Blog tour. Il destino che non ho scelto

Non vedo l’ora di recensire questo libro Di Sara Masvar che mi ha conquistato fin dalla prima pagina.

Oggi vi propongo alcuni estratti.

Io che vivo qui da sempre. Io che non sono mai giusto. Io che sono fortunato perché mio padre è quello che è. Io che non andrei da nessuna parte se non fossi suo figlio. Io che non ho ancora imparato a guardarlo negli occhi. Io che di mia madre ricordo il profumo. Io che non faccio altro che puttanate. Io che me ne frego sempre. Io che finirò male. Io che non ho bisogno di essere il migliore. Io che sono nato fortunato. Io che non mangio le verdure. Io che mi faccio le seghe guardando la domestica dalla finestra. Io che cammino per la scuola e tutte mi guardano. Io che da piccolo odiavo la spiaggia. Io che me la ricordo lì sul bagnasciuga che ride e mi tende la mano. Io che ho vomitato l’anima giusto due sere fa. Io che mi faccio le canne senza nascondermi. Io che ho deciso di non tagliarmi più i capelli. Io che sono a casa solo in acqua. Io che spesso correggo il caffè della mattina con l’amarone. Io che non avevo nessuno a parte lei. Io che ho perso anche lei.

Quanto ti ho amato, penso, e quanto vorrei amarti ancora. E quanto mi hai amato, penso, quanto sicuramente vorresti amarmi ancora. Non ne siamo più capaci, non riusciamo neanche più a guardarci negli occhi senza provare rancore. È così che si mette la parola fine a qualcosa, qualcosa che credo ci sia stato, qualcosa che non so se è davvero mai stato genuino.

[…] Vorrei prendere a calci il muro, vorrei aprire il frigo e bere fino a stordirmi, vorrei poter chiudere gli occhi e tornare indietro nel tempo, non di tanto solo di un po’, quel tanto che basta per cambiare e migliorare le cose, quel tanto che basta perché questa nottata non esista più.

Nuotare era diventata la mia valvola di sfogo, entravo in acqua e non pensavo più a niente. Non pensavo a mio zio che si era fatto una nuova famiglia, non pensavo a Connor che non vedevo dal vivo da più di un anno, non pensavo a Kevin che ogni volta che ci incontravamo scappava perché doveva fare altro, non pensavo a Dylan che era completamente isolato dal mondo, non pensavo a Micheal ed alle difficoltà apparenti che incontrava, non pensavo a Jonathan che anche lui prima o poi mi avrebbe lasciato, non pesavo alle mie amiche stronze troie ed approfittatrici di cui non me ne fregava niente, non pensavo a mio padre che praticamente non sapevo neanche che aspetto avesse, non pensavo a mia madre che ci aveva lasciato a noi stessi nel modo più brutto possibile. Non pensavo al mio futuro, non pensavo a cosa avrei fatto dopo, non pensavo che dovevo crescere, non pensavo agli obbiettivi che mi sarei dovuta porre, non pensavo a me stessa. Perché c’eravamo solo io e l’acqua e non serviva pensare.

Avevo fatto di tutto per dimenticarlo, per non dovere più sostenere il suo sguardo, per non amarlo più ed ora lui era lì. Non ci pensai neanche al perché fosse lì, non ci pensai al perché tutti già mi guardavano. La mia pelle dall’interno bruciava di vergogna, desiderio, malinconia.

[…] Si avvicinava ed il mio mondo andava in pezzi. E se da una parte desideravo che tutto si frantumasse il più in fretta possibile dall’altro ero stufa di essere sempre in bilico fra la certezza dei miei sentimenti e l’incertezza dei suoi. Ed avrei voluto abbracciarlo, baciarlo, fare sesso con lui in quel divano tanto quanto avrei voluto prenderlo a schiaffi, sputargli addosso tutto il mio risentimento e dirgli che lo odiavo. Anche se non era vero, perché uno come lui non sarei riuscita ad odiarlo mai.

Non sapevo come fosse guardare in fondo al pozzo e vederci l’infinito ma la immaginavo così, quella sensazione che mi distruggeva dentro, nel mio pozzo c’era la disperazione ed io non riuscivo a vederne la fine. Non ce la facevo più.

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