nonno gli aveva scritto, quando finalmente arrivò a capirlo. Fu sufficiente solo trovare la forza di chiederlo. A sé stesso. E Joya lo regalò, quel suo bel mondo. A tutti.

Recensione

Riccardo De Tonnis è il protagonista di questo libro che narra in modo molto ironico in prima persona le sue vicende e la sua passione per la scrittura, per l’affabulazione. È così che il libro procede attraverso il racconto intrecciato alle molteplici riflessioni sull’uomo del nostro tempo, sui suoi dubbi, le sue manie, sui social.

Riccardo è un uomo d’altri tempi, più bravo con le parole che nei rapporti umani , così veloci, mordi e fuggi, superficiali, vissuti più attraverso i social che nella realtà, innamorato del suo lavoro di maestro e dei suoi bambini.

Si getta nella mischia di Facebook ma non ne concepisce l’utilità.

Da lì all’icona di Feisbuc fu un attimo, un attimo di curiosità. La pigiai. Feisbuc ti fa un sacco di domande quando entri. Ma proprio un sacco davvero, se consideri che manco ti conosce. Lo presi come un gioco e, in alternativa al sonno, provai ad armeggiare con quell’attrezzo.

[…]

Un pacco di mi piace, il mefistofelico laik, cuori, bocche aperte da parte dei miei amici, che nel frattempo si erano moltiplicati come i batteri, mi deviarono dall’idea che stessi combinando una sciocchezza. Poi presi una delle mie poesie e la copiai, incollandola nel mio primo post. E bon, c’ero anch’io! E giù, laik a fiondate. Nessuna parola, nessun commento. Roba veloce, una sditazzata e basta. Già mi stava sul cazzo, così, tanto per essere chiari, il giochetto.

L’autore corre dietro ai pensieri che si accavallano nella mente del protagonista, alle domande che non trovano risposte e che chiamano in causa in modo ironico e piacevole i grandi filosofi del passato. Mi è piaciuto anche il fatto di aver inserito i racconti inventati da Riccardo nel corso del libro, a testimoniare il suo virtuosismo nell’uso della parola, come la parodia della Divina Commedia in prosa e in chiave social. Ho apprezzato l’ironia con cui l’autore ha affrontato il racconto, ma quando è continua e ininterrotta diventa pesante e stucchevole.

L’autore

Sono nato a Cermes (BZ), Alto Adige, nel 1964. Medico veterinario, specialista in ispezione degli alimenti di origine animale, da trent’anni mi occupo di tecnologie produttive nell’ambito della filiera di trasformazione dei prodotti alimentari. Da molti più anni, tuttavia, coltivo le mie passioni predilette: scrivere e dipingere. Non sono mai stato capace di farne a meno. Da quando, vincendo la timidezza, quegli strafalcioni d’inchiostro sono scappati dal cassetto, ho scritto “Poesiandovai” (Raccolta di poesie, 2014), “Il profumo delle stelle spente” (Raccolta di poesie, 2015), “Filastroketistruck” (Raccolta di filastrocche e di poesie, 2017), “Amar’è e Cielò” (Raccolta di poesie, 2018) e “Poetry POWER”(Raccolta di raccontelli, filastrocche e poesie, 2018). Ho inoltre scritto ed interpretato il Recital (e qual) “L’amore ha i contorni fumati” (2018) e lo storytelling “Raccontell’you” (2019).

Perché ho scritto questo libro?

Si può scrivere in tantissimi modi e con altrettante aspirazioni. Ma quando sono l’immaginario, la fantasia, la creazione e l’invenzione ad irrompere, allora il confidarsi, il narrarsi e lo smascherarsi mi aiutano a capire perché lo scrivere è necessità. Scrivere è un qualche cosa che ha a che fare con il senso della vita. Questo romanzo, insomma, è stata una lavorazione artigianale, fatta a mano, da un umano. Anche se stava sognando. Che il sonno, come i sogni, fa anch’esso parte della vita.

