Recensione. Tredici canti (12+1)

Anna Marchitelli

Neri Pozza

Pagine 157

Prezzo 13,50

Torno a leggere un libro su un argomento che ho già affrontato qualche tempo fa, la malattia mentale e i manicomi.

Trama

Dall’introduzione

Il numero 13 rappresenta la morte, la trasformazione e la rinascita. Ed è ciò che accade, idealmente, ai 13 folli che si raccontano in questo libro. 13 autobiografie, che Anna Marchitelli ha composto riscrivendo le cartelle cliniche conservate nell’archivio dell’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, attivo a Napoli sin dai primi del Novecento. Dal noto matematico Renato Caccioppoli (protagonista dell’indimenticato film di Mario Martone “Morte di un matematico napoletano”) a Gennaro Abbatemaggio detto ‘o Cucchiariello, il primo pentito di camorra, la voce dei protagonisti emerge in questo libro come un canto che, nel quarantesimo anniversario della Legge Basaglia, ci restituisce alcune singolari esistenze dimenticate e recluse nell’istituzione manicomiale. «Ho preso un impegno con le donne e gli uomini reclusi in questo luogo: prestare loro la mia voce per sottrarli all’invisibilità in cui, ancor prima di morire, erano stati relegati».

Recensione

Ogni storia racchiude un piccolo mondo fatto di dolore e sofferenza, un mondo fatto di diversità e incomprensioni, di persone emarginate e cancellate.

Una delle storie che più mi ha colpito è quella di Michela Guarino, una donna che ha avuto molti aborti, che ad ogni minimo ritardo già si metteva a pensare alla culla, al sesso del bambino, al parto e alla gioia di avere il suo piccolo tra le braccia.

Noi donne con il sangue abbiamo un rapporto particolare, privilegiato, assoluti. Fin da ragazzine ci abituiamo, vecchie megere, a interrogare le macchie di sangue che almeno una volta al mese ci aspettano al varco fa le gambe.

[…] il nostro pensiero oscilla tra vita e morte, tra non vita e non morte, tra sangue e non sangue, tra madre e non madre. Su questo asse di polarità opposte noi trascorriamo un’intera vita. E non è riduttivo per noi, anzi. Ci muoviamo tra la vita e la morte con l’abilità delle gatte: in mezzo c’è tutto il cosmo.

Un’altra voce molto intensa è quella della profuga di guerra:

Prima del 1915 ero una donna di casa, sposata con un brav’uomo contadino, avevamo tre figli, due femmine e un maschio, crescevano tutti sani e, seppur nella miseria, lieti di essere al mondo.

[…] La guerra arrivò e stravolse l’ordine precostituito. […] Per un breve periodo riuscii a dimenarmi tra il ruolo di madre di figlie femmine, che cerca disperatamente cibo per sfamarle, e quello di moglie di un marito e madre di un figlio maschio, divenuti entrambi soldati […]

Per questo mi traferirono in manicomio. Non trovai il mio posto stabile e definitivo nella guerra.

Il caso più eclatante è forse quello del matematico Renato Caccioppoli, un paziente definito “neuropatico con tendenza all’eccentricità, alla melanconia e alla contraddizione”, un uomo a cui i riconoscimenti dei collegi e delle istituzioni non bastano, perché è oppresso dal peso dell’angoscia e della morte che si darà con un colpo di pistola.

La più assurda è quella del camorrista pentito che sceglie di vuotare il sacco perché aveva capito che come criminale non avrebbe fatto una grande carriera e ogni volta che le cose non andavano come aveva previsto, chiedeva di essere ricoverato in manicomio.

Alla fine dei conti non sono riuscito a farla franca, mi ha punito il più crudele dei tribunali: la vita.

Un viaggio nella mente, attraverso i suoi mostri e orrori, attraverso le paure e le angosce dell’uomo comune, in un percorso nell’anima malata, diversa ma in fondo diversa da cosa? Chi stabilisce i parametri in base ai quali giudicare ciò che è normale e ciò che non lo è?

Dei racconti in prima persona agghiaccianti e crudi, una narrazione asciutta ed essenziale che va dritta al cuore del lettore, lo spinge a riflettere, ad interrogarsi sulle persone che lo circondano, sugli altri e sui loro atteggiamenti e lo portano a non aver paura di ciò che è semplicemente diverso.

L’autrice

Anna Marchitelli è nata, vive e lavora a Napoli. Si è laureata in Lettere moderne e in Filologia Moderna all’Universita’ degli Studi di Napoli Federico II. Collabora con le pagine della cultura e dello spettacolo per il Corriere del Mezzogiorno. Dal 2010 al 2016 ha collaborato alle stesse pagine con Repubblica (edizione di Napoli). Nell’ottobre 2017 ha pubblicato la prima raccolta di poesie, Certe stanze, per Manni editore.

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