Recensione. È ora di riaccendere le stelle

Virginie Grimaldi

Fabbri editore

Pagine 330

Prezzo 18,00 €

«Mamma, tu lo conosci Apollinaire?»

[…]

«Lo conosco un po’, l’ho studiato a scuola» rispondo sedendomi accanto a lei.

. «Vero che era cieco?» «Perché?»

Mi spinge il libro sotto gli occhi e indica un verso. «Dice: “È ora di riaccendere le stelle”, ma sono già accese! Deve cambiare oculista.»

Chloé sospira. «Non parla mica delle stelle che sono nel cielo.»

Lily la fissa con gli occhi sgranati. «Ah, perché ce ne sono anche da un’altra parte, secondo te? Siete davvero strani voi grandi.»

Per tutta la nostra vita noi giudichiamo quel che ci succede, ci rallegriamo, ci lamentiamo. Eppure non sapremo fino all’ultimo minuto se era il caso di rallegrarsi o di lamentarsi. Niente è fisso, tutto evolve. Non essere triste oggi: quel che ti succede potrebbe essere una gran fortuna.

La Fabbri editore mi ha proposto queso libro che ho letto con grande piacere.

Trama

Anna è una madre single che arriva a fine mese con molte difficoltà fino a quando non viene licenziata e tutto precipita. Con le sue figlie Chloe’ e Lily decide di partire per un viaggio verso Capo Nord per ritrovare se stessa e la sua famiglia.

Recensione

Questa libro on the road tratta dei temi molto importanti: innanzitutto la situazione di una madre sola che cresce le due figlie con molta difficoltà, tra orari impossibili e bollette da pagare; il bullismo che è sempre più diffuso nelle scuole; il dolore di crescere e di stabilire un rapporto equilibrato con l’altro sesso; la ricerca dell’equilibrio e della felicità.

È un libro a tre voci che mi ha coinvolto molto, innanzitutto per la figura di Anna, una figura forte nonostante tutto, nonostante il rapporto con l’ex marito, la perdita del lavoro, la mancanza di tempo per stare con le figlie, i creditori che la perseguitano. Quando tutto sembra crollare lei trova una soluzione e rimette in piedi la sua vita, magari tra una battuta e l’altra tra il suo cervello razionale e quello irrazionale. È una persona che ha avuto il coraggio di uscire dalla sua confort zone e di buttarsi in un’avventura che l’ha salvata.

Io non sono un’avventuriera. Non mi piacciono le sorprese, ho bisogno di anticipare, di organizzare, di prevedere. L’ignoto mi angoscia, devo avere le cose sotto controllo. Nel tempo, mi sono rinchiusa in una bolla rassicurante: stessi luoghi, stesse persone, stessi tragitti. Rifiuto sistematicamente tutto ciò che si trova al di fuori di quel perimetro.

La figlia maggiore Chloe’ scrive un blog e da questo traspare il suo essere un concentrato di sentimenti, una ragazzina che da’ più di quel che riceve, sensibile, dolce, forte quando serve, una spugna che assorbe tutto ciò che la circonda, un groviglio di emozioni che vengono spesso fuori attraverso le lacrime. Lei cerca le farfalle nel stomaco, cerca il grande amore ma non sa come trovarlo.

Poi dopo hanno diagnosticato anche che ero «ad alto potenziale», e l’ipersensibilità spesso è associata. Ho passato ore e ore a leggere descrizioni e testimonianze su Internet. Io corrispondevo a tutti i criteri. Tutto quello che sento è amplificato. Sono un gorgo di emozioni, un vortice di sentimenti. Piango spesso. Di tristezza, di gioia, di rabbia. Mi dimentico di me per gli altri. Sono talmente in empatia, capisco gli altri così bene, che alla fine mi influenzano. Non riesco ad avere un parere netto, per esempio. A me non piace, ma pazienza, visto che agli altri piaccio così. Mi giudico sempre, con severità. Il mio cervello non è mai a riposo, la mia fantasia è una macchina da guerra. Quando guardo un film mi chiedo cosa stanno facendo gli attori in quel momento, quando uso un oggetto mi immagino che vita fa chi lo ha fabbricato… sempre così. Sono costantemente in allerta.

