Recensione. Divorziare con stile

Diego De Silva

Mondolibri

Pagine 382

Figurati se mi sorprendo davanti a due giovani che si sposano. In fondo è solo un modo di raccontarsi che staranno insieme a lungo. Se gli piace così, perché no.

Io adoro De Silva e ogni volta che leggo i suoi libri mi faccio trascinare dal suo stile leggero, divertente ma estremamente profondo allo stesso tempo.

Sinossi ufficiale

Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

Recensione

Nel libro De Silva ci racconta due cause che l’avvocato Malinconico segue: una è quella di un suo parente, o meglio uno pseudo-parente che chiama zio anche se in realtà non ha nessun legame di sangue con lui, l’altra è una causa di divorzio della moglie di un famosissimo avvocato.

I due incarichi lavorativi però rimangono sullo sfondo, perché tutto il libro ruota attorno alle fantastiche riflessioni di Vincenzo Malinconico su ogni cosa che gli succede. È come se il suo cervello non potesse fare a meno di arrovellarsi sempre e comunque su tutto: si parte da un pretesto qualsiasi, qualcosa che vede o che gli viene detto e il protagonista dei libro di De Silva parte in quarta con i suoi pensieri, i suoi lunghi monologhi che sono una delle cose più divertenti che io abbia mai letto.

Mentre ti immergi tra le pagine di uno qualsiasi dei libri di questo autore non puoi fare a meno di sorridere, di sottolineare praticamente tutto o comunque moltissime frasi e di soffermarti a riflettere su ciò che stai leggendo.

Con un umorismo davvero straordinario, De Silva ci mette di fronte alle debolezze, ai suoi dubbi, alle ansie, ai problemi del suo personaggio che poi in fondo sono anche i nostri e ci trascina nelle sue filippiche di Malinconico che vanno a fondo nell’animo dell’uomo contemporaneo.

Ogni libro di De Silva è un viaggio nella nostra vita e nella parte più nascosta di noi, è come se il testo riuscisse a dare voce a quei pensieri che ognuno di noi fa tra se’ e se’ ma che a volte non ha il coraggio di pronunciare a voce alta.

Se ancora non l’avete fatto, iniziate a leggere i libri di De Silva e non ve ne pentirete.

Estratti

Io sono sempre piú convinto che la nostra è una generazione di disadattati sentimentali. Altrimenti non si spiegherebbe come mai la stragrande maggioranza di noi è cosí allergica ai rapporti durevoli.

La solitudine è bellissima, quando hai qualcuno.

È la sindrome del lieto fine, che poi rovina un sacco di belle storie. Perché tante volte la vita ti dimostra che una storia non è bella perché finisce bene, ma proprio perché finisce.

[…] anche l’amore ha bisogno di buona sorte. A un certo punto la vita deve semplificarsi e andare per conto suo senza che ogni mattina si debba fare una fatica immensa per arrivare a sera; e se questo non succede, anche l’amore si arrende. 

L’autore

Scrittore, giornalista e sceneggiatore napoletano, Diego De Silva ha pubblicato diversi libri tra i quali il romanzo Certi bambini (Einaudi, 2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi, con la sceneggiatura firmata a quattro mani con Marcello Fois.
Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002), Da un’altra carne (2004), Non avevo capito niente (2007, Premio Napoli, finalista al premio Strega) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi. 
Del 2010 un nuovo romanzo, Mia suocera beve, con protagonista Vincenzo Malinconico, già al centro di Non avevo capito niente. Del 2011 è Sono contrario alle emozioni. Del 2012 Mancarsi. Nel 2013 Arrangiati Malinconico.
Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini e Crimini italiani (2000, 2005 e 2008). I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia. Ha lavorato anche ad alcune sceneggiature televisive e ha scritto l’episodio Il covo di Teresa della serie tv Crimini.
È uscita nel 2014 una raccolta di racconti gialli dal titolo Giochi criminali dove il suo testo Patrocinio gratuito appare accanto a quelli di De Giovanni, De Cataldo e Lucarelli.

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