Recensione. Narcos. L’artiglio del giaguaro

Jeff Mariotte

La Corte editore

Pagine 364

Prezzo 18,90 €

Non ho visto la serie tv ma ho voluto leggere questo libro, basato sulla serie, che mi è stato fornito dalla casa editrice La Corte Editore, che ringrazio.

Trama

José Aguilar Gonzales è un poliziotto di Medellín, è sposato con una cameriera, hanno dei sogni, dei progetti, è un idealista che si è arruolato convinto di poter fare la differenza, di essere dalla parte della giustizia, di mettere la sua vita al servizio della legge. Ma fin dal primo giorno scopre che la realtà in Colombia è molto diversa da quella che lui credeva, a partire dal compagno con cui lavora, Montoya.

Lui avrebbe voluto fare la differenza. Arrestare criminali e rendere le strade di Medellín un luogo sicuro per la gente per bene.

Poteva ancora farlo, suppose. Ma avrebbe dovuto cominciare col denunciare il suo eroe, Alberto Montoya. Mentre osservava gli altri poliziotti che sciamavano fuori dalle auto di servizio, riversandosi sulla scena, Aguilar si chiese se avrebbe avuto il coraggio di farlo.

Così entra al servizio di Pablo Escobar, El Patron, che ha tra le sue attività la vendita di cocaina ma anche di sigarette e alcolici, marijuana, di biglietti falsi della lotteria e rapimenti.

Aveva sentito molte storie su Escobar. Quell’uomo era un criminale spietato con le mani sporche del sangue di decine di persone. Al tempo stesso, però, Aguilar aveva sentito dire che condivideva la sua ricchezza con i poveri. Un uomo che faceva una cosa del genere non poteva essere completamente marcio, no?

Recensione

In Colombia tutto si riduce alla differenza tra plata o plomo, argento o piombo, chi prova a vivere fuori da questi due parametri vivere fatto fuori, letteralmente. Escobar e gli altri signori della droga vivono al di sopra della legge, impuniti e intoccabili, venerati come dei dal popolo soprattutto El Patron, perché viene visto come un uomo che lavora per il bene del Paese. Mentre la funzione fondamentale della polizia è quella di mantenere le cose così come sono e protegge gli interessi finanziari degli oligarchi, Pablo vuole proteggere la gente.

I signori della droga vampirizzavano enormi fortune dai mercati stranieri, principalmente gli Stati Uniti. Spendevano parte dei profitti per i loro impiegati – servitori, sicarios, fonti, funzionari governativi, giudici, poliziotti e avvocati – e parte per l’acquisto di beni – aeroplani, barche e macchine, armi e munizioni, case, mobili, opere d’arte, LaserDisc, vestiti. Altri soldi ancora venivano usati per il loro diletto, finendo nelle casse dei locali e dei ristoranti che frequentavano, dei musicisti, dei fiorai, dei decoratori e dei fornitori per le lussuose feste di cui aveva sentito parlare Aguilar. Tutta quella gente guadagnava in modo indiretto dal commercio di cocaina, spendendo a loro volta in generi alimentari, macchine, bollette e tasse scolastiche. I soldi della droga permeavano la società da cima a fondo. Si chiese se esistesse un singolo peso, in Colombia, che non fosse sporco di residui di cocaina, perlomeno metaforicamente.

Il narcotrafficante è il grande protagonista del romanzo, visto attraverso gli occhi del Giaguaro. Escobar ne esce come un uomo che tiene molto alla famiglia, che ama profondamente la moglie ma la tradisce tranquillamente, che ha una visione del bene del paese tutta sua, che lavora perché tutti i poveri in Colombia abbiano le stesse possibilità dei ricchi.

L’altro protagonista è il Giaguaro, un sognatore che vede andare in frantumi i suoi ideali, che scende a patti con la realtà e ne paga un prezzo altissimo, un uomo che sacrifica tutto a El Patron e quasi lo ammira per la sua abnegazione e per quello che fa per la Colombia.

In Colombia, i giaguari parlavano. Un uomo povero poteva diventare un miliardario e costruirsi una reggia piena di dinosauri, ippopotami e rari uccelli africani.

In Colombia, un uomo poteva essere ucciso eppure continuare a vivere.

In Colombia, la verità della magia non poteva essere messa a tacere. I letterati parlavano di “realismo magico” ma la magia era reale. Reale quanto le pallottole.

Luis Roberts se ne stava seduto al bancone, circondato da americani che non avrebbero mai creduto a cose del genere.

Ma non sarebbe mai potuto essere un americano come loro. La Colombia non ti lasciava andare tanto facilmente. La Colombia non ti lasciava andare e basta. Potevi andar via dalla Colombia ma la Colombia non andava via da te.

Un libro molto intenso, scritto con un realismo diretto e coinvolgente, un ritratto della Colombia di Escobar duro ma forse neanche troppo corrispondente alla realtà, dal momento che in concomitanza con l’uscita della seconda stagione della serie tv il figlio di Escobar ha rivelato dei retroscena della vita del padre molto più crudeli di quanto raccontato nella fiction.

L’autore

JEFF MARIOTTE è autore pluripremiato di più di settanta romanzi, tra cui i thriller Empty Rooms e The Devil’s Bait, i thriller sovrannaturali Season of the Wolf, Missing White Girl, River Runs Red e Cold Black Hearts, l’horror The Slab e la quadrilogia horror per ragazzi Dark Vengeance. Tra i suoi molti romanzi ambientati in universi di finzione preesistenti, si annoverano NCIS: Los Angeles: Bolthole e NCIS: New Orleans: Crossroads. A quattro mani con sua moglie, l’autrice Marsheila Rockwell, ha scritto il thriller horror fantascientifico 7 SYKOS e numerose altre storie brevi. Scrive anche fumetti, tra cui la serie horror/western di lungo corso Desperadoes e le graphic novel Zombie Cop e Fade to Black. Ha lavorato praticamente in ogni settore del mondo dell’editoria, inclusi i reparti vendite, marketing, editing e diritti. Vive in Arizona, in una casa piena di libri, quadri, musica, giocattoli e amore.

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