Recensione. GDL. Testimone silenziosa

Holly Seddon

Newton Compton editori

Pagine 380

Prezzo 9,90 €

Luglio è stato caratterizzato da molti GDL a cui ho partecipato, fra cui questo

Trama

Il caso Amy Stevenson fece scalpore nel 1995. La ragazza, all’epoca quindicenne, scomparve nel tragitto da scuola a casa e fu ritrovata, giorni dopo, mezza morta. La foto del suo viso angelico venne affissa a ogni angolo di strada, trasmessa per giorni e giorni da tutti i notiziari, ma nessun testimone si fece avanti e l’aggressore non fu mai identificato. Quindici anni dopo, Amy è ancora viva, in un letto d’ospedale, circondata da poster di celebrità degli anni ’90 e dimenticata ormai dal resto del mondo. Finché nella sua stanza non entra la giornalista Alex Dale, impegnata in un’inchiesta sulle condizioni dei pazienti in stato vegetativo. Alex e Amy sono cresciute nella stessa periferia, hanno ascoltato la stessa musica, flirtato con gli stessi ragazzi… Alex non può fare a meno di sentirsi coinvolta e, nella speranza di poter finalmente emergere dall’inferno personale in cui è piombata da qualche tempo, inizia a indagare su quel caso mai risolto. Ma scavare nel passato potrebbe rivelarsi più pericoloso del previsto, soprattutto quando non è più possibile tornare indietro…

Recensione

Ho trovato molto interessante la protagonista Alex, una donna che ha perso tutto, lavoro e famiglia e sta cercando di ridare un senso alla sua esistenza, di rimanere sobria il più possibile e di trovare la soluzione del caso di Amy Stevenson.

Un tempo era stata una testolina brillante, una giornalista acclamata,una “voce per la sua generazione”. Aveva fuoco e ambizione e idee… Ora, la maggior parte delle volte, si sentiva arida. Il suo momento era passato e l’aveva sprecato.

[…]

L’istinto di Alex era sempre stato il suo dono più grande. La capacità di essere controintuitiva, di seguire un vago sospetto nella direzione apparentemente sbagliata e creare una nuova interpretazione dei fatti. Aveva perso da tempo quella capacità. Non si fidava più dei propri ferri del mestiere ormai arrugginiti e si paralizzava spesso, mettendosi in dubbio e facendo marcia indietro.

La sua percezione della realtà è spesso compromessa, ma con grandissima forza di volontà e l’aiuto dell’ex marito poliziotto riesce a risolvere il mistero di questa ragazza in coma da tantissimo tempo.

L’idea di avere una pista la rende euforica, perché così può dare prova delle sue capacità di mantenere l’attenzione sull’obiettivo, di portare a termine un compito e raggiungere un traguardo.

L’altra grande protagonista è proprio Amy che in alcuni capitoli fa sentire la sua voce, o meglio i suoi pensieri. È una ragazzina sveglia, con un amore da adolescente e un grande segreto che le costerà caro.

Amy Stevenson aveva un segreto. Un segreto che le faceva sussultare lo stomaco e battere forte il cuore. Nessuna delle sue amiche ne era a conoscenza, né tantomeno Jake. Lui non doveva scoprirlo. Neppure la madre di Jake, con i suoi sguardi riprovevoli, l’avrebbe mai indovinato.

Il segreto di Amy era più grande di lei. Era, nel modo più assoluto e categorico, un uomo. Aveva le spalle più ampie di quelle di Jake, la voce più profonda, e quando faceva commenti volgari, uscivano da una bocca che si era guadagnata il diritto di pronunciarli. Era alto e camminava con passo sicuro, mai frettoloso.

Il suo segreto si metteva il dopobarba, non un banale deodorante, e si spostava in auto, non in bici. Al posto dei capelli rossicci a tendina di Jake, li aveva neri e folti. Un taglio da uomo. Sotto le camicie, Amy aveva intravisto i peli scuri nell’avvallamento al centro del petto. Il suo segreto proiettava un’ombra alta e tenebrosa.

Quando Amy pensava a lui, le si elettrizzavano i nervi e le si riempiva la testa di un sibilo così intenso da annullarle i sensi.

I suoi pensieri quando si trova in coma sono inquietanti, si sente protetta e al caldo ma è come se fosse sott’acqua e non riuscisse a risalire in superficie.

La storia si sviluppa in modo lineare senza grossi colpi di scena, con un linguaggio precisi e articolato, tanto che ad un certo punto è facile intuire chi è il misterioso amante di Amy.

Ma quello che più mi ha colpito è la situazione della ragazza in coma da 15 anni e il lavoro che stanno facendo su di lei e su altri pazienti i dottori del reparto in cui è ricoverata. Questi hanno la capacità di pensare e cercano di proiettare i loro pensieri. Siccome non riescono a comunicarli direttamente, attraverso le risonanze magnetiche si osserva il cervello dei pazienti in stato di riposo e si controlla quali zone si accendono.

Come si sente un paziente in stato vegetativo? Percepisce la presenza delle persone attorno a se’? Soffre perché non può comunicare? C’è un modo per comunicare con lui? Ha senso chiamare vita una situazione del genere?

Sono tutti interrogativi che ci fanno riflettere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...