Recensione. Frammenti

Riccardo Zanin

Santelli editore

Pagine 82

Prezzo 9,90 €

Ho scoperto da poco su Facebook un’iniziativa molto interessante: si tratta del gruppo Libri itineranti che organizza dei “viaggi” in giro per l’Italia di alcuni libri,

Ogni lettrice/lettore che aderisce all’iniziativa sceglie di partecipare al tour di uno o più libri e con il testo riceve anche un quadernino. Finito di leggere il libro entro 30 giorni, dopo aver annotato le sue impressioni, spedisce tutto alla lettrice/lettore seguente.

“Frammenti” è una raccolta di poesie che tenta di abbattere le mura del disagio interpersonale grazie all’arma della confidenza e alla più totale apertura di sé agli altri e il mondo circostante. I versi accompagnano verso un sentiero frastagliato in cui l’autore pone interrogativi esistenziali spingendo ciascuno a trovare le proprie risposte Il viaggio non ha un percorso cronologico; ciascuno deve pensare ai frammenti del proprio specchio, separati dallo spazio e dal tempo, cogliendone il significato più profondo così da poter ricomporre l’immagine che desidera, come fosse un puzzle.

Recensione

Ho scelto di partecipare al tour di questo libro perché avevo già letto Vecchio Circo Zanin e le poesie di quella raccolta mi avevano colpito e fatto riflettere.

Anche stavolta l’autore ha saputo riflettere su alcuni aspetti della vita con uno sguardo privilegiato, disincantato e originale.

La poesia intitolata Libreria è una di quelle che mi è piaciuta di più perché da’ voce ai libri e la descrive dal loro punto di vista : essi la considerano come una prigione dove un pazzo li ha messi, forse anche più pazzo di colui che li ha creati. Alcuni sono più fortunati perché vengono scelti subito, altri devono aspettare molto tempo, altri ancora non verranno mai scelti. Questo mi ha fatto pensare alla mia libreria, dove ci sono testi che mi aspettano da tanto tempo e intanto continuo imperterrita a comprarne altri.

Questo distico è di una potenza straordinaria: in due soli versi e con pochissimi termini riesce a dire quali sono i frutti più maturi del dolore. Esso è alla base della felicità forse perché dopo una lunga sofferenza, se ne siamo consapevoli e la abbracciamo con serenità, riusciamo a tornare a sorridere. Inoltre soffrire ci fa crescere, ci insegna nuovi modi di pensare e di agire, ci porta ad eliminare quegli schemi comportamentali che magari finora ci hanno creato solo disagio.

Anche questa poesia mi ha colpito molto, perché se c’è una cosa che mi spaventa è il non riuscire ad essere più padrona della mia mente, dei miei pensieri e dei miei ricordi. La metafora della nebbia è perfetta per rendere l’idea di come nella malattia le cose perdano i contorni, diventino indistinte e l’essere umano si senta già morto ancora prima di aver esalato l’ultimo respiro.

Questa è la prima raccolta di Zanin e sicuramente appare meno matura rispetto alla successiva nella creazione delle immagini e dei simboli attorno ai quali ruotano i suoi componimenti, ma non mancano certo l’ispirazione e la capacità di esprimere le emozioni suscitate dagli aspetti più quotidiani dell’esistenza di ognuno di noi.

L’autore

Riccardo Zanin (Palermo, 1994) vive in provincia di Varese. Nel 2018 pubblica la sua prima raccolta di poesie Frammenti (Santelli Editore) e nel 2019 Vecchio Circo Zanin (Eretica edizioni).

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