Recensione. Cuore di Jagoda

Irene Catocci

Amazon Kindle Publishing

Pagine 306

Prezzo 10,40 €, eBook Formato Kindle 1,99 €

Trama

Aase è una bambina che cresce libera, cercando di sfuggire all’opprimente atmosfera che c’è in casa: una madre triste è spenta, un padre che preferisce passare le serate a bere con gli amici. Un giorno incontra Lhase, un ragazzino Rom che vive in un campo nomadi vicino. I due diventano inseparabili e pian piano tra di loro nasce un sentimento forte. Mentre Lhase porta Aase nel suo mondo e la fa conoscere alla sua famiglia, lei lo nasconde ai suoi genitori e ai suoi amici per paura di quello che potrebbero pensare e di come potrebbero reagire.

Recensione

Aase e Lhase sono il prodotto di due mondi che si scontrano: l’una rappresenta la società norvegese rispettabile e “normale”, l’altro il mondo rom di cui i gage’ diffidano, considerandoli sporchi e ladri. I due ragazzi però andranno oltre queste differenze e questi pregiudizi, infrangendo il perbenismo della società e le regole rigide della comunità nomade.

Il loro amore e’ più forte di tutto e forse i due si sono trovati perché entrambi emarginati, ognuno a suo modo: Aase a scuola viene derisa da tutti, così alta e pallida, sempre in disparte, da sola, Lhase viene allontanato per la sua appartenenza ad un mondo di cui tutti diffidano.

A scuola mi odiano, vorrebbe dirle. I suoi compagni la ignorano perché è gracile e troppo alta, con la pelle incredibilmente chiara, le vene bluastre visibili sui polsi e sul collo. Non è malata, ma nessuno vuole sedersi accanto a lei durante il pranzo e si allontanano appena la vedono arrivare. Ad Aase questo loro atteggiamento non interessa, non più. Quando era più piccola ne soffriva terribilmente, perciò si rifugiava nella natura, la sua unica amica. Ascoltava il canto del vento tra le fronde, con gli occhi chiusi e le labbra incurvate in un sorriso audace, e il bosco rispondeva sempre. Sempre. In quei momenti sentiva un brivido di beatitudine lungo la schiena, i sensi vibranti, le lacrime secche sulle guance. Questo, prima di conoscere Lhase e farlo entrare nella sua vita. Adesso, il ragazzo gitano e ribelle rappresenta la parte più importante di lei, quella vera, quella che racchiude l’istinto più puro.

Lhase non è mai triste, invece: lui ride alla vita e al miracolo che l’ha messo al mondo, urla la sua felicità alla montagna, alle piante, all’acque del lago di Floen, gelate anche in estate, ma per quello così suggestive. Lhase adora immergere i piedi in quel liquido cristallino, si sente vivo, le terminazioni nervose in movimento, le dita intorpidite. Gli è proibito andare così lontano dal campo da solo, ma lui è un guerriero e, con i suoi sandali usurati dal tanto camminare, può andare ovunque voglia. La terra vibra di suoni, come il suo cuore nomade. La libertà è sacra: vive nel nucleo della montagna, nel ghiacciaio che la sovrasta, nel cielo, e nella folta criniera di un cavallo. La libertà si ridesta ogni volta che suo padre suona il flauto per intrattenere i piccoli intorno al fuoco. La libertà è quello che fa del popolo rom quello che è.

Integrazione, multiculturalita’ sono tutte parole che sentiamo rimbalzare da una notizia all’altra ai telegiornali, sui quotidiani, ma sono solo parole vuote perchè gli episodi di razzismo e di intollereranza sono all’ordine del giorno, ovunque, nelle piccole e nelle grandi città. Chi è diverso viene visto come fonte di pericolo, non si va oltre le apparenze ma ci si ferma alla superficie, agli stereotipi, si giudica senza conoscere, si emettono sentenze senza sapere, senza approfondire, ci si sente minacciati per qualunque cosa.

Questo libro mi ha fatto riflettere molto sul rapporto che ci lega agli altri, sulla percezione che abbiamo di loro, sul concetto di normali e di differenza. Troppo spesso ci lasciamo andare a delle semplificazioni che non riescono a racchiudere la complessità della realtà  che ci circonda e siamo pronti ad erigere barriere e muri per proteggerci da fantomatici nemici, quando tendere una mano verso i nostri simili sarebbe il gesto più semplice e giusto da fare.

L’autrice

Irene Catocci vive in Maremma, circondata dalla natura, con il marito e le due figlie. Ama il caffè, cavalcare e parlare con il suo cane come se fosse un essere umano. Laureata in archeologia, adesso la scrittura è diventata la sua vita.

 

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