Recensione. Qualcosa di personale

James Patterson

Longanesi editore

Pagine 387

Prezzo 18,00 €, eBook formato Kindle 9,90

Torno a leggere un thriller dopo tanto tempo grazie alle collaborazione con Longanesi editore e oggi vi porterò le mie impressioni sull’ultimo libro di uno dei più famosi scritto del genere che più amo, James Patterson.

Sinossi ufficiale

Per Alex Cross, i casi più difficili sono sempre quelli che coinvolgono le persone a lui care. Dopo più di trent’anni, Cross torna a Starksville, la sua città natale nel North Carolina. Ma quella che dovrebbe essere una vacanza si trasforma in un incubo. Suo cugino Stefan è coinvolto in un crimine terribile: insegnante di educazione fisica, è accusato di aver seviziato e ucciso uno studente, Rashawn Turnbull. Lui si proclama innocente, ma le prove sono schiaccianti. A peggiorare le cose si aggiunge la dichiarazione di un’altra studentessa di Stefan, che lo accusa di stupro. Mentre cerca di dimostrare l’innocenza di suo cugino in una città ancora molto ostile ai neri, dove tutte le autorità sembrano essere corrotte, Cross scopre un segreto di famiglia che lo costringe a mettere in discussione ogni sua convinzione. Inseguendo il fantasma di una persona che credeva morta ormai da tempo, il detective rimane coinvolto in un caso per il quale la polizia sembra non trovare soluzione: un’orribile serie di omicidi nell’alta società locale. Dovrà quindi seguire le tracce di un brutale assassino, cercando allo stesso tempo la verità sul proprio passato, ma le risposte potrebbero essere drammatiche…

Recensione

Non avevo mai letto un libro della serie dell’agente Cross e devo dire che questo personaggio e’ davvero interessante: detective e psicologo, è alle prese con un’indagine che lo tocca molto da vicino, perché riguarda suo cugino e soprattutto perché lo riporta a casa dopo una lunghissima assenza. Questo lo porta a ricordare il suo passato e le tragiche circostanze in cui sono morti i suoi genitori.

Al di là della ricerca delle prove dell’innocenza del cugino di Cross e della risoluzione dell’omicidio di cui è stato incolpato, il libro fa riflettere sulla discriminazione di cui ancora oggi sono oggetto le persone di colore in alcune città americane. Essere di colore o mulatto in alcuni luoghi è una colpa, una vergogna e questo è davvero inammissibile dopo tutto quello che è stato fatto per arrivare alla parità dei diritti di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della loro pelle, dal sesso, dalla religione e così via.

È doloroso sapere che la polizia ti guarda con sospetto solo perché sei di colore, che non perde occasione di considerarti colpevole di qualsiasi cosa accade, che non si fida di te a precedere dal fatto che ti passa aver compiuto o meno una determinata azione. Il colore della pelle non può essere il metro di giudizio con cui guardiamo e giudichiamo chi vive accanto a noi, questo pregiudizio va cancellato assolutamente soprattutto nelle giovani generazioni, che invece stanno crescendo con un odio immotivato verso chi è diverso da loro.

Patterson in questo libro riesce a tessere una trama avvincente e a coniugare la storia dell’indagine con un tema di grande attualità, facendo riflettere sulla discriminazione di cui sono oggetto ancora oggi molte persone.

L’autore

Scrittore statunitense. Dopo gli studi, nel Massachusetts e nel Tennessee, si è trasferito a New York, dove ha lavorato per l’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson, diventando il presidente della filiale americana. Vincitore nel 1977 del prestigioso premio Edgar per il miglior romanzo d’esordio (The Thomas Berryman Number), da allora si è imposto come uno dei migliori e più prolifici autori di thriller. La sua fama è legata soprattutto al personaggio di Alex Cross, lo psicologo cacciatore di serial killer interpretato sul grande schermo da Morgan Freeman in due fortunate trasposizioni (Il collezionista e Nella morsa del ragno), ma anche ai romanzi delle Donne del club Omicidi e alla serie Maximum Ride. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, solo negli Stati Uniti hanno superato le dieci milioni di copie vendute. Tra i suoi libri più recenti si ricorda La setta, uno dei capitoli della serie Witch & Wizard, pubblicato da Nord nel 2016; L’evaso, scritto insieme a Michael Ledwidge e pubblicato da Longanesi nel 2016 e sempre per Longanesi nel 2017 Peccato mortale scritto con Maxime Paetro e Chi soffia sul fuoco, scritto con Michael Ledwidge. È del 2018 Tradimento finale. Con l’ex presidente degli stati uniti Bill Clinton ha scritto il thriller Il presidente è scomparso. Nel 2019 escono La seduzione del maleInstinct Qualcosa di personale (Longanesi) e Prova d’innocenza(tre60), scritto insieme a Andrew Gross. È anche autore di libri per ragazzi, tra cui si ricorda il bestseller Scuola media.

Estratti

Sapevo che in fondo al campo di granoturco avrei trovato un cartello che mi dava il benvenuto in un paese in cui avevo sofferto molto e che avevo fatto di tutto per dimenticare.

Era come se dentro di me coesistessero due individui: l’investigatore capace, marito affettuoso e padre devoto di fronte a una graziosa casetta del Sud e un bambino insicuro e tremebondo di otto anni che ogni volta che rientrava non sapeva se in casa avrebbe trovato musica, amore e gioia o urla, strepiti e follia.

Mia madre era una donna sensibile, intelligente, spiritosa, che cantava bene ed era capace di comporre un brano lı` su due piedi. Sentirla cantare in chiesa era commovente: sembrava di sentir gorgheggiare un angelo. Spesso, pero`, cadeva vittima dei suoi demoni. Suo padre si era suicidato davanti a lei, quando aveva dodici anni, e la sua breve vita era rimasta segnata da quel trauma. Aveva cercato sollievo nella vodka e nell’eroina e negli ultimi anni non ricordavo di averla vista sobria. I demoni la perseguitavano e i ricordi che si agitavano nella sua mente istupidita da alcol e droga la trasformavano in un mostro. Certe notti la sentivamo piangere il padre suicida, oppure inveire contro di lui. In quelle occasioni diventava violenta, spaccava oggetti e malediceva Dio e tutti noi, terrorizzati nei nostri lettini. I figli dei tossicodipendenti reagiscono tutti in maniera diversa, adottando ruoli diversi. Quando mia madre beveva e diventava pericolosa, i miei fratelli si chiudevano in se stessi. Ero io quello che la tratteneva per impedirle di farsi del male e poi la raccattava dal pavimento e la metteva a letto. Avevo il ruolo di salvatore e badante, insomma. In quel momento, ricordando situazioni che avevo fatto di tutto per dimenticare, mi resi conto di essere « creatura » di mia madre in piu` di un senso. Avendo dovuto fare i conti fin dalla piu` tenera eta` con la confusione, anche mentale, delle persone intorno a me, per sopravvivere avevo imparato a ingoiare le mie paure e a sforzarmi di capire i contorcimenti della mente umana. E questo aveva inevitabilmente influenzato le mie scelte di studio e professionali: dottorato di psicologia alla Johns Hopkins e poi le forze dell’ordine. Ragione di piu` per ringraziare mia madre, nonostante le sue lacune e le mie mancanze, e rallegrarmi di essere suo figlio.

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