Recensione. Ricordati di me

Emanuele Bosso

GM Press

Pagine 214

Prezzo 15,00 €

Un amore finito, una vita spezzata, la speranza di ricominciare in un luogo tranquillo: questi gli ingredienti del libro di cui vi parlerò oggi, che mi è stato gentilmente offerto dall’editore GM Press.

Trama

Che cosa si fa quando un matrimonio naufraga? Quando non c’è più niente da fare perché il dolore e l’amarezza hanno creato un muro insormontabile? Quando la vita perde senso?

Si stacca da tutto e da tutti e si parte per un paesino tranquillo, Rocca San Felice, tra persone semplici, con ritmi più tranquilli e si ricomincia da capo.

È quello che succede a Gabriele, il protagonista del romanzo di Bosso, un uomo che ha perso tutto e ha deciso di ripartire da se stesso. Nel piccolo paesino troverà nuovi amici e un bambino a cui si affezionerà particolarmente.

Recensione

Sono molti i temi trattati nel libro, ma in particolare vorrei soffermarmi su due aspetti.

Il primo è il matrimonio, un vincolo che tende a spezzarsi molto spesso nella nostra società, dove la pazienza è un bene rarissimo e l’incomunicabilità fa il resto. Quanto è facile innamorarsi ma quanto è complicato mantenere quell’amore, alimentarlo, prendersene cura, farlo crescere giorno dopo giorno. Più facile stendersi e buttare via tutto alla prima difficoltà.

Il secondo argomento trattato nel testo è la paternità o comunque il rapporto genitori-figli. C’è chi darebbe qualunque cosa pur di avere dei figli e chi non è “predisposto” a quest’esperienza. Ci sono legami che vengono rinsaldati dall’arrivo di un figlio e altri che finiscono. Ci sono genitori presenti sempre e comunque, a volte anche troppo, e altri che non sanno assumersi le proprie responsabilità.

Gabriele è uno che ha lottato per tenere in piedi il suo matrimonio e che desiderava essere padre sopra ogni cosa.

Il mio matrimonio, la mia vita e ogni sua dipendenza, sono stati condizionati e poi distrutti da un’assenza. Una mancanza. Molto spesso, soprattutto quando sono solo, mi capita di pensare alla vita che avevo e alcune volte mi chiedo se ho fatto davvero tutto il possibile per salvare ciò che ritenevo importante. Le domande e i dubbi si sono poggiate sulla mia vita. Mi tormentano l’anima. Mi nascondono il futuro. Riuscirò mai a trovare la pace? Riuscirò a ricostruirmi una vita? Potrò mai avere un figlio? Sono tre domande alle quali non ho trovato risposte. Ho preferito tenermi dentro le paure. Le ho raccolte e confinate in un angolo, nascondendole soprattutto a me stesso. La notte, appena prima di dormire, spuntano fuori come funghi velenosi. Provo a scacciarle ma è praticamente impossibile.

È un uomo che trova la forza di ricominciare da zero, anche se il suo passato torna a cercarlo, che si apre a nuove amicizie, ad una vita diversa, meno frenetica ma forse per questo più vera e genuina.

Mi ha colpito molto un passo sulla felicità:

«Credo che la felicità sia qualcosa di incredibilmente piccolo. Qualcosa che somigli molto alla fame» «Alla fame?» chiese Silvia. «Sì. Hai presente quando non hai mangiato e cominci ad avvertire una strana sensazione allo stomaco? Ecco, credo che la felicità sia qualcosa di simile. Non è concreta, non puoi controllarla, non puoi toccarla però puoi sentirla; con la sola differenza che la fame la senti nello stomaco, la felicità, invece, ti scoppia nel cuore» «Quindi tu credi che sia una semplice sensazione?» «Sì» risposi convinto. «E tu cosa vorresti sentire?» «Mi piacerebbe tornare a casa e sentirne il calore. Sentire che sono nel posto giusto e in pace con me stesso, leggero. Credo che la felicità sia leggerezza»

Felicità come leggerezza, come sensazione di benessere, di trovarsi nel posto giusto, di essere a proprio agio. Purtroppo non ce ne rendiamo conto finché non la perdiamo e cominciamo a rincorrerla disperatamente.

Una lettura molto intensa, soprattutto insolita perché vede la fine di un amore e di un matrimonio dalla parte maschile, mentre in genere si raccontano storie di donne sofferenti e distrutte.

L’autore

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