Recensione. Il respiro della Grande Madre

Floriana Naso

Bre’ edizioni

Pagine 177

Prezzo 9,99 €, eBook 3,99 €

Quando era immersa, si sentiva nel suo elemento, protetta. Il silenzio, sotto la superficie del mare, la cullava. Tutti i pensieri e le sofferenze galleggiavano in superficie mentre lei riprendeva a vivere. Esistevano solo lei e sua “Madre”.

Questo libro è la dimostrazione che niente è come sembra e che tutti nascondono degli scheletri nell’armadio. Ringrazio la casa editrice Bre’ per avermi dato la possibilità di leggerlo.

Sinossi ufficiale

Greta, una giovane subacquea dai capelli rossi, viene aggredita mentre fa jogging nella zona dei Navigli. Legata, bendata e imbavagliata si ritrova in balia di uno sconosciuto che approfitta brutalmente di lei, ma che inaspettatamente le risparmia la vita. L’accaduto accresce le ansie e i tormenti che già attanagliavano la sua travagliata esistenza: un rapporto difficile con la madre e uno inesistente con il padre, un colonnello dell’aeronautica militare, che ha abbandonato la sua famiglia rendendola una donna diffidente e solitaria. Nemmeno il legame di affetto che instaura con un ragazzino di dieci anni riesce a scalfire la sua corazza. Soltanto il suo fidanzato, Rafael, un giornalista sportivo agli esordi, sembra rassicurarla, almeno fino a quando Greta non cade di nuovo vittima di violenze e le indagini del commissario Virginia Landi portano a galla una verità troppo scomoda da raccontare. Un crescendo di indizi nascosti porteranno la polizia alla chiave di volta di un caso sconcertante quanto inaspettato; tuttavia, ciò non sarà sufficiente a mettere la parola fine alle sofferenze della giovane, la quale, solo al culmine della strada su cui l’avrà condotta la vendetta, verrà a conoscenza dell’indicibile segreto che ha condizionato la sua vita.
Narrazione adrenalinica e intreccio avvincente terranno il lettore teso tra erotismo e colpi di scena in una Milano dove nulla è come sembra.

Recensione

Il libro ha un incipit forte, crudele, che descrive la prigionia di Greta e quello che subisce dal suo misterioso rapitore.

Percepiva l’inconfondibile e fastidioso odore di umidità nell’aria.La muffa le entrava nel naso, si attaccava alla gola procurandole prurito. Con la bocca incerottata non poteva far altro che reprimerlo.

Rivoli di lacrime fluivano solcandole il volto.

Era terrorizzata, Greta, prigioniera in un luogo sconosciuto e freddo. Gli occhi bendati non potevano esserle d’aiuto. Non le restava che acuire gli altri sensi, soprattutto l’udito. Con le mani legate da una corda girata più volte intorno ai polsi cercava di toccare qualunque cosa: tastò il legno della sedia sulla quale era seduta. Esaminò la corda, ispida e spessa: sembrava costituita da fibre naturali; tentò di allentarla un poco, forzandola con il movimento ondulatorio dei polsi, ma ogni tentativo falliva miseramente.

Poi continua con la narrazione della vita della ragazza che cerca di tornare alla normalità, barcamenandosi tra due lavori, un fidanzato con il quale c’è uno strano legame che alterna passione e indifferenza, una madre iperprotettiva e ansiosa ma di fatto assente dalla sua vita e un padre lontano, il cui pensiero fa male.

Per tutta la lettura ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa che non quadrava: all’inizio ho addirittura sospettato che fosse il fidanzato il responsabile dei rapimenti e che fosse una sorta di gioco di ruolo perverso fra i due innamorati, ma soprattutto c’erano degli atteggiamenti di Greta che non mi convincevano. Nonostante tutte le parole dell’autrice, per me era un personaggio sfuggente, che non riuscivo a comprendere bene, che nascondeva qualcosa.

«Greta è una donna che, a volte, ti sembra di conoscere da sempre e, certe altre, sembra un’estranea. Alterna molto questi lati del suo carattere.»

«Si spieghi meglio.»

«Un giorno è capace di riempirti di attenzioni e quello dopo di trattarti con indifferenza o peggio con sgarbo, senza un apparente motivo.»

La Naso è stata abilissima nell’istillare nel lettore questo senso di straniamento nei confronti della protagonista del suo libro. Non è facile tratteggiare una figura così particolare, che mostra di se’ fino ad un certo punto è solo sul finale rivela la sua vera natura.

Una lettura molto sorprendente.

L’autrice

Floriana Naso è nata a Torino nel 1976. Vive e lavora a Torino. Ama la scrittura e adora lo sport, le passeggiate all’aria aperta e naturalmente la sua splendida famiglia, ha due figli che la rendono molto felice. Oltre a scrivere, aiuta il marito nel suo lavoro di orafo. Si sente una donna realizzata e felice di poter fare ciò che più le appassiona.
Romanzo d’esordio, “700 giorni”, Robin Edizioni.

Estratti

«Cosa prova quando si immerge?»

«Da quando ho iniziato a immergermi ho raggiunto un equilibrio interiore nei confronti della vita di superficie che non avrei mai immaginato. Ho imparato ad avere un buon rapporto nei confronti del genere umano. Certamente rientro nella categoria di chi ha una dipendenza da bisogno del “profondo” o qualcosa del genere…»

«Si spieghi meglio.»

«La mia dipendenza dall’acqua sottolinea una grande evoluzione interiore che si è sviluppata nella conoscenza di me stessa, nelle sfumature più nascoste, che in superficie, nonostante i tentativi, non avevo mai raggiunto. Quando sono immersa vivo in un modo parallelo. Sono nella realtà ma è come se non ci fossi. Ho conosciuto me stessa nelle sfumature più nascoste, come non ho mai fatto in superficie.»

«Quali obiettivi crede di aver raggiunto?»

«Questo “equilibrio dipendente” mi ha portato a una serenità piuttosto stabile, ma sono sempre bisognosa dell’acqua. In pratica per essere ottimista verso me stessa e la vita, in generale, ho bisogno di “respirare” l’acqua.»

La dottoressa ascoltava con interesse e la esortò a proseguire.

«L’acqua e la situazione dell’immersione, nello specifico, soprattutto se a profondità rilevanti, desta in me un senso di euforia. Ma, soprattutto, la profondità ti obbliga a essere aiutata da un compagno: forse è stato questo a farmi superare la sofferenza della solitudine e a farmi scoprire la parte migliore di me.»

«E qual è quella peggiore?»

La risposta giunse rapida: «I conflitti. La rabbia e la voglia di ribellione. Se subisco soprusi, ingiustizie, mi trasformo per ottenere quello che è giusto.»

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