#ilthrillerdelvenerdi Recensione. L’inverno di Giona

Filippo Tapparelli

Mondadori editore

Pagine 190

Prezzo 17,00 €

Non ho ricordi di quando ero piccolo, non ne ho nemmeno uno. Eppure devo essere stato bambino anch’io, ma di quegli anni non mi è rimasto dentro niente. Mi ricordo di ieri, del giorno prima e di quello prima ancora. Ricordo le cose che faccio e come devo farle, ma non il momento in cui ho imparato le più importanti. Quando ho cominciato a camminare, o a parlare. Quando mi sono fatto male per la prima volta e non ho pianto. Vivo in un tempo fermo dove i ricordi non esistono, dove non esiste un prima.

Non so perché mi sia venuto da pensare ai ricordi proprio adesso. Forse perché la mente si distrae quando le mani sono impegnate a lavorare, e i pensieri saltano fuori da soli.

Oggi solo thriller sul mio blog!!

Questo è un libro che sembra qualcosa di completamente diverso da ciò che è in realtà! Una narrazione fantastica.

Trama

Giona ha 15 anni ed è un ragazzo molto sfortunato: vive in un piccolo paese sperduto tra le montagne con un nonno-padrone, Alvise, che lo sottopone a delle durissime lezioni di vita ed e’ anche la guida incontrastata del paese.

Dei suoi genitori non ricorda nulla, tranne il fatto che la madre era malata, sempre stanca e durante una gita in montagna si perse e non li rivide mai più.

Recensione

È uno dei libri migliori letti ultimamente. All’inizio tutto ci porta a compatire il povero Giona, vittima di un nonno crudele, che non sorride mai, che gli ripete in continuazione che si impara solo con il dolore, che tutto deve essere in ordine, che lui lo ha forgiato e lo ha reso migliore.

Ma poi qualcosa in questo scenario di sofferenza si incrina, cominciano ad aprirsi delle crepe nel racconto e a poco a poco la verità emerge e viene a galla in tutta la sua sconvolgente brutalità.

Giona sente delle voci che lo invitano a scappare dal nonno, a correre e a non guardarsi indietro, a non rimpiangere quel paese ostile dove è cresciuto e dove ha stretto amicizia solo con una bambina molto strana, Norina.

Il paese funziona così e lo capisci solo se ci sei nato o se sei stato chiamato ad abitarci. Non è un luogo crudele. Non vi albergano malvagità, felicità o qualsiasi altro sentimento. Il paese si comporta come i suoi abitanti: elimina tutto ciò che non è utile o necessario alla sua sopravvivenza.

[…] Norina parla, lo fa sempre nelle pause. Norina vive nelle pause, non nelle parole. Esiste negli spazi vuoti tra un respiro e l’altro. Si infila tra i pensieri, li lega e li slega cambiandogli nome, facendoli diventare qualcosa di diverso da quello che erano in origine. Lei cambia forma alle cose senza romperle, come fa con i cestini d’erba che si diverte a intrecciare nei prati torcendo i fili senza strapparli dal terreno. Forse è per questo che riesce a fare quelle cose con le mani, come poco fa.

Ma cosa nasconde Giona? E perché Alvise è così duro con lui? Quale lezione vuole impartirgli?

Tapparelli scrive un thriller psicologico claustrofobico nonostante molte delle scene si svolgano all’aperto, ma in una natura che fa paura, con boschi agghiaccianti e montagne che si spaccano. E poi si arriva al finale spiazzante.

Mi spieghi, dottore, perché è meglio vedere la realtà per quello che è?»

[…] La realtà è migliore della malattia, dottore? E cos’è la pazzia, se non aver guardato in faccia la realtà senza mentirsi? Non ci sono cose più fragili della verità. Per questo motivo va detta a bassa voce. Le parole la sporcano e la confondono, non sanno riportarla in modo fedele. La verità è fatta di silenzio. Un silenzio che riesce a rendere sordo il mondo, quando ciò che cela è troppo grande per essere compreso.

Cosa nasconde ognuno di noi nel profondo della sua anima? Cosa separa la pazzia dalla normalità? Cosa siamo disposti a sacrificare per arrivare alla verità?

È un libro che mette a nudo i meccanismi più contorti della psiche umana, i suoi tentativi di cancellare e rimuovere nel profondo quello che non vogliamo ricordare e cercare di riempire i vuoti con immagini false e fuorvianti.

La mente è la nostra peggior nemica o la nostra miglior alleata: sta a noi scegliere.

L’autore

Filippo Tapparelli (Verona, 1974) lavora in un’azienda veronese. In passato è stato istruttore di scherma, pilota di parapendio e artista di strada. Ha studiato letteratura inglese e russa all’università. Questo è il suo primo romanzo con il quale ha vinto il Premio Calvino 2018.

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