Recensione. L’apprendista di Goya

Sara Di Furia

La Corte editore

Pagine 301

Prezzo 18,90 €

Una caccia al pazzo che sta terrorizzando Madrid seminando morte tra alcuni tra i più famosi pittori della città, un ragazzino che ha la pittura nel sangue e vuole imparare a dipingere dal migliore pittore di corte, un genio lunatico e visionario: in questo libro ci sono tutti gli elementi per una lettura che vi terrà incollati alle pagine e non vi darà un attimo di respiro fino all’ epilogo finale.

Trama

Manuèl Alvèra è il figlio di uno dei migliori artisti del colore di Madrid ed è abile come nessun altro nella miscelazione dei pigmenti. Grazie a questa sua abilità viene notato da Goya che lo vuole come suo apprendista e che si impegna a farlo diventare un grande pittore. Nel frattempo per le strade di Madrid un misterioso omicidio semina il panico tra la popolazione uccidendo in modo orribile alcuni pittori.

Recensione

Questo giallo in cui morte e pittura si incontrano si è rivelato una lettura avvincente. L’autrice ha saputo mescolare la realtà storica e la figura di un pittore straordinario e tormentato come Goya con una storia di morte e vendetta.

Il filo conduttore della narrazione secondo me va ricercato nella follia che spesso si impadronisce dell’uomo e che non gli modo di esercitare le sue facoltà razionali. Il libro mi ha fatto pensare al celebre quadro di Goya “Il sonno della ragione genera mostri

L’omicida del libro infatti perde totalmente il lume della ragione e uccide in preda ad un furore cieco.

Le descrizioni dei quadri di Goya sono eccezionali e soprattutto è interessante vedere la reazione che suscitano nel giovane apprendista.

Un tripudio di colori audaci mi riempì gli occhi.

Protagonista il sole di un’estate spagnola.

Al centro della scena un giovane riparava dal sole la sua amata.

Il gioco di ombre creato dall’artista non dava l’impressione di essere stato studiato a tavolino, ma sembrava frutto di un’intuizione singolare, di un istinto naturale. I due spiccavano su tutto il resto che scemava in secondo piano. I colori vivi e brillanti mi trapassavano il cervello fino a rendermi doloroso continuare a sostenerne la vista.

Ma dovevo guardarlo. Volevo saziarmi di quei colori.

Mi avvicinai. Mi accorsi che il rosso e le sue varianti non erano stati preparati sulla tavolozza. L’artista doveva averli versati sulla tela con abilità straordinaria. Illuminati da una luce calda, avrebbero potuto essere scambiati per sangue vivo. Eppure, qualcosa di oscuro si muoveva all’orizzonte. Al di là della spensieratezza del momento, percepivo il pericolo.

Sulla sinistra del giovane infatti, i rami di un arbusto erano piegati dal vento e nuvole minacciose facevano capolino dal lato opposto, presagio di un temporale in arrivo.

Quanto poteva cambiare il significato di un’immagine il passaggio di una nube?

Tutto.

Poteva cambiare tutto.

Il giovane aspirante pittore ha un desiderio bruciante di carpire tutti i segreti del suo maestro, ma sa bene che non avrebbe avuto bisogno di padroneggiare solo la tecnica pittorica, ma doveva anche dimostrare di avere estro, fantasia, coraggio e originalità.

Goya inoltre non gli faciliterà il compito, soprattutto perché si rivelerà un maestro molto esigente e oltretutto difficile da decifrare, preda di continui sbalzi di umore, di scoppi di ira in apparenza immotivati.

Qualche insegnamento comunque Manuèl lo riceve.

«L’importante è non lasciare traccia ai posteri di ciò che non riteniamo alla nostra altezza. L’unica cosa che deve rimanere di un artista è il suo genio».

[…] “Prima è nella testa” mi ripeteva sempre il maestro, “e solo dopo sulla tela”.

Questo libro mi ha proprio conquistata con la scrittura fluida e scorrevole, la trama coinvolgente e il finale che mi ha proprio spiazzato.

L’autrice

Sara Di Furia è nata a Brescia e ha all’attivo già diverse pubblicazioni, tra cui La regina rossa, con La Corte Editore, che l’hanno fatta apprezzare da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero. È membro dell’associazione EWWA (European Writing Women Association) ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado.
Con questo romanzo la sua scrittura vira decisamente verso tinte più scure, pur mantenendo le sue qualità intatte.

Estratti

«La bellezza» continuò, «racchiusa in un’immagine, nel pentagramma di un musicista, nella storia di un romanziere, nella danza di una ballerina di flamenco o nel canto gregoriano, rende Dio manifesto. Essa è il modo che Lui ha scelto per svelarci qualcosa di se stesso, il modo in cui Lui ci raggiunge. Nella bellezza è racchiusa e svelata la Sua promessa di salvezza. Se non ci fosse bellezza, Manuèl, il mondo sarebbe davvero poca cosa. Prigione. Inferno. L’arte invece è anima mundi, ciò che dà senso al nostro esistere, che ci ricorda che il nostro destino non è qui, ma in qualcosa di così perfetto e meraviglioso da mozzare il fiato».

«Perdonatemi, maestro, ma non tutti gli artisti riescono a suscitare tanto stupore».

«Acuta osservazione. In effetti ne conosco molti che falliscono nell’intento» gli sfuggì un sorriso. «Il tocco non si può imparare ed è ciò che più di ogni altra cosa concorre a creare un capolavoro. Non è solo un fatto di tecnica, di impasto, di pennellate o di quanto l’arte sia dentro di te. A volte siamo così boriosi da pensare che il talento venga da noi. Niente di più sbagliato. Esso non è nostro. È dono di Dio che a qualcuno concede e ad altri no. Egli sceglie a chi affidare il proprio messaggio con lo scopo di divulgarlo secondo le proprie inclinazioni».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...