Recensione. Anna. L’inferno in una bottiglia

Martina Longhin

Youcanprint

Pagine 222

Prezzo 16,00 €, eBook formato Kindle 2,99 €

Questa collaborazione è stata per me molto importante: ho avuto il piacere di ricevere una copia del libro di Martina Longhin, tratto da una storia vera, scritto su una tematica che riempie quasi ogni giorno le prime pagine dei giornali e occupa le notizie dei Tg, il femminicido e la violenza sulle donne in genere.

Sinossi ufficiale

Anna è una giovane ragazza che dovrebbe vivere una vita serena e spensierata come tutti i suoi coetanei, ma questi sono privilegi che a lei, fin da bambina, non sono mai stati concessi. Stella, sua madre, è legata a un uomo violento e geloso da cui non riesce a separarsi e per Anna maltrattamenti e soprusi fanno parte della quotidianità… finché un giorno tutto nella sua vita cambia. Una storia forte, una storia realmente accaduta.

Recensione

La storia di Anna è una storia di soprusi e di dolore. Prima di tutto quella della madre Stella lo è stata, innamorata di un uomo che sembrava gentile, premuroso ma poi aveva degli improvvisi scatti di rabbia e violenza. Stella, animata dallo spirito di crocerossina e succube della sindrome di Stoccolma, nonostante i maltrattamenti subiti, è innamorata profondamente del marito, le è totalmente sottomessa e non riesce a liberarsi di questo rapporto malsano, complice anche la paura di essere oggetto di critiche da parte della piccola comunità in cui vive.

«La gente non capisce», continuò scuotendo il capo. «Se lasci un marito, per quanto violento possa essere, sarai inevitabilmente considerata una donnaccia.» Conosceva il modo di pensare della gente nei paesetti come il suo: erano per la maggior parte persone molto religiose, con una mentalità ristretta ed estremamente conservatrice. Da sempre, dai tempi più remoti, la Chiesa aveva inculcato nella testa della gente la convinzione che tra i tanti doveri della moglie, ci fosse quello di rispettare il marito come suo capo e di esserne sottomessa, in qualsiasi caso e a qualsiasi costo. Una separazione voluta dalla donna non era mai giustificata.

Anna cresce in questa famiglia tenuta insieme più dalla paura della madre che dall’amore, ne respira la tensione, ne assorbe l’atmosfera violenta.

Anna non aveva un’infanzia serena. Troppo spesso vedeva il papà ubriaco e assisteva impotente alle brutali violenze che questo commetteva nei confronti della madre. Con lei e la sorella però, violento non lo era mai stato. Non erano mai state picchiate, ma non avevano neanche mai ricevuto nessun tipo di gesto affettuoso: nessuna coccola, nessun bacio, nessun abbraccio. Erano davvero pochi i momenti gioiosi che trascorrevano con lui.

La madre Stella è la classica vittima che non si ribella al suo carnefice, anzi lo giustifica sempre e comunque, spera che cambi, crede nelle sue promesse di non picchiarla più. D’altra parte il padre Toni è il tipico padre-padrone, che scarica le sue frustrazioni sulla moglie, si attacca ad una bottiglia e non riesce a liberarsi dalla sua dipendenza, non è consapevole del suo problema e non fa altro che negarlo.

La storia procede nel racconto di questa famiglia disgraziata, colpevole di nulla se non di subire le violenze del capo famiglia, di un padre che dovrebbe proteggere sua moglie e i suoi figli e invece passa la sua vita a coprire di insulti e botte la moglie e a terrorizzare i figli.

Il 25 novembre è stata proclamata Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e su tutti i media si è parlato di questo male della società contemporanea. Il punto è che non si dovrebbero organizzare convegni, incontri o dibattiti su questo tema solo in una giornata, ma è un argomento su cui si dovrebbe riflettere sempre, a partire dalla famiglia che dovrebbe favorire un’educazione volta a promuovere il rispetto, un’educazione all’affettività, per poter crescere dei figli che abbiano delle relazioni sane e libere da pregiudizi.

Dobbiamo insegnare alle nostre figlie a pretendere il rispetto delle loro scelte, a non farsi sminuire o usare come oggetti, ma nello stesso tempo dobbiamo insegnare ai nostri figli ad avere cura delle loro compagne, ad accettare un no, un rifiuto.

Il libro della Longhin è un importante monito ad evitare che si ripeta quanto sta accadendo nel nostro Paese: quest’anno in 10 mesi sono state uccise 95 donne e sono stati commessi atti di violenza su 88 vittime al giorno ed è una situazione insostenibile, che tra l’altro non tiene conto dei tanti casi di violenza che si sono verificati e che non sono stati denunciati.

L’autrice

Dal sito martinalonghin.it

Mi chiamo Martina Longhin, sono nata e vivo a Mirano, una cittadina a circa venti chilometri dalla meravigliosa Venezia. Sono sposata con Lorenzo e ho un figlio ora adolescente, Eddy, che è il mio vero capolavoro! (Ah, cuore di mamma!!!) 

Quando sono nata? Beh! Vi dico solo che sono venuta al mondo pochi giorni dopo l’alluvione di Firenze e “l’Aqua Granda” a Venezia. Eheh! Chi è proprio curioso di sapere la mia età, deve fare un po’ di fatica e cercarsi l’anno!