Lily invece scrive un diario in cui annota le sue difficoltà a scuola ma anche e soprattutto i suoi segreti recenti e più vecchi, fa il resoconto del suo viaggio verso Capo Nord e si stupisce delle stranezze dei grandi, della sorella che non sa di essere importante per lei, della mamma e delle sue qualità.

La frase che più mi ha colpito e’ una riflessione di Anna sul tempo che passa e sulla maternità.

Ho l’impressione che siamo tutti a bordo di un autobus che avanza inesorabile verso un’unica direzione. Su di esso ci incrociamo, ci perdiamo di vista, a volte ci facciamo compagnia. Qualcuno scende prima del termine. Non si può frenarlo, nemmeno fermarlo per qualche momento, solo fare in modo di starci il meglio possibile. Quando sono salita a bordo, trentasette anni fa, condividevo il sedile con due persone: i miei genitori. Poi mia madre è scesa e io ho continuato, con mio padre e la nonna sempre nei paraggi. Mathias si è seduto accanto a me e mi ci sono aggrappata. E poi, Chloé. E poi, Lily. Da allora il viaggio ha un senso. Nonostante gli scossoni, le buche, gli incidenti, mi ci sento bene su questo autobus. So perché ci sono. Ma già intravvedo il bivio. Si avvicina sempre più in fretta. Chloé cambierà sedile, e poi un giorno anche Lily. Sarò felice per loro, ma piangerò per me. Il paesaggio perderà splendore, il sedile si farà più scomodo. Il viaggio sarà meno interessante. Osserverò la mia vita sfilare fuori dal finestrino. Non pretendo di essere una buona madre: le mie figlie non stanno bene, ho fatto degli errori. A ogni decisione che ho preso, a ogni reazione che ne è seguita mi sono chiesta se avevo fatto la scelta giusta. Ogni azione, anche la più insignificante in apparenza, ha delle ripercussioni. I genitori sono dei funamboli: camminiamo su un filo in bilico tra il troppo e il non abbastanza, con un pacco molto fragile tra le mani. Bisogna essere attenti, ma non far credere a nostro figlio che è il centro del mondo; bisogna fargli piacere senza viziarlo; farlo mangiare in modo equilibrato ma senza essere troppo rigidi; dargli fiducia, ma facendo in modo che resti umile; insegnargli a essere gentile, ma a non farsi mettere i piedi in testa; bisogna spiegargli le cose, ma non giustificarsi; bisogna far sì che si dia da fare, ma anche si riposi; che impari ad amare gli animali, ma anche a diffidarne; bisogna giocare con lui, ma anche lasciare che sperimenti la noia; insegnargli l’autonomia pur restando presenti; essere tolleranti ma non lassisti; decisi ma non bruschi; chiedere il suo parere, ma non lasciare che decida su tutto; dirgli la verità senza intaccare la sua innocenza; amarlo senza soffocarlo; proteggerlo ma non rinchiuderlo; tenergli la mano e al tempo stesso lasciare che si allontani.

È dura accettare di staccarsi dai propri figli ma dobbiamo sapere che non li abbiamo messi al mondo perché vivano la nostra vita, dobbiamo star loro vicini ma a debita distanza ed essere felici della loro felicità.

Una lettura molto dolce, con uno stile fluido e scorrevole: un libro che consiglio davvero di leggere.

L’autrice

VIRGINIE GRIMALDI, romanziera e blogger, è cresciuta vicino a Bordeaux e ha sempre desiderato scrivere. Con i suoi primi tre libri, tutti bestseller, ha raggiunto le vette delle classifiche, risultando tra i dieci autori più letti in Francia nel 2018. È ora di riaccendere le stelle è il suo quarto romanzo e, con oltre 200.000 copie vendute solo in patria, ha superato ampiamente il successo dei precedenti.

Un pensiero riguardo “Recensione. È ora di riaccendere le stelle

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...