Estratti

Uscire da Feisbuc era vista come una malattia pericolosamente esantematica. E questo, nella migliore delle ipotesi. Poiché qualcuno o qualcuna pensava pure che avessi deciso di togliergli o toglierle l’amicizia. Erano dinamiche per le quali avrebbero dovuto avere la compiacenza di spiegarmene l’analisi logica. Io non ci arrivavo, non ci arrivavo proprio, scusatemi. In quel mondo, quello che camminava parallelo, oramai quasi a qualche micron di distanza, quindi molto somigliante a quello virtuale, i sani di mente andavano dallo psicologo. Non c’era proprio nulla da fare. L’essere emotivamente sani, in un mondo ammalato, alienava ed emarginava quelle personalità dotate di creatività, intuizione, empatia, insomma di quella cosa che riceviamo tutti, gratuitamente, fin dalla nascita. Quella cosa si chiamerebbe sensibilità. La capacità di amare, di sperimentare, di giocare, di sognare, di avere degli obiettivi da raggiungere e poi, dopo averli raggiunti, di formularne di nuovi. Quegli emarginati, in quella società, non andavano di moda, derisi dai più forti e dalle loro leggi, presi in giro, quasi beffati dalla competizione, dall’arroganza di una parte del più brutto e cattivo popolazzo dell’altro mondo, quello dei social, ben inteso, che rappresentava la poraccitudine elevata alla massima potenza e che era entrato, senza fare troppi complimenti, nel mondo reale. Con solo qualche micron di distanza, non è che fece chissà quale e quanta fatica. Quei reietti, quegli esclusi, pagando in prima persona il prezzo delle loro scelte, preferivano perdere, ma non barattavano la propria dignità, essendo costruiti con un materiale poco ipnotizzabile, poco assoggettabile. Insomma, quegli sfigati esantematici con il morbidillo, la varincellanoncisto, la rosoliadiculomimanca, la scarlattinaalleginocchina e tutte le altre malattie del mondo, quarta, quinta e sesta comprese, avevano le loro vetrine piene di roba che non faceva tendenza, tanto per essere chiaro. Ed anch’io, molto probabilmente, ero un marchingegno, una specie di giocattolo, costruito a mano. A chi mi aveva fatto, doveva essergli sfuggito, mentre mi fabbricava, qualche pezzo scaduto, antico. E sarà forse stato per questo fatto artigianale, tipo roba da garage disordinato e suburbano, che, dinamicamente, non funzionavo molto bene. Tanto, oramai, ero già abbondantemente fuori garanzia. Che poi c’era anche lei, ancora presente nei miei pensieri, inutile mentire, ma che mi era entrata talmente storta e di traverso dentro, che ero dovuto uscire io. Che in due si stava bene, d’accordo, ma con certa gente si stava forse meglio anche uno alla volta.

Avete mai visto un uomo lasciato da una donna? Beh, ce ne sono di diversi tipi, a dire la verità. C’è il dai che mi faccio male una volta per tutte, detto il suicida, questo non mi piace proprio, lo metto per primo ma non ho intenzione di andare oltre. C’è il figo masaiamechecazzomenefrega che poi, quando rimane da solo e nessuno lo vede, si tira certe martellate sulle dita che lo sentono urlare fino dall’altra parte dell’emisfero. C’è il tenace, quello che non molla nemmeno se vede la ex insieme ai trecento di Sparta ed insiste all’infinito, tentando l’effetto ti prendo per sfinimento. C’è il romantico, che pensa di non essersela meritata e che quindi sia giusto così, almeno secondo lui. C’è il bestemmiatore di tutti i Santi con nome di donna, con quelli bravi che vanno perfettamente in ordine alfabetico, dalla A di Abbondanza alla Z di Zoe. C’è il calunniatore che ne dice di ogni senza alcun ritegno. E poi c’è Sasha, quello che piange insieme al suo cuore, poiché sono una cosa sola. Per questo lui era amico mio.

Che la vita invece cos’è, se non una capriola sul mondo? Dove talvolta cadi, ma tutte le volte che ti rialzi ti accorgi che la terra, sempre, sta rotolando insieme a te.

Che il cuore non nasce per stare fermo, se si ferma è un bel casino, lo sapete, tanto più se viene costretto a farlo. Che ci sono mille modi per ammazzare un cuore, pur lasciandolo vivo.

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