Recensione. Dove la storia finisce

Alessandro Piperno

Mondolibri

Pagine 277

Ho scelto questo libro per ciò che c’era scritto sul risvolto di copertina e anche per le copertina stessa.

Trama

È un romanzo corale narrato attraverso il punto di vista dei vari protagonisti: Matteo Zevi, poligamo impenitente tornato a Roma dopo una latitanza di 15 anni a Los Angeles a causa di problemi finanziari, i suoi figli avuti da due donne diverse, Martina, tormentata da una passione travolgente, Giorgio, tutto preso dai suoi affari, la moglie italiana Federica che non ha mai voluto divorziare, Sara la moglie di Giorgio, che cerca di appianare le divergenze tra il marito e il padre.

Recensione

Su tutti spicca senza dubbio Matteo, un dongiovanni impenitente e incallito, che lascia dietro di se’ una scia di donne che lo bramano, lo cercano, lo odiano e anche i figli hanno con lui un rapporto tormentato.

E dire che a lui non era mai dispiaciuto essere Matteo Zevi. Nessuno dei tanti errori ammonticchiati in mezzo secolo e passa di vita lo aveva indotto a valutarsi con l’asprezza con cui erano soliti valutarlo gli altri. Non erano sempre stati gli altri il problema?

A cominciare dagli alleati più docili: Giorgio, avuto dalla prima moglie; Martina, il regalino della seconda. Figli di madri diverse e padre inaffidabile, accolti (almeno da Matteo) come danni biologici collaterali, si erano rivelati, non solo da un punto di vista affettivo, investimenti proficui. Peccato che da qualche tempo la loro complicità avesse trovato nuova linfa in una specie di comune avversione nei suoi confronti: Giorgio non rispondeva alle sue chiamate da almeno sei mesi; Martina si degnava di rado, svogliatamente, e comunque non richiamava mai.

[…] In effetti, nessun rivolgimento planetario avvenuto nell’ultimo quindicennio gli attorcigliava le viscere come il nuovo contegno dei suoi ragazzi, i soli individui al mondo che, pur avendone i titoli, mai avevano osato giudicarlo; i soli che lo avessero amato per ciò che era senza preoccuparsi di ciò che avrebbe potuto e dovuto essere: d’un tratto gli volgevano le spalle.

Ha un’idea molto particolare dell’amore e del rapporto con le donne: Matteo è convinto del fatto che per le donne la convivenza con l’altro sesso sia una necessità, mentre per gli uomini è un dramma e se proprio le donne non possono essere capite, almeno bisogna assecondarle.

Federica, la moglie italiana, è in crisi per il ritorno di Matteo, si sente inadeguata, svilita, ma non molla, anche se si rende perfettamente conto che tutto quello che aveva cercato di tenere unito e che amava, aveva finito per disgregarsi. Anzi, da’ all’uomo che l’aveva resa infelice un’altra opportunità per ferirla di nuovo. È una donna dai sentimenti delicati, che si fa scivolare addosso ogni prepotenza e ingiustizia e che cerca sempre di appianare le divergenze.

Ho trovato molto interessante il passo sulle letture di Federica.

Era stato allora che Federica aveva preso a rileggere i suoi romanzi preferiti. Brulicanti di attivisti in marsina, orfanelli scapestrati, adultere in balia di avventurieri, quei libroni erano la porta d’accesso a un mondo remoto e implausibile in cui i cavalli non la smettevano di nitrire e i piroscafi di sputare fumo. C’era sempre un boudoir parigino in cui ordire trame, le viuzze di Londra erano più adatte agli inseguimenti.

Quando le regalavano opere contemporanee era scrupolosa nel portarle a termine, ma senza alcun ardore. Proprio non le andavano a genio. Il turpiloquio, i detective solitari, i bambini scomparsi e ritrovati (di solito meticolosamente squartati) non facevano per lei. Se c’era da commentare le primizie editoriali sulla bocca di tutti, era in grado di esprimere cauti entusiasmi o perplessità circostanziate. Ma niente era paragonabile ai Dickens, ai Tolstoj, ai Flaubert che ogni settembre strappava alla polvere degli scaffali per colmare la voragine dentro di se’ buia e incomprensibile.

È un libro scritto in modo piano e chiaro, che l’alternanza dei punti di vista dei personaggi rende molto interessante.

Le vicende dei vari personaggi sono portate avanti con grande fluidità e si intersecano fino all’epilogo finale che spiazza e che mette fine a certe storie e segna un nuovo inizio per altre.

Conoscevo già l’autore per aver letto Inseparabili e questo libro mi ha fatto venire voglia di recuperare gli altri testi.

L’autore

Di origini ebraiche da parte di padre, si è laureato in letteratura francese  presso l’Universita di Tor Vergata , dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dall’ottobre 2008. Nel 2000 ha pubblicato il saggio critico “Proust antiebreo” sulla figura di Marcel Proust.

Nel 2005 ha pubblicato il suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni , con quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi, e con quale vince il premio Viareggio e il premio Campiello opera prima. Il romanzo narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel.

Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione, prima parte di un dittico intitolato Il fuoco amico dei ricordi; la seconda parte, Inseparabili, è stata pubblicata nel 2012.

È il vincitore del Premio Strega 2012 con Inseparabili.

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