Recensione. Extravergine

Chiara Moscardelli

Solferino libri

Pagine 272

Prezzo 16,00

Era da tanto che non ridevo così tanto leggendo un libro! Ringrazio infinitamente la Casa editrice Solferino e Bookrepublic.it per avermi dato la possibilità di leggerlo, uno dei testi più divertenti che mi sia capitato negli ultimi tempi.

Trama

Dafne Amoroso, pugliese trapiantata a Milano, figlia di una star dei film “ose'” degli anni ’80 che pratica il nudismo da sempre, non sa chi sia suo padre e questa idea la ossessiona, ha 28 anni ed è ancora vergine.

Catapultata per puro caso in un caso di spionaggio internazionale, conosce una sorta di Jason Bourne all’italiana che la strega e poi sparisce.

E la vita di Dafne continua, più o meno nella normalità, ma con dei risvolti esilaranti.

Recensione.

Ho trovato il personaggio principale assolutamente geniale: è perseguitata dalla sfortuna, ha una madre che anziché aiutarla o sostenerla nella difficoltà le fa pesare la sua verginità come fosse una malattia incurabile, la sua migliore amica e coinquilina Ginevra è tutto quello che lei non potrà mai essere, bella, disinvolta, piena di uomini (anche se non ha una storia fissa e gira sempre attorno allo stesso ragazzo con il quale ha una relazione altalenante e con delle pause in cui si consola con il primo che capita), fa un lavoro che non le piace.

[…] l’epoca Regency restava il mio angolo di paradiso, dove qualcosa poteva ancora accadere, anche se solo nella fantasia, dove potevo dimenticare di essere cresciuta come ero cresciuta, di essere vergine, anzi extravergine, di essere pigno la, ossessiva e un po’ ipocondriaca. Per questo facevo parte del Salotto di Georgette, un gruppo fondato su Facebook da un’appassionata di Georgette Heyer, la scrittrice che tra gli anni Venti e gli anni Settanta del Novecento aveva creato storie indimenticabili ambientate quasi tutte nell’Inghilterra di inizio Ottocento. L’età della Reggenza, quella in cui mi trovavo molto meglio che nella mia, anche perché non ero io a dover fare i conti con abiti e cappellini. Il salotto di Georgette organizzava incontri, seminari, tè pomeridiani, spesso anche in costume, tra coloro che amavano i libri di quest’autrice in tutto il mondo.

L’unica sua consolazione sono i regency che adora e che la fanno sognare ad occhi aperti, a tal punto che spesso, nel bel mezzo di una situazione qualunque, Dafne si aliena dalla realtà e sogna di trovarsi in uno dei libri che tanto ama. Sarà questa passione che la porterà a trascorrere una settimana di seminari, incontri, dibattiti sull’epoca Regency in una residenza principesca dell’Azerbaijan, appena fuori Baku, ma proprio qui cominceranno i suoi guai e ci sarà l’incontro con il misterioso e affascinante 007 Mathias Gallo che le sconvolge l’esistenza.

La vita di Dafne è assurda e comica al tempo stesso: a lei che non ha mai messo il naso fuori da casa capitano tutte le situazioni più strane, come viaggiare in Azerbaijan sul retro di un camion con delle capre, passare un fine settimana con la madre e l’amica Ginevra in una specie di ritiro spirituale con un sedicente santone e cercare di liberarsi delle zavorre del passato, aiutare una redattrice della rivista in cui lavora a scrivere un pezzo sul sesso nelle serie Tv.

Mi fa tanta tenerezza questa ragazza che vive la sua verginità quasi come un peso, in una società dove il sesso non è più un tabù, anzi è qualcosa che va quasi sbandierato ai quattro venti, che soffre per la presenza ingombrante di una madre dalla fisicità prorompente e per la mancanza di un padre che non potrà mai conoscere.

Dafne è goffa, un po’ cialtrona ma nel senso buono del termine, vive con la testa tra le nuvole, anzi tra le pagine dei suoi amati regency, combina spesso dei guai ma poi si impegna per rimediare, è altruista e generosa. È una “brava ragazza” che deve solo trovare nella realtà l’amore che finora ha conosciuto solo attraverso i libri.

Non vedo l’ora di seguire la serie tv di cui il libro è il prequel e che andrà in onda su FOX dal 9 ottobre.

L’autrice

Chiara Moscardelli, romana, vive a Milano. Il suo romanzo d’esordio Volevo essere una gatta morta è ormai un cult della commedia al femminile. Nel 2013 è uscito per EinaudiLa vita non è un film, sono seguiti Quando meno te lo aspetti (Giunti 2015) e Volevo solo andare a letto presto (Giunti 2016).

Estratti

Questa è Irene Amoroso, mia madre. In arte Irene Laurier, splendida cinquantenne, icona sexy del cinema italiano degli anni Ottanta. Naturista. Una specie di Edwige Fenech, ma fricchettona. Cioè, oltre a girare film come quelli della Fenech, ed essere più bella della Fenech, mia madre era, ed è, naturista.

[…] Tanto i naturisti quanto i nudisti credono profondamente che la nudità non sia una condizione degradante, immorale o offensiva, tutt’altro. La nudità nulla ha a che vedere con la trasgressione o l’esibizionismo. La nudità dona benessere a chi la pratica e permette una migliore accettazione di se stessi e degli altri. Tutto questo benessere, ve lo garantisco, purtroppo non arriva a chi il nudismo lo subisce. Io, per esempio, non mi sono mai accettata, né ho mai provato benessere. Anzi, il disagio è il sentimento che mi muove da sempre.

«Voglio dire, Amoroso, che la vita è fatta di buone occasioni e di tempi giusti. Arriverà il tuo e allora la smetterai di usare tuo padre come alibi. Nel frattempo, vai, esci dal tuo guscio e prendi il mondo per le palle.»

“Ma, Gin, e io? Mio padre? Il lavoro?”

“Ciccina, tuo padre non esiste, il lavoro tra poco nemmeno e per quanto riguarda te, sai quello che devi fare, e lo sai da sempre. Vivere nascondendo la testa sotto la sabbia ti è servito a qualcosa? No. Restare vergine ti è servito a qualcosa? No. Continuare a utilizzare la scusa di tuo padre e di tua madre per evitare di affrontare i problemi ti è servito a qualcosa? No. Di lavori ne trovi quanti ne vuoi. E poi, tesoro, tutti noi abbiamo delle grane, ma nulla che non si possa dimenticare con una buona scopata, anche se questo, ovviamente, vale per le persone normali. Adesso scappo. Tu vai fuori ad abbracciare un albero.”

“Fa troppo freddo”

“E allora copriti.”

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