Rewiew party. La fortuna di una lady

Sara P. Grey

Dri editore

Si affannò con determinazione a combattere per la propria salvezza. Non avrebbe permesso che pomeriggi trascorsi a eludere la sorveglianza dell’istitutrice per correre a nuotare nel lago andassero sprecati: li avrebbe usati a proprio vantaggio e gliela avrebbe fatta vedere, a tutti quanti. Nessuno le diceva cosa fare. Non suo padre, non una stupida istitutrice, e nemmeno le acque di quel fiume. Se Dio la voleva, doveva scendere dal suo trono d’oro e nuvole e venire a prendersela!

Oggi partecipo al rewiew party dell’ultimo historical romance di Sara P. Grey targato Dri editore.

Sinossi ufficiale

Inghilterra, 1890. 

Una ragazza sola, senza memoria, senza un soldo, scampata a una terribile tragedia.
Un duca dal cuore tenero e dalla volontà di acciaio.
Un incontro fortuito e il mistero di un’identità da scoprire: chi è Katherine “Rivers”? Una lady in fuga o una semplice istitutrice? E come può aiutarla il duca di Westburn a recuperare la memoria perduta?
Il passato torna a dare la caccia all’improbabile coppia e le rigide convenzioni sociali minacciano una prematura separazione giocando con la vita e le prospettive di felicità dei protagonisti di “La fortuna di una lady”.
Chi la spunterà?

Recensione

Il destino fa incontrare due anime molto simili: entrambi sono tenaci, determinati, entrambi sono insofferenti delle regole del ton.

Katherine scappa da un destino infelice e da un matrimonio di convenienza con un uomo spregevole, perde la memoria, ma alcuni ricordi che riaffiorano nella sua mente fanno pensare che non sia una semplice istitutrice.

Edward Stokewell, duca di Westburn, è riservato, schivo, un uomo d’onore che non si tira indietro davanti agli obblighi imposti ad una persona del suo rango, alle incombenze e alle responsabilità.

Rinunciare a ciò che si era non era appannaggio di un duca, un uomo con delle responsabilità ben precise: proteggere il titolo, prendersi cura dei possedimenti e degli abitanti, trovare una moglie all’altezza e generare dei figli per garantire stabilità e continuità.

Nessuno dei due riesce a resistere alla passione che li lega e nella loro mente a poco a poco si fa strada l’idea di condividere il resto della loro esistenza, anche se entrambi sanno che il loro amore potrebbe sembrare sconveniente agli occhi dei benpensanti, in particolare della madre del duca di Westburn.

Il ricco abito della lady, un vestito da viaggio dal taglio impeccabile in velluto grigio tortora punteggiato da un tripudio di pizzi e merletti, l’aveva fatta sentire terribilmente inadeguata. Il cipiglio aristocratico sul viso scarno e la smorfia di disgusto delle esangui labbra erano bastati per metterla in difficoltà. Tremava al pensiero di come avrebbe potuto farla a pezzi quella donna con un solo sguardo o una parola scagliata con la precisione di una cacciatrice esperta.

[…] Dopo aver ascoltato dalle labbra del proprio figlio lo svolgimento dei fatti, Lady Elizabeth non solo non appariva rinfrancata, ma pareva ancora più furiosa. Metà della colpa era da attribuirsi alla maniera in cui la sgualdrina si permetteva di guardare il duca, l’altra metà al modo in cui lui ricambiava. Erano indecenti. Dicevano cose indecenti. Facevano cose indecenti. E comportavano come degli innocentini quando avrebbero meritato la pubblica fustigazione! Soprattutto la piccola intrigante…

Sara P. Grey si è cimentata in questo regency con un ottimo risultato: la scrittura è molto coinvolgente e scorrevole, con il susseguirsi rapido di eventi che rendono alla perfezione i dubbi di Katherine circa il suo piano di fuga iniziale o la preoccupazione di Edward per la reputazione della ragazza.

Ero curiosa di vedere se l’autrice di Dolce come il fiele fosse riuscita a passare dal contemporary romance al regency e anche questa prova è stata superata a pieni voti.

Estratti

Annidata come un castello delle fiabe al centro di una vasta pianura verde e rigogliosa, la dimora ducale non deludeva le aspettative: maestosa, imponente, oltremodo gradevole alla vista, sembrava estendersi come un miraggio sotto il pallido sole appena sbucato da dietro alle nuvole. I prati curati, le fontane sparse fra i vialetti studiati apposta per dare un colpo d’occhio mozzafiato e le prospettive calcolate al millimetro fornivano la perfetta montatura per il prezioso gioiello che era Westburn. La Gloriosa, la chiamavano, come la spada fiammeggiante impugnata dall’arcangelo guerriero. Il paragone era azzeccato: i raggi del sole accendevano di eroica maestosità i mattoni rossi delle facciate.

Si sposavano i patrimoni, non le persone; ci si concedeva ai titoli, non alla carne e all’anima di chi li possedeva. Di conseguenza, una rappresentante del gentil sesso di rango adeguato e dotata di un minimo di amor proprio lo avrebbe sposato soltanto per ciò che rappresentava, non per la persona che era.

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