#ilthrillerdelvenerdi. The chain

Adrian Mc Kinty

Longanesi editore

Pagine 352

Prezzo 19,50 €

Uno: non sei la prima e di certo non sarai l’ultima. Due: non e` una questione di soldi. Ogni cosa viene fatta per la Catena. »

[…] Non puoi dire di sapere che cos’e` la paura finche´ qualcuno non minaccia tuo figlio. La morte non e` la cosa peggiore che ti possa capitare. La cosa peggiore e` quello che puo` succedere a tuo figlio. Avere un figlio ti trasforma immediatamente in un adulto. L’assurdo nasce dallo scontro tra il desiderio di trovare un significato in questo mondo e l’incapacita` di riuscirci. L’assurdo e` un lusso che i genitori di un bambino rapito non possono permettersi.

Per la rubrica #ilthrillerdelvenerdi ho scelto questo libro letto recentemente sul quale finora ho sentito pareri molto discordanti: c’è chi lo ha amato e chi ha trovato delle incongruenze nella trama e dei difetti strutturali.

Ringrazio Longanesi editore per avermi fornito copia del libro.

Trama

Cosa fareste se una mattina vostra figlia sparisse e se subito dopo vi arrivasse una telefonata del rapitore che vi spinge a rapite un altro bambino e ad ottenere un riscatto dalla sua famiglia per poter salvare vostra figlia?

È l’incubo peggiore per un genitore e soprattutto lo è per Rachel, una donna che si è separata da poco da suo marito, è sopravvissuta ad un tumore e sta per cominciare un nuovo lavoro, insomma sta cercando di riprendersi da tutto il dolore privato fino ad ora e sta tentando di ricominciare.

Per la donna inizia una corsa contro il tempo per salvare la sua piccola Kylie e può ricorrere solo all’aiuto del cognato.

Ma la Catena nella quale è stata coinvolta non la lascerà in pace, nemmeno dopo aver fatto tutto quello che le era stato chiesto …

Recensione

La Catena è un meccanismo infernale: è una spirale di puro terrore, un meccanismo che ti distrugge una volta che ne entri a far parte perché non ti lascia scampo, non se ne esce, mai, nemmeno dopo aver soddisfatto tutte le sue richieste.

“Sei capitata dentro qualcosa che e`iniziato molto tempo fa. Ho rapito tua figlia perche´ venga liberato mio figlio. E` stato rapito ed e` tenuto prigioniero da un uomo e da una donna che non conosco. Adesso tu devi scegliere un bersaglio e una delle persone che ama. Cosı` la Catena puo` continuare.”

È una sorta di gioco perverso creato da due persone che nel corso del racconto vengono presentate al lettore attraverso dei lunghi flashback che partono dalla loro infanzia fino ad arrivare al presente, quando finalmente le loro identità saranno svelate e davanti agli occhi del lettore si comporta un puzzle agghiacciante.

Ho trovato questo libro molto coinvolgente: si prova un senso di claustrofobia continuo leggendolo perché i protagonisti non possono mai sentirsi al sicuro, devono sempre rimanere vigili, all’erta perché da un momento all’altro la Catena potrebbe reclamarli, dato che se un anello è debole e commette un errore, questo ricade automaticamente sugli altri.

Quale mente diabolica può aver architettato tutto ciò? È la domanda che sorge spontanea. Come si può arrivare a concepire di fare del male in modo così atroce a qualcuno, rapendo il figlio e costringendolo a rapire un altro bambino/a e quindi ad infliggere a qualcun altro il dolore che lui stesso sta provando? Solo una persona mentalmente instabile può divertirsi a tormentare così il prossimo.

Un’altra riflessione suscitata dalla lettura riguarda invece il mondo dei social e le sue ripercussioni sulla nostra privacy, implicazioni delle quali spesso non ci rendiamo conto.

E` vertiginoso il numero di profili e di post pubblici che possono essere letti da chiunque. George Orwell si sbagliava, pensa. Nel futuro non sara` lo Stato a schedare tutti esercitando una sorveglianza pervasiva; saremo noi stessi. Faremo il lavoro dello Stato postando continuamente la nostra posizione, i nostri interessi, cibi e ristoranti preferiti, idee politiche e hobby su Facebook, Twitter, Instagram e altri social. Saremo la polizia segreta di noi stessi. C’e ` tanta gente, a quanto vede, che aggiorna diverse volte all’ora le proprie pagine Facebook o Instagram, fornendo gentilmente a potenziali rapitori o ladri d’appartamento informazioni preziose sulle proprie abitudini.

Non comprendiamo innanzitutto che quello che postiamo su Facebook Instagram ecc, dalla foto più banale alla frase più innocua, rimarrà per sempre e potrà essere usata contro di noi in modo che noi neanche immaginiamo. Inoltre, mentre professiamo di voler tutelare a tutti costi la nostra privacy e chiamiamo in causa fior fiori di avvocati per tutelarla se ci accorgiamo che qualcuno l’ha violata, diffondiamo sempre attraverso i social moltissime informazioni personali e a volte anche molto intime: una contraddizione assurda della quale neanche ci rendiamo conto!

In definitiva, questo è un libro che consiglio vivamente agli appassionati di thriller e sconsiglio ai genitori, perché mette davvero molta ansia pensare che in giro ci potrebbero essere dei pazzi simili agli ideatori della Catena.

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