#giovedì con i classici. L’Allegria

Giuseppe Ungaretti

Arnoldo Mondadori editore

Collana I Meridiani

Pagine 97

Prezzo 12,90 €

Mattina

M’illumino

D’immenso

Eccoci al consueto appuntamento del #giovediconiclassici per il quale ho pensato di proporre una delle più note raccolte di Ungaretti, L’Allegria.

Ungaretti pubblicò nel 1919 una prima raccolta, Allegria di Naufragi che poi modifico’ e pubblico’ nel 1931 con il nuovo titolo L’Allegria.

La maggior parte dei componimenti è stata scritta durante la Prima guerra mondiale e il tema principale è proprio l’inutilità della guerra, l’attaccamento alla vita, il sentimento di solidarietà e fratellanza che unisce l’uomo ai propri simili.

Per ogni poesia abbiamo l’indicazione del luogo, giorno, mese e anno di composizione e una serie di versi molto brevi, a volte costituiti da una sola parola che spicca nuda e chiara al centro della riga, per trasmettere in modo più perentorio e deciso un messaggio al lettore.

Le parole sono selezionate in modo accurato, sono poche ed essenziali, depurate da aggettivi ed altri orpelli, ridotte al minimo, altamente evocative, portatrici di quell’intimo segreto che sta nell’animo del poeta. Le pause sono scandite da gli a capo, dagli spazi vuoti tra una strofa e l’altra, nessun segno di punteggiatura ad indicare di fermarci.

Il processo di elaborazione della poesia per Ungaretti è una specie di rito sacro che il poeta spiega ne Il porto sepolto.

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

Questo è un luogo dove il poeta si immerge faticosamente, con altrettanta fatica torna in superficie e diffonde i suoi versi a chi li vuole ascoltare. Di tutto l’ineffabile e immenso segreto celato nella parte più profonda e nascosta dell’anima, il poeta riesce a cogliere solo una parte infinitamente piccola.

Allegria di naufragi

E subito riprende

Il viaggio

Come

Dopo il naufragio

Un superstite

Lupo di mare

La meno nota poesia Allegra di naufragi indica invece la necessità di proseguire il cammino della vita, seppur faticoso e tremendo, perché non ci si può fermare, non ci si può arrendere di fronte a niente, si cade ma ci si rialza, si perde magari tutto come un naufrago ma il cammino prosegue.

Soldati

Si sta come 

d’autunno

sugli alberi

le foglie

Una delle poesie più note è forse Soldati che in soli 4 versi racchiude il senso di precarietà della vita dei soldati al fronte, ma anche di quella di ognuno di noi. La nostra esistenza è appesa ad un filo molto esile e Ungaretti la paragona alle foglie autunnali che per il minimo soffio di vento possono essere spazzate via: una similitudine semplice ma efficacissima, che ci fa riflettere sul fatto che possiamo sparire da un momento all’altro e quindi dobbiamo apprezzare tutto quello che abbiamo.

La poesia che più ho amato è una poco nota, I fiumi.

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla

Di tenebre

Ungaretti, in un momento di tregua dei combattimenti, si immerge nel fiume Isonzo, questo bagno purificatore lo riconcilia con il resto dell’universo di cui sente di essere una “docile fibra” e gli fa ricordare gli altri fiumi della sua vita: il Serchio, il fiume che bagna la terra da cui venivano i suoi genitori, il Nilo presso cui ha trascorso la sua infanzia, la Senna che scorre a Parigi dove aveva studiato. Ogni fiume corrisponde ad una fase della sua vita, dalle sue origini al presente, un presente di morte che si chiude con l’immagine di una corolla di tenebre, un fiore che si apre alla morte sempre incombente.

Una raccolta piena di malinconia e tristezza ma anche di speranza e coraggio, caratterizzata da un linguaggio altamente innovativo e da strutture metriche che saranno da esempio e modello per i poeti ermetici.

L’autore

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori italiani provenienti dal circondario di Lucca. Quando ha due anni suo padre muore per un infortunio sul lavoro durante gli scavi del canale di Suez.

Nel 1912 parte per Parigi dove studia al College de France e alla Sorbona e conosce Picasso, Braque, Leger, De Chirico, Modigliani, Papini, Soffici e Palazzeschi. Allo scoppio della guerra si trasferisce a Milano e si arruola come soldato semplice. Nel 1916 esce il suo volume Il porto sepolto che viene ampliato e pubblicato tre anni dopo con il titolo di Allegria di naufragi.

Collabora con diverse riviste letterarie e quotidiani come Il Popolo d’Italia.

Nel 1033 pubblica la seconda raccolta Sentimento del tempo.

Nel 1936 diviene professore di Lingua e letteratura italiana all’università di San Paolo del Brasile e poco dopo perde il fratello e il figlio Antonietto.

Rientrato nel 1942 in Italia, Mondadori inizia a pubblicare le sue opere con il titolo Vita d’un uomo.

Nel 1947 esce Il dolore.

Muore il 2 giugno 1970.

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