Recensione. Gli anni al contrario

Nadia Terranova

Einaudi editore

Pagine 144

Prezzo 11,00 €

Non abbiamo mai usato lo stesso
dizionario. Parole uguali, significati
diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo
a costruire e tu a circoscrivere;
dicevamo politica: io ero entusiasta e tu
diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi.
Se non ci fosse stata Mara ci saremmo
persi subito, ma almeno non avremmo
continuato a incolparci per le nostre
solitudini. Quando penso agli anni
trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario.

Il gdl di cui faccio parte per il mese di dicembre ha letto questo libro di Nadia Terranova. Per me è stata la prima occasione di avvicinarmi a questa scrittrice .

Sinossi ufficiale

Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l’abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l’ha con il padre e il suo “comunismo che odora di sconfitta”, e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all’università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l’avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia.

Recensione

Questo libro ci porta a fare i conti con la Storia, anzi con una parte della nostra storia nazionale che spesso conosciamo poco e che quasi volutamente cerchiamo di omettere, sulla quale il più delle volte si soprassiede per non dover guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità di quello che è successo.

Sullo sfondo della lotta armata degli anni 70 si inserisce la storia di due giovani, politicante diversi per estrazione sociale ma accomunati dal desiderio di emanciparsi dalle loro famiglie, di trovare la loro strada e il loro posto nel mondo anche e soprattutto attraverso un impegno politico che fosse agli antipodi rispetto alla tradizione nella quale erano cresciuti. Aurora viene da una famiglia il cui padre-padrone era un fascista convinto, mentre Giovanni è figlio di un famosissimo avvocato comunista.

La Terranova ci racconta la storia di una coppia che credeva di amarsi unita dallo slancio della gioventù e dalla comune Fede politica. Aurora vuole scappare dalla claustrofobia della casa paterna e sentirsi grande e indipendente, mentre Giovanni vuole dimostrare di essere all’altezza del cognome che porta. Si sono uniti, per un po’ hanno camminato insieme poi le loro strade si sono divise, Aurora impegnata a mandare avanti la casa e ad occuparsi della figlia, Giovanni impegnato a cercare un modo concreto per darsi all’azione, per dimostrare sul campo della lotta armata la sua grandezza e il suo coraggio. Piano piano i due si allontanano per stanchezza, per abitudine e per la mancanza di coraggio di affrontare il fallimento comune. Ma mentre Aurora continua a trovare un motivo per vivere, Giovanni si arrende alle lusinghe della droga.

Quello successivo, più che un inverno , per Giovanni fu un viaggio al centro della terra. Ogni volta, ogni giorno come fosse il primo, l’eroina gli prometteva una giornata epica e poco importava che mantenesse o meno. Quando era lucido, provava solo disagio e torpore.

Tra i due protagonisti quello che ho amato di più è stata Aurora, di cui ho ammirato il desiderio di riscatto, la volontà di studiare per crearsi un futuro indipendente, i ripetuti tentativi di far funzionare il suo matrimonio ogni volta che Giovanni si allontanava. D’altra parte ho provato grande fastidio nei confronti di quest’ultimo per la sua debolezza, per la sua incapacità ad agire, il suo arrendersi di fronte alle difficoltà e la sua incapacità ad affrontare i problemi.

Un libro da leggere assolutamente e che mi ha messo una gran voglia di leggere gli altri testi dell’autrice.

L’autrice

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978. Studia alla facoltà di Filosofia della sua città ottenendo il dottorato in storia moderna. Nel 2003 si trasferisce a Roma, dove abita tutt’oggi e dove si dedica alla sua professione di autrice. A partire dal 2012 pubblica cinque libri per ragazzi, fra i quali Bruno. Il bambino che imparò a volare, ispirato alla vita di Bruno Schulz, scrittore ebreo polacco. Nel 2015 viene pubblicato Gli anni al contrario, definito dallo scrittore Roberto Saviano uno dei migliori libri dell’anno e vincitore di numerosi premi quali Bagutta Opera Prima, Brancati, Fiesole, Grotte della Gurfa.
Collabora con numerosi blog e riviste e le sue opere vengono tradotte in Francia, Messico, Spagna, Polonia e Lituania.

Nel 2019 è stata finalista al Premio Strega con il libro Addio fantasmi.

Estratti

Moglie e figlia dormivano abbracciate sul divano, vestite di tutto punto e pronte per uscire. Il sonno le rendeva uguali, pensò Giovanni, e si disse che i grandi, in fondo, non sono che bambini sopravvissuti.

Aurora camminava tra due vuoti e quello della morte era meno spaventoso dell’altro, a cui non sapeva dare un nome. 

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