Recensione. GDL#gameofbooks. Il vecchio e il mare

Ernest Hemingway

Mondadori. I meridiani

Pagine 46

Prezzo 12,50 €

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

Il GDL #gameofbooks mi ha fatto rileggere un testo che avevo dimenticato.

Trama

Santiago è un vecchio pescatore cubano che, nonostante l’età e la fortuna che sembra averlo abbandonato, continua ad uscire in barca e a tentare la sorte. Unico suo amico è un ragazzo che lo aiuta nonostante l’opposizione della sua famiglia.

Recensione

Hemingway non è uno dei miei autori preferiti. Avevo già letto questo testo e anche altri suoi romanzi come Per chi suona la campana, ma non sono mai stata affascinata dal suo modo di scrivere.

È un periodare lento e articolato, un modo di raccontare essenziale e asciutto che però non mi ha mai colpito particolarmente.

Questo testo non fa eccezione, neppure dopo una rilettura a distanza di molti anni.

Ci sono frasi straordinarie e passi degni di nota.

Non sognava più tempeste, ne’ donne, ne’ grandi avvenimenti, ne’ grossi pesci, ne’ zuffe, ne’ gare di forza e neanche di sua moglie. Ora sognava soltanto luoghi e i leoni sulla spiaggia. Giocavano come gattini nel crepuscolo e gli piacevano come gli piaceva il ragazzo.

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamavano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni tra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di El mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perché non poteva evitarle. “La luna lo fa reagire come una donna” penso’.

Nonostante questi ed altri passi la storia non mi ha emozionato, non ha suscitato in me nessuna sensazione, non mi ha travolto., non mi ha fatto immaginare il mare solcato da Santiago, la fatica della pesca o la solitudine nella quale trascorre della sua vita.

L’autore

Ernest Hemingway, nasce a Oak Park, un sobborgo poco lontano da Chicago, il 21 luglio 1899. Grazie al padre, un medico che amava la vita all’aria aperta, viene introdotto fin dall’infanzia all’amore per la caccia e la pesca, che rimarranno le sue grandi passioni per tutta la vita è troveranno poi espressioni in alcuni dei suoi migliori racconti. Dopo il diploma viene assunto come cronista dal Kansas City Star, iniziando così una professione che non abbandonerà mai e che influenzerà profondamente la sua carriera di scrittore. Nel 1918 Hemingway si arruola come volontario nei servizi di autoambulanze e viene inviato sul fronte italiano. L’orrore della guerra in trincea lascerà un segno indelebile nello sviluppo della sua personalità e le esperienze di guerra costituiranno la base per Addio alle armi(1929), uno dei suoi romanzi più celebri. Rientrato negli USA, e festeggiato nella cittadina natale come un eroe, riprende l’attività di giornalista, e comincia a lavorare ad alcuni racconti, ma non riesce a riadattarsi.

Nel 1920 sbarca in Europa come corrispondente del Toronto Star; dopo essere partito alla volta della Spagna, nell’anno 1929, Hemingway torna negli USA stabilendosi in Florida.
Nel ’37 lavora come corrispondente di guerra a fianco degli americani e l’esperienza assumerà anche una sua forma narrativa nel famoso romanzo Per chi suona la campana, pubblicato nel 1940 e scritto a Cuba dove si è trasferito nel 1939. Nonostante i successi e la fama internazionale,scrivere gli resta sempre più difficile. Riesce a scrivere un ultimissimo racconto, la lotta del pescatore Santiago narrata ne Il vecchio e il mare(1952). Indebolito nel fisico è soggetto per lunghi periodi a una depressione nervosa che, nonostante le cure degli amici e della moglie, il 2 luglio del 1961, lo condurrà al suicidio.

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