Rewiew party. Il destino che non ho scelto

Sara Masvar

Genere: Romance New Adult

Editore: Self Publishing

Prezzo cartaceo: 12,90 euro

Prezzo ebook: 2,99 euro

Pre-order:

https://www.amazon.it/dp/B07XZL44VT/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD% C3%95%C3%91&keywords=Il+destino+che+non+ho+scelto&qid=1568750633&sr=8-1

Data uscita: 30 Settembre 2019

INSTAGRAM @saramasvar

A chi crede ancora nell’Amore che sia per caso, che sia per scelta che sia per necessità, che sia per desiderio che sia qualsiasi cosa sia basta che sia Amore vero.

Questo è uno di quei libri che ti stravolgono, ti colpiscono dritti al cuore, ti fanno rimanere con il fiato sospeso, presi dalla brama di sapere come andrà a finire la storia, di scoprire ciò che il destino riserva ai personaggi.

Trama

Alice e’ la quarta di 6 figli, ha un passato familiare tragico che le peserà per tutta la sua vita su di lei e sui suoi fratelli Kevin, Connor, Jonathan, Michael e Dylan. Cresciuti dallo zio, i sei ragazzi vivono in giro per l’Europa e poi si stabiliscono in Veneto dalla nonna materna, in una grande villa. Qui Alice conosce Daniele che diventerà il miglior amico del fratello Jonathan e il suo grande amore, rincorso, perduto, ritrovato …

Recensione

Già fin dall’inizio del libro in medias res veniamo fagocitati dalla storia in senso positivo, ovviamente:  nelle prime pagine vengono subito fornite tante informazioni su Alice, incinta, che ha un figlio piccolo e un compagno con cui non ha più un legame vero e proprio. Poi arriva una telefonata nella notte e lei scappa verso il suo passato che la richiama con prepotenza. Da qui, attraverso una serie di flashback, scopriamo il suo passato.

Alice è una donna fragile, cresciuta da sola insieme ai fratelli, senza i genitori (su di loro non aggiungo altro per non rovinare il piacere della lettura), che ha sofferto molto per questa mancanza e che ha avuto sempre difficoltà ad interagire con gli altri, a fare amicizia. Il legame che ha con i fratelli e’ speciale, soprattutto quello con Jonathan, il fratello più amato, il più sensibile, quello che l’ha sempre capita con un semplice sguardo, che per lei rappresenta il punto d’incontro con Daniele.

Se eravamo insieme non sentivamo le mancanze ovvie della vita, se eravamo insieme potevamo farcela, se eravamo insieme il mondo non contava. Io mi sentivo protetta, mi sentivo amata, mi sentivo la bambina fortunata che forse non ero mai stata.

[…] È stata una vita dura per tutti noi, che eravamo solo bambini ed abbiamo visto il peggio, ma adesso siamo adulti e dobbiamo andare avanti, esserci uno per l’altro. Esserci per lei, siamo i suoi fratelli e lei è l’anima fragile di questa nostra sfortunata famiglia. Non perché sia donna, no, semplicemente perché è A e le somiglia così tanto, anche se non si somigliano per davvero, con nostra madre. Io la guardo e vedo quella donna che ricordo solo grazie ai ricordi altrui. E non la posso perdere perché non riuscirei a perdonarmi anche questo, non potrei.

La mancanza delle due figure genitoriali, in particolare del padre, ha influito sul rapporto che Alice ha instaurato con gli altri e soprattutto con l’altro sesso.

Daniele Destino è un personaggio complesso: sembra il classico figlio di papà, bello, ricco, atletico, con una famiglia che lo trova imbarazzante (il padre e’ un grande imprenditore e il fratello e’ un genio della fisica), ha tutte le ragazze ai suoi piedi, ma  ha anche un cuore che comincia a perdere i battiti quando vede per la prima volta Alice.

Io che vivo qui da sempre. Io che non sono mai giusto. Io che sono fortunato perché mio padre è quello che è. Io che non andrei da nessuna parte se non fossi suo figlio. Io che non ho ancora imparato a guardarlo negli occhi. Io che di mia madre ricordo il profumo. Io che non faccio altro che puttanate. Io che me ne frego sempre. Io che finirò male. Io che non ho bisogno di essere il migliore. Io che sono nato fortunato. Io che non mangio le verdure. Io che mi faccio le seghe guardando la domestica dalla finestra. Io che cammino per la scuola e tutte mi guardano. Io che da piccolo odiavo la spiaggia. Io che me la ricordo lì sul bagnasciuga che ride e mi tende la mano. Io che ho vomitato l’anima giusto due sere fa. Io che mi faccio le canne senza nascondermi. Io che ho deciso di non tagliarmi più i capelli. Io che sono a casa solo in acqua. Io che spesso correggo il caffè della mattina con l’amarone. Io che non avevo nessuno a parte lei. Io che ho perso anche lei.

