Rewiew party. Quello che non so di te

Francesca Redolfi

Literary romance

Pagine 421

Prezzo 15,90 €

In ospedale sono arrivata trafelata e disperata come ogni volta. Al triage mi hanno fatto le solite domande, e c’era quella infermiera grassoccia che mi fissava con tutta l’aria di avermi riconosciuta e intanto ripeteva la routine di sempre con tono da biglietteria automatica: “Cosa sente, scala di dolore da uno a dieci, titolo di istruzione…”.

Che cavolo c’entra, poi, il titolo di istruzione? Se avessi la terza media non mi fate passare? O forse, chissà, entrerei prima? Devo sperimentarlo, la prossima volta. Forse se sei laureato hanno la stramba idea che sei uno abituato a cercare random le cose su Google e ti precipiti qui per ogni minima scemenza. Il che, beninteso, non è il mio caso.

Io ho sempre avuto ottime ragioni per andare all’ospedale.

Per tutti i duecentosedici accessi che ho fatto nel corso della mia vita, c’erano sempre dei motivi validi. Validissimi.

Oggi partecipo al rewiew party dell’ultimo libro di Francesca Redolfi edito da Literary romance, che ringrazio per avermi dato la possibilità di leggere il libro.

Sinossi ufficiale

Samantha non conta più le volte in cui si è precipitata al pronto soccorso. Del resto, da anni ormai le parole più usate in casa sua sono “ipocondria” e “psicosomatico”, al contrario di “mamma”, la meno menzionata. Proprio durante uno di questi momenti resta chiusa nell’ascensore dell’ospedale con un medico dagli occhi dello stesso celeste del camice, il solo capace di ritinteggiare di un bel corallo le pareti verdognole del nosocomio. Giulio, questo il suo nome, sembra capitare a proposito, perché Sam ha giurato a se stessa che sposerà un dottore, convinta che solo così potrà guarire dalla sua ipocondria. In una Milano estiva, tra corse al triage e menzogne velate; con una coinquilina chiassosa e due sorellastre che sembrano la copia di Anastasia e Genoveffa, riuscirà Sam a nascondere la sua vera natura di malata immaginaria? E Giulio potrà amarla nonostante tutte le sue fissazioni?

Recensione

Samantha ci racconta in prima persona le sue disavventure dovute alla sua esagerata ipocondria.

La sua storia per certi versi mi ha fatto pensare a Cenerentola: perde la madre quando è molto piccola, il padre ha una nuova compagna che ha due figlie che la trattano male, spera di sposare un principe azzurro, anzi nel suo caso un medico perché solo così potrà essere curata e non morirà. Samantha non è costretta a pulire tutto il giorno e ad occuparsi delle faccende domestiche, ma fa comunque un lavoro che non la soddisfa e per cui non è apprezzata.

L’aspetto che mi è piaciuto di più è il fatto che la protagonista associa i colori agli stati d’animo, per esempio l’ansia ha gradazioni verdastre, il sollievo è rosa pesca, la paura è grigia o nero pece, l’inquietudine è ocra, la curiosità è aranciata e le risate colorano tutto d’argento.

Nonostante la sua ipocondria che la costringe anche a rinunciare a tante esperienze, perché teme che siano mortali, Samantha non rinuncia a sognare la felicità, il lieto fine e cerca il colore in tutto ciò che la circonda, salvo poi farsi risucchiare il più delle volte dal nero della paura.

Che sì, è vero che vedo la vita a colori, e le emozioni, e i sentimenti, ma è vero anche che ho una parte grigia che spesso mi ancora a terra. E che sono quella persona che va sempre in ospedale.

Solo Giulio è riuscito a tenerla lontano dal Pronto Soccorso, con lui non scusa nessuno strano dolore al petto, che per lei è un chiarissimo segno di infarto, nessuna fitta o difficoltà respiratoria perché con lui si sente al sicuro.

Certo, lei si guarda bene dal confessargli le sue fissazioni e le sue ansie perché ha paura di perderlo, non può dirgli quante volte è stata al pronto soccorso o parlargli del suo bisogno di sposare un medico per sentirsi al sicuro.

«Riassunta così, la mia vita fa schifo.»

E non è che sia poi tanto diversa, penso nello stesso istante. Ma non lo dico. Sto giocando, in qualche modo. Giocando a essere quella che vorrei essere e non sono, né forse sarò mai. Una persona piena di bei colori, priva di grigiore, priva di nero.

[…] «Diciamo che sì, mi sforzo di cercare la bellezza un po’ ovunque. Come quando al lavoro mi danno da fare un sito noioso e cerco di trovarci una qualche passione per farlo.» O come quando il mondo ti cade addosso, ma tu devi andare avanti comunque e vedere ciò che di luminoso è rimasto. Trovare il color ambra dell’estate quando attorno a te c’è solo un grigio ciminiera. Ma anche questo non lo dico.

D’altra parte Giulio si innamora di lei e della sua solarità, non sospettando minimamente tutte le fobie di Samantha, come quella per gli agenti patogeni nascosti nella metro o il suo terrore per le montagne russe. Anche lui a suo modo si porta dietro delle cicatrici e del grigiore, ma Samantha lo aiuta a superare la sua tristezza e a guardare avanti.

Troveranno un lieto fine?

Mah, chi lo sa, lo scoprirete solo leggendo questo libro che è scritto con una freschezza molto piacevole. La Redolfi ci fa vedere la storia attraverso gli occhi ansiosi e a volte tristi della protagonista che all’inizio ci segna un po’ pazza, ma è solo una persona che è stata ferita dalla vita.

Estratti

Certe volte mi pare di non aver mai iniziato a vivere davvero, di aver vissuto per anni e anni con le ali tarpate, sotto una cappa di vetro, vedendo gli altri che vivono cose che io non sono in grado di vivere, e fanno cose che io non riesco a fare.

«Lo sai» spiego mentre camminiamo, «pare che colore derivi da celare, nascondere. Cioè le apparenze colorate nasconderebbero la vera natura delle cose.» Ci fermiamo davanti a un quadro di Picasso. «Newton fu il primo che scompose la luce in un prisma e capì che il colore è invece qualcosa che sta dentro la luce e non sulle cose. Ha scoperto che il colore è luce.»

«L’ho sempre trovata un paradosso, questa faccenda del solstizio.» Mi giro su un gomito, a guardarlo. «Se ci fai caso, proprio quando inizia l’estate le giornate iniziano ad accorciarsi. E così anche in inverno. Appena inizia l’inverno, già le giornate si allungano. Non pare strano?»

«Non l’avevo mai vista in questi termini.»

«Mi è sempre sembrata una metafora della vita.»

«Cioè?»

«Cioè che anche il freddo più intenso contiene dentro di sé la possibilità della rinascita. E così l’estate ha in sé l’anticipo del buio e del gelo che verranno» passo una mano tra i suoi capelli. «Come nella vita, anche il dolore più profondo racchiude dei semi di speranza. E la felicità più perfetta cela un briciolo di nostalgia. Quel “non so che”, che ti impedisce di provare la felicità piena a cui aneli.»

L’autrice

Francesca Redolfi è nata nel 1982 in provincia di Bergamo, dove tuttora abita con il marito e due figlie. Laureata in Scienze della Comunicazione e giornalista pubblicista, ha collaborato per diversi anni come cronista per alcuni quotidiani locali. Attualmente è redattrice per una rivista mensile.

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