Recensione. La galassia dei dementi

Ermanno Cavazzone

La nave di Teseo

Pagine 663

Prezzo 24,00 €

Ero molto incuriosita dalla copertina e dalla trama di questo libro, ciò che mi spaventava era sicuramente la mole …

Sinossi ufficiale

In un futuro dai confini incerti, in un paesaggio che assomiglia al Far West ma che è invece la pianura a volte nebbiosa, altre assolata, fra l’Emilia e la Romagna, tutto è cambiato. Siamo attorno all’anno 6.000 quando avviene la Grande Devastazione: un’invasione aliena ha distrutto le città lasciando dietro solo rovine, un’incredibile onda d’urto ha raso al suolo ogni sporgenza, ha fatto ribollire gli oceani, la popolazione umana è decimata ed è rintanata in case cubiche simili a termitai. Sono sopravvissuti però i sistemi industriali costruiti nel sottosuolo che continuano a produrre droidi, robot intelligenti che provvedono a ogni cosa e vivono assieme agli esseri umani. La tecnologia è al potere: governa, gestisce, organizza. Gli uomini sono liberi da ogni occupazione e lasciati al lassismo, all’obesità, alle strane manie che li afferrano, vivendo in aree urbane desolate e deserte. I coniugi Vitosi, fra i superstiti, passano il tempo collezionando grucce, oggetti vecchi e intrattenendosi con due robot da compagnia quasi erotica, una Dafne e un Piteco. Ma quando, a poco a poco, si sparge la voce che i robot immortali che avevano creato e amministrato questo nuovo mondo si sono ritirati, offesi dal carico delle incombenze e dalla mancanza di gratitudine a loro dovuta, il caos si propaga e inizia la vera catastrofe. Nuovi, improvvisi incendi sconvolgono le città, i robot domestici cominciano a delinquere, a darsi al brigantaggio e anche la Dafne e il Piteco decidono di scappare, preoccupati dai pericoli crescenti. Da giorni i notiziari riportano inoltre l’allarmante annuncio della fuga di un robot ritenuto molto pericoloso, uno Xenofon, che la Dafne e il Piteco saranno destinati a incontrare sul loro cammino. Su quello dei coniugi Vitosi e degli altri pochi umani sopravvissuti incombe invece un’altra minaccia, sotto forma di insetti giganti. Riusciranno a sopravvivere a questa nuova invasione aliena? Tra funamboliche citazioni mitologiche e vicissitudini spassose, e deliranti, Ermanno Cavazzoni ci risucchia nella sua fantascienza ironica, sfrenata e surreale, dove il futuro ci appare sospetto e un po’ inquietante, un posto stranamente famigliare.

Recensione

L’idea di base è fantastica: un’ umanità obesa, pigra, arrabbiata, dedita ad occupazioni inutili come collezionare grucce, proiettili inesplosi, bottiglie, denti finti, in balia di droidi domestici da cui dipendono in tutto e per tutto, che vive in cubi prefabbricati ed è controllata da una sorta di essere superiori chiamati Immortali, che però hanno abbandonato la Terra quando ad un certo punto gli uomini hanno cominciato a non dar loro più alcuna importanza. Mancando la supervisione degli Immortali, il mondo è andato in crisi e molto droidi hanno iniziato a fuggire per liberarsi dalla schiavitu’ degli umani. Ovunque scoppiano incendi e gli uomini sono in grande difficoltà, perché senza i loro droidi non riescono a muoversi o a mangiare da soli.

Il racconto si snoda seguendo le vicende di molti personaggi attraverso la nostra penisola, da Bologna ai colli Euganei, ed è molto difficile seguire tutte le peripezie dei protagonisti.

Probabilmente dipende dal fatto che il genere fantascientifico non è il mio preferito, ma sono arrivata alla fine del libro con grande fatica. Nonostante il racconto sia ironico e divertente nelle intenzioni e anche nella pratica, ci si è dilungati in modo eccessivo nella descrizione di certe situazioni, in una girandola di fatti e personaggi che un po’ disorienta e che a lungo andare stanca.

Mi dispiace molto perché avevo grandi aspettative da questo libro.

L’autore

Cavazzoni vive a Bologna dove insegna all’Università. È autore di racconti contenuti in Narratori delle riserve a cura di Gianni Celati, di Le tentazioni di Girolamo (Bollati Boringhieri, 1991), degli scherzi letterari di I sette cuori (Bollati Boringhieri, 1992), della traduzione scherzosa e infedele di Le leggende dei santi di Jacopo da Varagine (Bollati Boringhieri, 1993), della raccolta Vite brevi di idioti(Feltrinelli, 1994), di Cirenaica (Einaudi, 1999) e di Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet, 2009).
È stato tra i curatori della rivista «Il semplice».

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