[…] E poi c’era lei. Dalla prima volta che l’avevo vista era scattato qualcosa in me, qualcosa di assurdo e indescrivibile, qualcosa che difficilmente sarei riuscito a spiegare a parole. Era una ragazzina, quella prima volta, ma ogni volta che la rivedevo si trasformava. Forse mi ricordava qualcosa, forse mi ricordava qualcuno. Io non avrei saputo spiegarlo altrimenti quel momento in cui i nostri sguardi si incontravano ed io non desideravo altro che poterla toccare, anche solo per un attimo.

La storia di Daniele e Alice e’ tormentata, sono come due calamite che si attirano inevitabilmente, che si attraggono anche rimanendo separati per tanto tempo. Il destino si prende gioco di loro, li avvicina e poi li separa, ma l’amore è più forte di tutto e supera ogni distanza.

Si avvicinava ed il mio mondo andava in pezzi. E se da una parte desideravo che tutto si frantumasse il più in fretta possibile dall’altro ero stufa di essere sempre in bilico fra la certezza dei miei sentimenti e l’incertezza dei suoi. Ed avrei voluto abbracciarlo, baciarlo, fare sesso con lui in quel divano tanto quanto avrei voluto prenderlo a schiaffi, sputargli addosso tutto il mio risentimento e dirgli che lo odiavo. Anche se non era vero, perché uno come lui non sarei riuscita ad odiarlo mai.

[…] C’era tutto e non c’era niente perché non c’era lui.

La prosa di Sara Masvar incanta, e’ armoniosa, accattivante e coinvolgente e ci catapulta nel mondo della protagonista. Noi soffriamo e gioiamo insieme ad Alice, ci emozioniamo con lei quando leggiamo che vede la prima volta Daniele oppure soffriamo insieme a lei per il dolore che si porta nel cuore da sempre, così come vediamo Alice attraverso gli occhi di Daniele o percepiamo ciò che prova Connor nei confronti dell’uomo che ha fatto soffrire la sorella. L’alternarsi dei punti di vista dei vari personaggi, non solo di Alice e Daniele ma anche dei fratelli o dello zio, e’ un espediente letterario che arricchisce la struttura del libro e lo rende molto coinvolgente.

Il destino che non ho scelto è uno dei libri più emozionanti che ho letto ultimamente, da non perdere.

L’autrice

Sara Masvar nasce nella primavera del 1987 in un piccolo paesino della costa ligure, mamma ligure/sarda e papà fieramente veneto. Una volta cresciuta scappa da quella realtà di provincia che le sta stretta e vive un po’ qui un po’ lì, collezionando esperienze e persone che le resteranno care per tutta la vita e la cambieranno nel profondo. Al suo lavoro saltuario come commessa e cuoca alterna la maternità, lo scrivere, i viaggi ed i concerti. Grandissima appassionata di musica rock, cinema d’autore, serie tv e musical teatrali non si lascia mai scappare l’occasione per conoscere nuove persone con le sue stesse passioni, dal vivo o virtualmente. Scrive da quando ne ha memoria, di racconti e poesie il suo pc straborda, ma è solo nel 2018, dopo varie spintarelle da parte di amiche speciali, che decide di autopubblicare il suo romanzo, Come chi si aggrappa al filo dei Ricordi, primo di tanti già pronti all’uscita. Alternata a questa passione c’è anche il sogno nelcassetto di concludere gli studi universitari in psicologia mai finiti, sogno che spera a breve di riuscire a far diventare realtà anche solo parzialmente. La potete riconoscere, la Masvar, perché cammina per strada distratta con il gruppo indierock del momento che le esplode nelle orecchie, un bambino biondo e un po’ imbronciato legato addosso come vuole il babywearing di cui è grandissima sostenitrice, un cane un po’ pazzo al guinzaglio, il tatuaggio di Alda Merini in bella mostra sul petto e lo sguardo fiero di chi avrebbe potuto mollare tantissimo tempo fa ma invece è ancora qua.

Sono nata il ventuno a primavera non sapevo che nascer folle spostare le zolle potesse scatenar tempesta.-Alda Merini

 

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