Fin da piccolissima ho adorato la musica, mi piacevano i bambini e mi piaceva far la maestrina, perciò ho unito le tre cose, mi sono diplomata al conservatorio in chitarra classica e sono diventata insegnante. 

Il mio sogno è sempre stato quello di poter parlare tutte le lingue del mondo, così ho iniziato a seguire corsi d’inglese, di francese, di tedesco e di spagnolo… considerato che nel nostro pianeta si parlano più di 6.900 lingue diverse, non credo proprio di riuscire a farcela ad impararle tutte.

Le altre mie passioni? Adoro organizzare viaggi e quindi viaggiare, in tutti i modi… tranne uno: l’aereo! Ho viaggiato in macchina, in nave, in camper e posso dire che da Capo Nord a Rodi e da Madeira a San Pietroburgo, l’Europa l’ho visitata quasi tutta. Ora devo solo vincere la paura di volare e decidere di buttarmi al di fuori del nostro amato Vecchio Continente.

Adoro cucinare: mi piace provare, sperimentare e ogni volta che torno da un viaggio all’estero, subito mi cimento tra i fornelli per preparare i piatti tipici che ho assaggiato in terra straniera.

Infine, cosa poteva non esserci tra le mie passioni? Esatto, la lettura! Leggo da sempre, da appena ho imparato a farlo. Passavo pomeriggi interi seduta sul divano a divorare libri. Quello che più mi ha colpito da piccola, oltre al classico “Piccole donne”, è stato “Signori… attenzione…”, di E. Mignucci, un romanzo che parla delle avventure di un’accompagnatrice turistica in viaggio a Vienna. Già, Vienna, la mia città preferita, dove hanno vissuto i più grandi musicisti e dove han regnato gli Asburgo. Perché nomino gli Asburgo? Perché per anni ho letto soprattutto libri sulla loro casata! Poi però son passata ai Tudor, ai Savoia, ai Medici, ai Borgia… ebbene sì, mi piacciono i romanzi e i saggi storici (che mio figlio non leggerebbe neanche sotto tortura!). Ora comunque leggo anche altro. Gli scrittori che più mi piacciono sono Dan Brown, Ken Follet, Bernard Cornwell e Philippa Gregory.

Come mai ho iniziato a scrivere libri?

Tutto è iniziato nell’estate del 2017, quando ho ritrovato un tema che aveva scritto mio figlio qualche estate prima, al ritorno da un viaggio in Norvegia. Era rimasto talmente affascinato da quei luoghi e dalle leggende che una guida gli aveva raccontato, da inventarsi una storia, una bella storia, che mi è piaciuta moltissimo, tanto da decidere di svilupparla. Non sapevo neanche da che parte cominciare, ma ho acceso il mio computer e ho iniziato a buttar giù la prima idea che mi è venuta in mente. Ho scritto così quello che poi è diventato l’ottavo capitolo della seconda parte del libro. Ho iniziato praticamente dalla fine e poi, piano piano, il resto è venuto da sé. 

È nato così “Alla ricerca di Lyset”.

Note dell’autrice

Questo libro è tratto da una storia vera. Per proteggere l’identità dei protagonisti, i nomi e l’ambientazione sono frutto di fantasia. Casi come quelli di Stella, in Italia e nel mondo, ce ne sono purtroppo a migliaia. Solo nel nostro paese, ogni due giorni, una donna viene uccisa e questo quasi sempre dall’uomo che sostiene di amarla. Nella maggior parte dei casi la causa è legata a gelosia e possesso nei confronti della vittima ed è spesso la tragica conclusione di un lungo rapporto costellato da maltrattamenti e soprusi. Sono tante, troppe, le donne che quotidianamente subiscono dentro le mura di casa ogni tipo di violenza fisica e psicologica e la maggior parte delle volte senza aver il coraggio di ribellarsi e di denunciare il loro aguzzino. I motivi che legano le donne ai loro mariti o compagni violenti sono molteplici: la scarsa autostima e la convinzione quindi di non valere nulla; la speranza che il loro uomo possa cambiare; il timore di non avere nessun sostentamento economico in caso di separazione; la paura di denunciare, perché non hanno fiducia nella protezione delle istituzioni e temono di essere punite ancora più ferocemente da un compagno infuriato. Così rimangono con questi loro aguzzini, continuando a subire violenze che a volte diventano mortali. Purtroppo le donne che hanno figli non si rendono conto che le altre vittime di questi maltrattamenti sono i loro bambini, spesso spettatori delle violenze da loro subite nell’arco degli anni e poi, nei casi più estremi, orfani di entrambi i genitori: della mamma, vittima di femminicidio e del papà, rinchiuso in carcere o morto suicida. L’aver vissuto le violenze ed essere stati brutalmente privati di entrambi i genitori, porta a delle conseguenze devastanti, conseguenze che li segneranno per tutta la vita. Le donne, dunque, che si rendono conto che la rabbia del loro compagno sfocia in violenze e maltrattamenti, devono parlarne subito, denunciare alle forze dell’ordine o rivolgersi a uno dei tanti centri antiviolenza dislocati in tutto il territorio nazionale, perché non ci devono più essere vittime come Stella e soprattutto bambini come Anna, Sara, Luca e Marco che hanno vissuto per molto, moltissimo tempo all’inferno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...